Governo M5s-Pd, Zingaretti chiamato al "doppio sì": decisione soltanto al fotofinish

Ancora tutto in alto mare nelle trattative per un nuovo governo. Dovrebbe essere Zingaretti a fare due concessioni per sbloccarle, accettando Conte di nuovo premier e Di Maio in un ministero chiave, forse il Viminale. Oggi e domani nuove consultazioni, si tratta a oltranza

Zingaretti entra a Palazzo Chigi per incontrare Di Maio - ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Strada in salita, tutto in alto mare. Dopo quattro ore di vertice a palazzo Chigi tra le delegazioni di M5S e Pd restano tanti (troppi?) nodi da sciogliere. Il nuovo governo, a poche ore dall'inizio delle consultazioni al Quirinale, non sembra così vicino. Al tavolo per il Movimento 5 stelle Giuseppe Conte e Luigi Di Maio; per i dem il segretario Nicola Zingaretti e il vice Andrea Orlando. Fonti dem riferiscono che la strada è ancora in salita su programma e contenuti ed emergono differenze sulla manovra economica: "Siamo al lavoro ma c'è ancora molto da fare su contenuti e programma".

Governo Pd-M5s, la trattativa è più difficile del previsto

Diverso il commento che arriva da fonti M5s; i pentastellati precisano che "il Pd oggi non ci ha mai parlato di programmi o di manovra, bensì solo di ministeri". Inoltre, "dopo 4 ore di incontro il Pd non ha ancora chiarito la sua posizione su Conte. È un momento delicato e chiediamo responsabilità, ma la pazienza ha un limite. L'Italia non può aspettare. Servono certezze". "Aspettiamo la posizione ufficiale del Pd sul Conte bis. Non c'è chiarezza finora. I dem lo dicano chiaramente, Conte merita rispetto" sottolineano fonti qualificate pentastellate. Un colloquio più difficile del previsto, quindi. Un sì netto dei dem a Conte farebbe cambiare marcia alla crisi di governo, lasciando intravedere la soluzione. Ma il via libera non c'è.

Annullato il vertice Pd-M5s

Se ci sarà un governo Pd-M5s, sarà con una decisione al fotofinish. D'altra parte c'erano voluti 89 giorni dopo il voto del 4 marzo 2018 per arrivare alla quadra del governo Lega-M5s. Ora appare complesso limare le asperità in pochissimi giorni.

Le delegazioni di M5S e Pd si sarebbe dovute incontrare di nuovo in mattinata, alle 11, ma il vertice è stato annullato. Il M5s chiede nuovamente al Pd una risposta chiara sul nome di Giuseppe Conte. La riunione tra Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Nicola Zingaretti con Andrea Orlando "è stata annullata" si apprende da fonti del Pd, che citano una telefonata giunta da palazzo Chigi in tal senso. Da fonti parlamentari dem, tuttavia, viene evidenziato che l'appuntamento potrebbe essere in stand-by, tenuto conto della Direzione del partito previsto per oggi.

Nuovo governo, è ancora tutto in alto mare

Anche se chi ha partecipato all'incontro a palazzo Chigi fa sapere che il confronto non è stato sui nomi ma sui contenuti e sul programma, è solo sui nomi che si può sbloccare la trattativa. Si conferma che Nicola Zingaretti non farà parte di un governo Pd-M5s. Luigi Di Maio, che nel governo uscente ha ricoperto il triplice ruolo di vicepremier, titolare del Mise e del ministero del Lavoro (e che negli ultimi 'totoministri' viene accreditato anche per dicasteri quali Difesa e Interno), non ha alcuna intenzione invece di farsi da parte.

Il segretario dem ha continuato a invocare come un 'mantra' il tema della "discontinuità" nella composizione del prossimo esecutivo rispetto all'era gialloverde. Una discontinuità che passa per i contenuti, certo, ma anche per le persone. E che viene auspicata in queste ore non solo dal Partito democratico ma, a quanto apprende l'Adnkronos, anche da una fetta del gruppo parlamentare 5 Stelle. I riflettori sarebbero puntati su fedelissimi di Luigi Di Maio come Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, rispettivamente ministro della Giustizia e dei Rapporti con il Parlamento, percepiti da una parte degli eletti come troppo legati all'era grillo-leghista, ormai al tramonto. 

Governo, Di Maio "vuole il Viminale"

Basta leggere i quotidiani oggi in edicola per rendersi conto di come in queste ore ci siano valutazioni molto diverse sullo stato delle trattative tra Pd e M5s. Molto scettico sul buon esito della trattativa il quotidiano La Repubblica che titola "Crisi di un governo mai nato". Secondo Repubblica, Di Maio ha alzato la posta e oltre alla riconferma del premier uscente vorrebbe per il M5S il Viminale e il commissario Ue. "Di sicuro nessuno ha perso il sonno per definire il programma dell'esecutivo nascituro - commenta Stefano Folli -: ci si è concentrati invece sui nomi, come sempre accade quando il vero nodo riguarda la spartizione del potere".

Secondo altre indiscrezioni il Pd in caso di conferma del premier Giuseppe Conte, chiede i pesantissimi ministeri di Esteri, Economia e Infrastrutture.

La Stampa invece, dà per certo l'ok al Conte-bis: "Intesa su Conte battaglia sui vice", spiegando che il Pd punta ad averne uno tra Orlando o Franceschini, i 5Stelle che ne vorrebbero uno anche per loro, mentre ci sarebbe stato un vero scontro sulla possibilità che Di Maio vada al Viminale. "Ma il governo che dovrebbe nascere sulle ceneri dell'esecutivo più breve e sgangherato della storia della Repubblica - si dice sicuro Andrea Malaguti -, sarà guidato da un sempre più autonomo Avvocato del Popolo".

Governo M5s-Pd solo se Zingaretti fa una "doppia concessione"

La chiave sembra la seguente: dovrebbe essere Zingaretti a fare concessioni, e il M5s aspetta. Due su tutte: Conte di nuovo premier e Di Maio in un ministero chiave. Non un governo "di svolta" quindi, come auspicato dal segretario Pd. Un boccone indigesto per gran parte del mondo dem, che per tornare nelle stanze del governo dovrebbe accettare condizioni molto dure. Perché Palazzo Chigi e Viminale sono i cardini di qualsiasi governo.

Consultazioni oggi e domani: gli orari

Il nuovo giro di consultazioni inizia oggi martedì 27 alle 16 quando al Colle salirà la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, e subito dopo col presidente della Camera, Roberto Fico. Nel pomeriggio inoltrato incontrerà rappresentanti del gruppo misto sia della Camera sia del Senato, fra cui ci sono soprattutto i senatori di Liberi e Uguali e i deputati di +Europa.

Mercoledì 28 agosto è il giorno decisivo, quello in cui Mattarella ascolterà che cosa hanno elaborato i partiti più importanti.  Si inizierà alle 10 con i gruppi degli autonomisti. Alle 10.30 sarà la volta dei deputati di Liberi e Uguali, quindi di Fratelli d’Italia. I partiti più numerosi – Partito Democratico, Forza Italia, Lega e Movimento 5 Stelle – saranno sentiti in quest’ordine nel pomeriggio tra le 16 e le 20 circa.

Salvini fuori dai giochi: "Ribaltone"

"Questo è un classico ribaltone all'italiana. Sta nascendo un governo che ha come unico collante le poltrone. Sta nascendo un governo per un gioco di palazzo". Sono le parole di Matteo Salvini, sempre più lontano dal Viminale.

"Abbiamo smascherato un giochino che andava avanti da tempo. A questo punto si spiegano anche i tanti no al governo. Capiamo i tanti no sulla giustizia, le autonomie, le riforme. Il taglio sui parlamentari, che abbiamo votato per 3 volte, a differenza del Pd, improvvisamente è sparito. Ribadisco con forza e orgoglio la scelta della Lega: dignità, onore e coerenza valgono più di 1000 ministeri. Se qualcuno preferisce il governo con chi amministra Bibbiano e con chi ha seguito le vicende di Banca Etruria e Mps, noi volentieri facciamo 1000 passi avanti", dice Salvini, che pare però aver sbagliato clamorosamente quantomeno i tempi dell'innesco della crisi di governo, ritrovandosi di colpo fuori dai giochi.

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di maio di battista ansa-4

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