Giovedì, 5 Agosto 2021
Politica

L'Onu boccia la legge sulla tortura in Italia: “Non è conforme, va cambiata”

Il Comitato delle Nazioni Unite ha chiesto al governo italiano di modificare la norma, perché ritiene incompleta la definizione contenuta nel testo

Foto di repertorio

Secondo il Comitato Onu, la legge approvata dall'Italia per istituire il reato di tortura non è conforme alle disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite. Nelle conclusioni presentate a Ginevra sulla relazione presentata dall'Italia a Novembre, il Comitato ritiene che la definizione contenuta nella legge "sia incompleta in quanto non menziona lo scopo dell'atto in questione". Inoltre tale reato non include informazioni specifiche sull'autore, con riferimenti ai pubblici ufficiali. La legge contiene anche una "definizione significativamente più ridotta di quella contenuta nella Convenzione e stabilisce una soglia più elevata per il reato". 

La richiesta di modifica 

Per questi motivi l'apposito Comitato dell'Onu ha chiesto all'Italia di"portare il contenuto dell'articolo 613-bis del Codice Penale in linea con l'articolo 1 della Convenzione, eliminando tutti gli elementi superflui e identificando l'autore e i fattori motivanti o le ragioni per l'uso della tortura". Il principale problema, secondo gli esperti, sta nelle discrepanze tra la definizione della Convenzione e quella incorporata nel diritto interno, una differenza che potrebbe aprire le porte a potenziali impunità. L'Onu si è anche raccomandato con l'Italia che le denunce per tortura, maltrattamenti e uso eccessivo della forza siano esaminate in modo imparziale, così che le vittime possano ottenere giustizia. 

41 bis e migranti

Anche sul regime di detenzione speciale, meglio conosciuto come 41 bis, l'Italia dovrà allinerasi con gli standard internazionali sui diritti umani. Gli elogi sono arrivati invece per il piano d'azione contro la tratta e lo sfruttamento degli esseri umani e per combattere la violenza contro le donne. Gli esperti hanno apprezzato in particolar modo gli sforzi compiuti dall'Italia per fronteggiare l'arrivo, sempre più massiccio, di richiedenti asilo, chiedendo però al governo italiano di garantire che le procedure accelerate previste dagli accordi di riammissione e dalla legge siano soggette a "una valutazione approfondita caso e per caso dei rischi di violazione del principio di non respingimento".

    

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