rotate-mobile
Lunedì, 6 Febbraio 2023
Focus

Il Partito Democratico perde tutti i renziani e rincorre l'alleanza con il Movimento 5 Stelle

Nell'ultima Legislatura il Pd è cambiato. E' passato all'opposizione, ha perso un pezzo con Matteo Renzi e la diaspora di Italia Viva. Ha riportato in Italia Letta e adesso sta lavorando ad un progetto che vede il Movimento 5 Stelle come grande alleato

La storia recente del Partito Democratico è quella di un partito passato dalla 17° Legislatura, in cui ha guidato tre governi (Letta, Renzi e Gentiloni), alla 18° Legislatura, in cui è passato all’opposizione con il primo Governo Conte, formato da Movimento 5 Stelle e Lega, per poi entrare nell’attuale Governo, cioè quello di Mario Draghi a partire dal febbraio 2021. I democratici entrano in Parlamento, guadagnando il 18,8% alla Camera e il 19,1% al Senato, che corrispondono a 112 deputati e 54 senatori. Ma il Pd, seppur in misura minore rispetto ad altre forze parlamentari, perderà un pezzo importante di eletti sia alla Camera che al Senato, la maggior parte dei quali confluiranno nella nuova forma politica creata nel 2019 dall’ex Premier Matteo Renzi, cioè Italia Viva. Alla Camera se ne sono andati con Renzi:

  • Lucia Annibali
  • Michele Anzaldi 
  • Maria Elena Boschi
  • Matteo Colaninno
  • Camillo D’Alessandro
  • Mauro Del Barba
  • Marco Di Maio
  • Cosimo Maria Ferri
  • Silvia Fregolent
  • Maria Chiara Gadda
  • Roberto Giachetti
  • Gianfranco Librandi 
  • Luigi Marattin 
  • Gennaro Migliore 
  • Mattia Mor
  • Sara Moretto
  • Luciano Nobili
  • Lisa Noja
  • Raffaella Paita
  • Giacomo Portas
  • Ettore Rosato 
  • Ivan Scalfarotto
  • Massimo Ungaro

Al Senato se ne sono andati con Renzi:

  • Teresa Bellanova
  • Francesco Bonifazi
  • Giuseppe Luigi Cucca
  • Davide Faraone
  • Laura Garavini
  • Nadia Ginetti
  • Leonardo Grimani 
  • Ernesto Magorno
  • Mauro Maria Marino
  • Annamaria Parente
  • Matteo Renzi
  • Daniela Sbrollini
  • Valeria Sudano

Un bel pezzo di sinistra che si è sganciata dagli eredi del partito comunista per cercare da soli una strada, dicono loro, progressista, liberale e riformista. Ma i democratici hanno visto anche il valzer di almeno 4 parlamentari che se ne sono andati: i deputati Nicola Carè e Vito De Filippo, transitati per Iv e tornati al Pd; i senatori Tommaso Cerno e Eugenio Alberto Comincini, transitati rispettivamente per il Gruppo Misto e Iv e poi rientrati. Poi ci sono quei parlamentari usciti dalla casa democratica ma che non hanno nulla a che vedere con il costone di Italia Viva: alla Camera c’è Daniela Cardinale (al Gruppo Misto); al Senato Tatiana Roijc  (Europeisti Centro Democratico) e Matteo Richetti (Gruppo Misto). 

La rottura fra Renzi e il Partito Democratico non è stato indolore per quest’ultimo che, inevitabilmente, perde un altro pezzo di elettorato e di consenso. In teoria perché in pratica il Partito Democratico, stando ai sondaggi, è comunque la terza forza del Paese dopo Lega e Fratelli d’Italia, mentre Italia Viva rischia l’estinzione. Dunque il Pd c’è e lotta. Lotta per mandare avanti questo governo, lotta contro le correnti interne, per erodere consenso alle destre e arrivare alle prossime amministrative con un progetto credibile che si basa su un punto fondamentale: un’alleanza strutturale con il Movimento 5 Stelle per un nuovo polo allargato di centrosinistra.

Per portare avanti questa lotta, questo enorme lavoro su cui il Pd ha deciso di lavorare, è arrivato proprio Enrico Letta dalla Francia, dove ha lasciato il suo ruolo di professore universitario per interessarsi dei problemi del centrosinistra. Qualcuno gli aveva anche chiesto chi glielo avesse fatto fare, ma lui ha detto di avere a cuore il partito e lo sta ricollocando all’interno del solco della sinistra, sostenendo il Governo Draghi con massima fiducia, ma al contempo rilanciando battaglie capaci di ricompattare l’elettorato e anche le varie anime all’interno del Partito: Legge Zan, Ius Soli, riforme per il fisco e in favore delle donne come la Tas, ma soprattutto la dote ai 18enni. Tutte riforme che non tradiscono il programma elettorale con cui il partito aveva chiesto la fiducia agli italiani.

  • Tasse, riduzione costo del lavoro con cuneo fiscale dal 33% al 29%
  • Salario minimo garantito
  • Bonus affitto" di 150 euro ai giovani
  • estendere per sempre a 10 giorni il congedo obbligatorio per i padri;
  • istituire un unico strumento di durata triennale di 400 euro al mese per ogni figlio fino ai 3 anni, che possa essere speso per la retta dell’asilo nido o per il rimborso delle spese di baby sitter (riaccorpando gli strumenti oggi esistenti)
  • dare un sostegno economico alle madri che vogliono tornare subito al lavoro estendendo il "bonus mamme" pari al 30% dello stipendio per 6 mesi sotto forma di buono per le spese di cura, anche alle donne che tornano a lavorare. 
  • Estensione dell'anticipo pensionistico
  • Pensione di garanzia"per i giovani con carriere discontinue e redditi bassi.
  • Istituzione del servizio civile obbligatorio 
  • Sblocco turnover nella Pubblica amministrazione
  • Riduzione del debito pubblico

Un programma che inevitabilmente vede una rivisitazione per l’emergenza pandemica e che, su alcuni punti, sta procedendo in avanti. Infatti se si pensa al Salario minimo, ci sono già delle proposte di legge in Commissione. 

Il check-up dei partiti politici: chi cresce e chi è in difficoltà, il punto

Centrodestra

Centrosinistra

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Il Partito Democratico perde tutti i renziani e rincorre l'alleanza con il Movimento 5 Stelle

Today è in caricamento