Venerdì, 7 Maggio 2021
L'opinione di Violetto Gorrasi

L'opinione di Violetto Gorrasi

A cura di Violetto Gorrasi

Il pass per gli spostamenti tra regioni è una scelta politica, non scientifica

Fervono i preparativi per le riaperture previste per il 26 aprile, stabilite dal governo sulla base di quello che il presidente del Consiglio Mario Draghi ha definito "un rischio ragionato". Le attività economiche sono allo stremo e il Paese va incontro alla stagione estiva, la seconda in cui ci toccherà convivere con il virus: ripartire con gradualità è necessario, ma il timore di un passo falso mette in allerta gli esperti, soprattutto alla luce dei dati sull'andamento dell'epidemia (il bollettino di domenica ha registrato 12.694 nuovi casi e 251 morti; quello di sabato 15.370 nuovi contagi e 310 vittime).

Le saracinesche alzate servono a dare un nuovo respiro alle attività in affanno, ma con più gente in strada e nei negozi potremmo assistere ad un aumento dei contagi. Tenendo conto del fatto che il rischio zero non esiste, riaprire è una scelta di equilibrio, di bilanciamento dell'eterno dissidio salute-lavoro. Ma è una scelta politica, un'assunzione di responsabilità del premier Draghi simile a quella presa l'anno scorso da Giuseppe Conte mentre arrivava l'estate, con le riaperture a partire dal 4 maggio 2020. Così come sembra essere politica e non scientifica la decisione che il governo sta prendendo sul pass o certificato vaccinale per permettere di nuovo gli spostamenti tra le regioni.

Da lunedì 26 aprile sarà possibile spostarsi liberamente tra le regioni in fascia gialla senza presentare un'autocertificazione, mentre una data sugli spostamenti tra i territori in zona arancione e rossa deve essere ancora stabilita (probabilmente sarà possibile spostarsi ai primi giorni di maggio). Per spostarsi tra le regioni che si trovano nelle fasce di rischio covid più elevate sarà necessario il "pass" annunciato dal presidente del Consiglio Mario Draghi. Tempistiche e modalità di questa nuova misura sono ancora in fase di definizione, ma sappiamo già oggi che il documento dovrà contenere almeno una delle seguenti informazioni:

  • l'indicazione di aver fatto il vaccino contro Covid-19;
  • un certificato medico che attesti di essere guariti dal Covid-19;
  • l'indicazione di aver fatto un tampone antigenico o molecolare con esito negativo nelle 48 ore precedenti allo spostamento.

Chi ottiene il pass ha la possibilità di spostarsi liberamente nel territorio nazionale e accedere a determinati eventi (culturali e sportivi) riservati ai soggetti muniti del documento. Considerando che il 26 aprile è molto vicino, è probabile che il governo adotti una soluzione transitoria in sostituzione del pass, fino a quando non sarà operativa tutta la macchina che provvederà a fornire l'attestazione sul modello del "green pass" europeo (un'app con un codire Qr) che Bruxelles intende attivare dall'estate. Ne abbiamo parlato qui.

Chi è stato vaccinato, chi ha avuto la malattia o chi è negativo al tampone ha sicuramente un rischio basso di essere portatore del covid, ma la scienza impone cautela e prudenza. Si può essere certamente d'accordo con la necessità di aumentare le libertà di movimento per chi è vaccinato, ha avuto il covid o ha un tampone negativo, ma bisogna ammettere che si tratta di una scelta politica del governo, non suffragata da certezze scientifiche granitiche.

Secondo un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica inglese Lancet, il contagio è associato ad un rischio di reinfezione inferiore dell'84%, con effetto protettivo medio di 7 mesi dopo l'infezione primaria: questo periodo di tempo è l'effetto minimo probabile. L'indagine mostra che un precedente contagio da Sars-CoV-2 induce un'efficace immunità a future infezioni nella maggior parte degli individui, ma circa il 16% di chi ha avuto la malattia, al di là dei sintomi sviluppati, può andare incontro ad una reinfezione. E questo può essere un rischio. Delle tre situazioni previste per ottenere il lasciapassare, quella di aver fatto un tampone antigenico o molecolare con esito negativo nelle 48 ore precedenti allo spostamento è senza dubbio la più debole, perché il test può essere negativo oggi e positivo domani.

Certezze assolute e scientifiche non ci sono nemmeno sull'altra condizione, quella che prevede l'apertura agli spostamenti per chi ha fatto il vaccino anti covid. "Sappiamo che ci sono stati dei casi di operatori sanitari, tra i primi ad essere vaccinati, che si sono infettati di nuovo anche se immunizzati - osserva Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali e primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma -. Non sappiamo se possono contagiare, probabilmente la carica virale è bassa. Su questo aspetto non abbiamo una casistica sufficiente, è un punto che va studiato". Ma se la scienza indaga e studia, la politica ha già deciso. 

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