Mercoledì, 4 Agosto 2021
Politica Egitto

Delitto Regeni, dito puntato contro Cambridge: "Inglesi ora dicano la verità"

L’omicidio di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano ucciso al Cairo oltre un anno e mezzo fa, rappresenta “una grave ferita” e su questo caso è indispensabile “una verità vera e non di comodo”, ma per Alfano l'Egitto resta un partner ineludibile

Il ministro degli Esteri Angelino Alfano, tra i presidenti delle commissioni Estero di Camera Fabrizio Cicchitto (D) e Senato, Pierferdinando Casini, nel corso dell'audizione sui rapporti tra Italia ed Egitto, in particolare sul caso Regeni, nella Sala Mappamondo di Montecitorio a Roma 4 settembre 2017. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Il neo ambasciatore al Cairo, Giampaolo Cantini, ha avuto il mandato dal governo di avere dei colloqui con l'ambasciatore britannico per approfondire il ruolo dell'Università di Cambridge nella vicenda dell'omicidio di Giulio Regeni. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, durante la sua audizione sui rapporti tra l’Italia e l’Egitto alle commissioni riunite di Camera e Senato.

Prorio il ruolo dell'università inglese è tra i punti più oscuri del caso: quale fosse e quali limiti avesse l'attività di Giulio Regeni al Cairo. A chiederlo è il presidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda, durante l'intervento alle commissioni Esteri di Camera e Senato.

"Giulio Regeni era un cittadino italiano. Ma quando è stato assassinato era in Egitto per incarico dell'università inglese di Cambridge per conto della quale svolgeva un lavoro che gli era stato commissionato per obiettivi che, sino a prova contraria, dobbiamo ritenere di esclusivo interesse scientifico. Non sappiamo quale fosse sino in fondo il mandato di ricerca di Giulio Regeni che però era tale da mettere a rischio la sua stessa incolumità. Ne' sappiamo se era l'unico studente cui era stato affidato un compito cosi' rischioso o se il suo incarico rientrava in un progetto piu' vasto e, in questo caso, quali fossero tutte le forze didattiche messe in campo dall'Università. Non conosciamo quale fosse il livello di protezione garantito da Cambridge ai suoi studenti mandati a far ricerca in un ambiente difficile e su temi di confine".

Secondo Alfano "non c'è stata ipocrisia ma si è sviluppato un dibattito degno di un grande Parlamento, di un paese che non ha timori reverenziali nei confronti di nessuno. All'ambasciatore Cantini ribadirò questo: bisogna collaborare con l'ambasciatore del Regno Unito perche' oltre a essere un nostro connazionale Giulio è stato un ricercatore del Regno Unito e in quella dimensione ha affrontato la sua ultime ore e le sue ultime giornate in Egitto".

Alfano: "Egitto partner ineludibile, ma grave ferita"

Secondo il ministro degli Esteri Alfano l’omicidio di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano ucciso in Egitto oltre un anno e mezzo fa, rappresenta “una grave ferita” e su questo caso è indispensabile “una verità vera e non di comodo” che accerti i responsabili.

Malgrado gli inevitabili problemi e contrasti creati dal caso, secondo Alfano è "oggettivamente impossibile per Italia ed Egitto non avere un’interlocuzione politico-diplomatica di alto livello".

"Questioni come la lotta al terrorismo, la gestione ragionata e coordinata dei flussi migratori, la risposta alle crisi regionali passando attraverso il contenzioso israelo-palestinese, la guerra in Siria, la crisi tra Paesi del Golfo, il tema della gestione delle acque del Nilo toccano direttamente il nostro Paese - su questi temi, ha insistito il ministro degli Esteri - l’Egitto è un partner ineludibile dell’Italia esattamente quanto l’Italia è un partner imprescindibile per l’Egitto, la cui sicurezza e stabilità economico-sociale sono per noi fondamentali".

“Il giorno del ritrovamento del corpo senza vita di Giulio Regeni, quel tragico 3 febbraio 2016, i rapporti bilaterali hanno subito inevitabilmente un duro colpo”, ha ricordato il capo della diplomazia italiana, “L’omicidio di Giulio Regeni è una grave ferita per le nostre coscienze, per tutti noi e per l’intero Paese”.

Amnesty boccia il Governo: "Ha fatto troppo poco"

"Purtroppo, il ritiro dell'ambasciatore è stato l'unico significativo atto del governo. Al contrario di quanto dichiarato dal ministro Alfano, non sono state assunte iniziative degne di nota a livello internazionale e nessuna nell'ambito delle Nazioni Unite". Lo scrive in una nota Amnesty International in replica all'informativa alle commissioni parlamentari resa dal Ministro degli Esteri Angelino Alfano

"Obama sapeva chi ha ucciso Giulio Regeni (e lo avrebbe anche detto a Renzi)": il Governo nega

"Troviamo anche discutibile la ricostruzione delle ragioni per cui un anno e mezzo fa venne richiamato temporaneamente l'ambasciatore italiano al Cairo, ragioni che secondo il ministro Alfano si sarebbero limitate a ottenere una maggiore cooperazione giudiziaria. Ammesso che questo risultato sia stato raggiunto, cosa che nella sostanza è tutta da verificare, le dichiarazioni ufficiali dell'aprile 2016 parlavano dell'ottenimento della verità sull'omicidio di Giulio Regeni. Ritenere che qualche riunione in più tra le procure e l'invio di alcuni documenti (per di più, ancora prima che questi fossero tradotti dall'arabo) sia stato motivo sufficiente a rimandare l'ambasciatore al Cairo, è francamente sorprendente".

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