Ansia Pd, Zingaretti affronta la "caccia alla visibilità" di Renzi (e i sondaggi preoccupano)

L'addio al Pd di Matteo Renzi e la sua conseguente onnipresenza mediatica creano problemi al mondo dem: Zingaretti si ritrova nel ruolo di eterno mediatore tra l'ex sindaco di Firenze e il M5s. Rischio di altri strappi. E i sondaggi bastonano il governo Conte sull'economia

Il segretario del Partito Democratico e presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti durante il "Festival delle Città, le autonomie locali per l'Italia", Roma, 01 ottobre 2019. ANSA/ANGELO CARCONI

Era inevitabile: l'addio al Pd di Matteo Renzi e la sua conseguente onnipresenza mediatica crea problemi al mondo dem. E anche gli ultimi sondaggi suonano come un avvertimento per l'esecutivo giallorosso. Ma procediamo con ordine. "Se tornassimo a spendere per beni e servizi quello che spendevamo con il nostro governo avremmo magicamente servita sul piatto una cifra per il cuneo fiscale degna di questo nome. Non gli spiccioli proposti quest'anno". Lo afferma il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, in una lettera pubblicata sul Corriere della Sera. Secondo Renzi "non è pensabile che per diminuire il cuneo si voglia aumentare l'Iva. Aumentare l'Iva per 7 miliardi in cambio di una riduzione del cuneo fiscale per 2.5 miliardi di euro non è un affare: è un autogol".

Governo, Renzi sfida Zingaretti: "Sbloccare investimenti pubblici)

Quindi, prosegue, "la vera priorità sia sbloccare il pacchetto da 36 miliardi di euro di investimenti pubblici tenuto fermo dai lacci della burocrazia e dell'inconcludenza politica" oltre che "incidere sul piano della spesa" nei beni e servizi e negli interessi sul debito. "Nel triennio del nostro governo - sottolinea Renzi - lo stanziamento per beni e servizi si è attestato tra i 134 e 136 miliardi di euro. Nei tre anni successivi la voce di spesa per beni e servizi schizza rispettivamente a 140, 146, 150 miliardi di euro". Sul debito, prosegue, "l'Italia ha bisogno di quiete, di una pax romana che metta in sicurezza un Paese oberato da un debito monstre. Oggi gli interessi sul debito sono bassi, molto bassi. Ma nel resto d'Europa sono addirittura negativi. Il che costituisce una ghiotta occasione. Va rimodulato il debito, non le aliquote Iva. E rimodulare il nostro debito significa cogliere l'occasione dei tassi bassi per allungare la scadenza spendendo meno e mettendo in sicurezza il Paese per un paio di decenni".

Manovra, c'è il rischio di altri strappi nel governo

Parole, quelle di Renzi, che non sono piaciute a Nicola Zingaretti, che mantiene un profilo basso e sembra non voler entrare nel vortice delle polemiche quotidiane con Matteo Renzi e Luigi Di Maio: sono settimane molto delicate. Secondo Repubblica "lo scontro vero o presunto sull'Iva ha lasciato il segno e adesso Nicola Zingaretti vuole mettere qualche punto. Ovvero non farsi strattonare da Matteo Renzi e Luigi Di Maio perché intorno alla manovra economica il rischio di altri strappi è enorme".

"I vertici dem riuniscono l'intera squadra di governo al Nazareno - prosegue il quotidiano - La scena, nel pomeriggio, è quella di una riunione di emergenza. Di già. "Non sono irritato. Sono preoccupato. È un film già visto e questi film finiscono male". Zingaretti parla ai suoi, ma si rivolge fuori da quelle stanze, all'ex segretario scissionista e al capo politico dei 5 stelle".

"È un allarme indirizzato a Conte, agli alleati e al suo stesso partito. Il pericolo che si pone davanti al leader dem sembra abbastanza evidente: trasformarsi nella forza responsabile che si fa carico dei problemi mentre gli altri cercano ogni giorno un rilancio, una nuova sfida, un po' di consenso, bottino da mettere in cascina". Difficile da reggere un equilibrio simile, difficile farsi carico del ruolo di mediatore quotidiano senza intaccare il consenso generale del partito che guida: Zingaretti pare averlo capito molto bene. 

Ultimi sondaggi: Lega primo partito, poca fiducia nella politica economica del governo

Gli ultimi sondaggi non sono beneauguranti per il governo. Nonostante perda mezzo punto percentuale la Lega resta il primo partito al 32,5 per cento. Ben 12 punti sopra il Pd, fermo al 20,3 per cento e 13 punti sopra al Movimento 5 stelle, che sarebbe al 19,4 per cento: è quanto emerge dalla rilevazione Index Research per PiazzaPulita (La7).

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Inoltre secondo il 46,9 per cento degli italiani interpellati il governo influirà negativamene sull'economia italiana, solo il 44,6 ha aspetattive positive. 

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Sempre secondo il sondaggio Index Research per PiazzaPulita (La7) il pessimismo sul fronte economico è diffuso nell'elettorato. Il 52,3 per cento degli intervistati crede che il governo aumenterà le tasse, solo il 39,6 per cento è fiducioso sul fatto che il carico fiscale possa realmente diminuire.

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