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Mercoledì, 22 Maggio 2024
L'analisi

Pd, tutte le spine di Elly Schlein

Nei democratici si aspettano le prime mosse della neo leader. Grande attenzione per la posizione sull'Ucraina. E l'ala riformista del partito attende un segnale di pace

Serve un segnale di pace. In molti nel Partito democratico aspettano un passo della neo segretaria Elly Schlein verso la cosiddetta ala riformista dei democratici. Ovviamente, ufficialmente, tutti gettano acqua sul fuoco e si impegnano a spegnere qualsiasi voce di ipotetiche fughe dopo le primarie di domenica scorsa. La parola scissione un tabù che nessuno vuole scomodare. La vittoria della nuova leader del Pd è arrivata inattesa, una valanga che oggettivamente sposta il partito a sinistra, e che ha preso alla sprovvista Bonaccini e chi lo ha sostenuto.

Eppure i segnali della sconfitta di Bonaccini si potevano cogliere, dice oggi qualcuno a mezza bocca. Nel centro-nord - si sottolinea - le iniziative della Schlein erano sempre molto partecipate, soprattutto da persone che non fanno parte del ceto politico del partito. "Bonaccini ha commesso lo stesso errore fatto da Bersani alle elezioni politiche del 2013 - confida a Today uno dei sostenitori del presidente dell'Emilia Romagna - ha dato talmente per scontata la vittoria, che nei suoi ultimi discorsi già parlava da segretario, era già impegnato a tenere unito il partito, già pensava al giorno dopo".

Il Primo banco di prova per Elly Schlein

L'ala riformista del Pd, per ora, si lecca le ferite in attesa di capire quella che sarà la strada che la nuova segretaria ha intenzione di intraprendere. Inutile dire che dal punto di vista della tenuta del partito, il primo banco di prova per la nuova leader è quello sull'Ucraina. È vero che non ci sono decreti sull'invio di armi da votare nelle prossime settimane, ma è chiaro che ogni parola della Schlein al riguardo sarà vivisezionata. Con il M5S già pronto a sfidarla su questo campo, la Schlein sa bene che quello dell'appoggio alla resistenza Ucraina è un nodo cruciale. Nonostante non manchino le pressioni per farle cambiare posizione rispetto a quella tenuta da Letta, nel campo dei riformisti sono convinti che - almeno per ora - nulla cambierà. "Sarebbe veramente la mossa che rischierebbe di spaccare il partito", sottolinea un dirigente democratico che ha appoggiato Bonaccini. Senza dubbio, però, la neo segretaria si troverà a combattere in mezzo a due fuochi: quello dell'opposizione interna che non le perdonerebbe alcun cambiamento di linea sulla guerra in Ucraina, e quello del M5S di Conte pronto a sottolineare con l'evidenziatore ogni esitazione nell'abbracciare il "pacifismo". 

Nessuno vuole lasciare il Pd

"Nessun parlamentare del Pd ha intenzione di lasciare i democratici dopo la vittoria di Elly Schlein" dicono in coro in queste ore i deputati e i senatori dem sia davanti ai microfoni  sia off record. Il deputato del Pd Piero De Luca non ha dubbi: "Rimaniamo qui a difendere il riformismo nel Pd", dice a viso aperto. Certamente a oggi il Terzo polo di Renzi e Calenda non esercita alcuna attrazione nei confronti dei democratici, sia perché alcuni esponenti dem non si fidano del tutto di due personaggi "istrionici" come Renzi e Calenda, sia perché - va sottolineato - le elezioni, e il relativo posto da conquistare in lista - viene visto ancora come un problema piuttosto lontano.

"Quello che è successo domenica è nello spirito del Pd e delle Primarie - sottolinea Lia Quartapelle parlando con Today - una volta si vince, altre volte può capitare di perderle ed essere all'opposizione. Elly Schlein ha rappresentato una novità premiata dagli elettori ai gazebo, ma va anche sottolineato che rispetto alle ultime primarie le persone che sono venute a votare sono state molte di meno". E in effetti alle primarie del 2019 si recarono ai gazebo in 223mila, contro i 155mila circa di domenica scorsa. 

Preoccupazione sui territori

Ovviamente, le tensioni all'interno del Pd dopo le primarie sono ancora vive. C'è grande attenzione per ogni parola che Elly Schlein dirà da qui all'assemblea nazionale del prossimo 12 marzo. In molti si aspettano che dalla nuova segretaria arrivi un segnale di "rassicurazione" verso lo schieramento uscito sconfitto dalle primarie. Un segnale che confermi che il Pd è ancora un partito plurale, dove tutti hanno cittadinanza. Altri aspettano anche che in qualche modo, magari anche prima dell'assemblea nazionale, si trovi un modo per confrontarsi con Stefano Bonaccini, per far capire che anche chi ha appoggiato il governatore dell'Emilia Romagna sarà coinvolto. Infatti, martedì Bonaccini, dopo aver sottolineato che chi lascia il PD sbaglia, ha detto di essere a disposizione della vincitrice del duello delle primarie. In molti, sottovoce, raccontano la grande preoccupazione che agita il Pd in queste ore, ovvero le avvisaglie già evidenti di una piccola ma costante emorragia di segretari di circolo e dirigenti locali che non si sentirebbero garantiti dal nuovo assetto del Pd. Proprio quello che auspica, invece, il Terzo Polo. Ettore Rosato, dirigente di primo piano di Italia Viva, lo dice chiaramente: "Non ci aspettiamo nessun arrivo tra i parlamentari nel nostro gruppo, anche perché uno o due deputati in più in questa legislatura non cambiano la vita a nessuno. Il discorso è diverso a livello locale, dove qualcuno può veramente arrivare nelle nostre fila, magari dei consiglieri comunali o regionali". Anche per questo mezzo Pd si aspetta presto un chiaro segnale di apertura da parte della neo segretaria. 

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