rotate-mobile
Lunedì, 29 Novembre 2021
Politica

Pd al vetriolo, la guerra di Civati contro Renzi: c'eravamo tanto amati

Renzi bacchetta Letta, Pippo striglia Matteo: la mozione Giachetti? "Un’operazione renziana sottotraccia perché Renzi scalpita. Il tempo passa e Letta regge". E sul sindaco: "Stiamo attenti agli uomini della provvidenza"

Autunno 2010, Firenze, stazione Leopolda, “Prossima fermata, Italia”. Matteo Renzi e Pippo Civati insieme per dare una bella pennellata di bianco alle vecchie cantine del Pd. Giovanissimi ma già volti noti della politica italiana, si presentarono come il nuovo: due ‘sposini’ pronti a prendersi il partito. O quanto meno a dare una scrollata all’Ulivo. Fianco a fianco, a braccetto, introdussero gli ingredienti di una formula magica da lì in poi fortunatissima: “rottamazione”. Un’unica parola, secca, buona per tradurre un concetto (ma anche un sentimento) che viaggiava dentro e fuori il Partito democratico: fate posto. Uno ‘scansatevi’ rivolto alla vecchia classe dirigente, parassitaria delle istituzioni, colpevole per non essersi opposta al baratro culturale ed economico. Una parola fortunata che ha viaggiato spedita fino ad oggi, tanto da diventare fenomenologia politica. Tanto che Matteo Renzi, prima che esaurisse la sua portata e in questo esaurisse la sua presa elettorale, ha deciso di rottamare la rottamazione (‘Oltre la rottamazione’, il titolo del suo ultimo libro).

RENZI: "QUI NON CI SALVA NEACHE RAMBO"

Meno fortunato è stato il rapporto tra i due ‘soci’. La coppia più innovativa del Pd infatti è durata il tempo di una stagione. Le divergenze nacquero quando Renzi cominciò la sua irresistibile ascesa. La rottamazione, da movimento, ben presto diventò il biglietto da visita del sindaco di Firenze. Un personalissimo salto di qualità che non piacque a Pippo, che più di un protagonista assoluto andava cercando una corrente pluralista per dare nuovo smalto al Pd. Concetto in un certo senso, e da posizioni diverse, ribadito in mattinata anche dall’ex segretario dei democratici, Pierluigi Bersani, che smarcatosi da leader non le manda di certo a dire: “Non saper distinguere fra leadership democratica e ‘uomo solo al comando’ mi sembra un bel problema. È come confondere la medicina con la malattia. Sarà meglio discutere sul serio”. E così Renzi prese il treno, Civati, dopo qualche incomprensione di troppo, scese e rimase in stazione.

Autunno 2011, sempre Firenze, sempre stazione Leopolda. È la volta del Big Bang. Stavolta però Renzi è l’assoluto protagonista del palco. C’è sempre la rottamazione, ci sono i dinosauri da mandare in pensione. Non c’è Civati, che fa una piccola apparizione, più scomoda che comoda. Più che una réunion la formalizzazione di un divorzio annunciato a mezzo stampa. C’eravamo tanto amati.

CIVATI VS RENZI – Da lì in poi le loro strade, politicamente parlando, non si sono più incrociate. Renzi si candida alla guida del Paese, passando per le primarie, Civati non lo appoggia. Renzi perde il giro ma si riprende la scena, Civati oltrepassa la soglia di Montecitorio. Renzi bacchetta Letta, Pippo bacchetta Matteo. “Non nascondo – ha affermato in mattinata ai microfoni di Radio Città Futura – che ieri ci fosse un’operazione renziana sottotraccia perché Renzi scalpita, il tempo passa e Letta regge una situazione complicata. La politica è spietata: Renzi e Letta sono molto simili. Potremmo dire che sul piano ideologico sono uguali, e per questo motivo tenderanno a confliggere”.

E visto che è a parlare del sindaco di Firenze, Pippo, che è un duro dal volto buono, si toglie l’ennesimo sassolino dalle scarpe: “Stiamo attenti agli uomini della provvidenza, perché quando arrivano senza un consenso ed un percorso molto definito di solito si fallisce: è successo con grandi talenti del centrosinistra, penso a Veltroni, a Prodi, al rischio di ritrovarci con leader in pectore, come è stato Vendola, che poi però arrivano spompati alla prova decisiva”.

IL PD SI SPACCA SULLA MOZIONE GIACHETTI

MATTARELLUM – Letta o non Letta, guerra o non guerra, Civati al di là delle logiche interne e di potere, non nasconde il disappunto per come il suo partito abbia fatto naufragare il progetto dell’onorevole Giachetti. Di mezzo il ritorno al mattarellum: “Qui c’è anche un po’ di cretineria, non solo troppa democristianeria come dice Renzi. Un problema non solo dei singoli ma del Pd che se ieri avesse votato la mozione compattamente sarebbe passata grazie anche al voto, seppure in ritardo, del M5S". Una tragedia del Pd di questi tempi e “temo che non sarà nemmeno l'ultimo episodio. La mozione non è stata ‘intempestiva’ ma presentata settimane fa”. Come detto, Pippo è un duro: un destro al sindaco, uno al Pd. Sarà per questo che Renzi l’ha messo all’angolo?

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Pd al vetriolo, la guerra di Civati contro Renzi: c'eravamo tanto amati

Today è in caricamento