Giovedì, 4 Marzo 2021

Sciogliere il Pd? Coro di no. Renzi: “Basta fuoco amico”

Polemiche per la proposta di Orfini. Zingaretti: “Un'altra scusa per non fare il congresso”. E Calenda invita a cena l'ex premier, Gentiloni e Minniti

In primo piano, la proposta del presidente Matteo Orfini di sciogliere il Partito democratico. Sullo sfondo, ma più concretamente, i tempi del congresso. Sale la tensione in casa dem, soprattutto dopo le  parole di Orfini. 

La rabbia di Zingaretti

Per il presidente del Pd il partito va sciolto e rifondato, perché "com'è oggi non funziona". Secca la replica del governatore del Lazio Nicola Zingaretti, al momento unico candidato alla segreteria: "Un'altra scusa per non fare il congresso. Hanno paura! - tuona  Pur di non far vincere me preferiscono far chiudere il Partito democratico". Un'accusa ai renziani che al momento non hanno il candidato, data l'indisponibilità più volte manifestata da Graziano Delrio. 

Renzi invita alla calma

Ma a Zingaretti arriva la risposta di Renzi che su Facebook invita a "smetterla col fuoco amico" e che ai suoi assicura: "Nessuna paura e nessun rinvio". "Non temiamo certo il congresso - dicono i renziani - Quando Martina si dimetterà, l'ex premier indicherà il candidato". E per Renzi ha parlato Guerini stamani: "Nessun rinvio, si facciano i congressi come previsto". I primi dati della Toscana, peraltro, si fa notare, vedono la candidata renziana, Simona Bonafè, al 72%. Orfini trova critiche in quasi tutte le aree. 

Coro di no all'ipotesi scioglimento

"Parlare ora di scioglimento del Pd - dice Marina Sereni di Areadem, la corrente di Dario Franceschini - significa mandare un messaggio negativo e disorientare gli elettori di sinistra e centrosinistra. L'Assemblea ha deciso un percorso chiaro, andiamo avanti con il Congresso e costruiamo un confronto civile e positivo per ricostruire una comunità e darci una profilo e una guida nuovi". 

Sulla stessa linea l'orlandiana Monica Cirinnà: "Trovo anacronistico che chi ha ricoperto per anni ruoli di vertice ed è quindi corresponsabile del disastro proponga lo scioglimento del Pd, forse come lavacro di responsabilità. Il percorso è stato votato in assemblea, quindi si vada avanti con il congresso".

"Non esiste che il Pd si sciolga e che a proporlo sia addirittura un gruppo dirigente scaduto, deligittimato e protagonista di questo fallimento", aggiunge Francesco Boccia, area Emiliano. A tentare di chiudere il discorso è Matteo Mauri, coordinatore della segreteria nazionale. "Le tappe del nostro congresso - scrive in una nota - sono esattamente quelle decise insieme con l'ultima Assemblea nazionale che ha eletto Maurizio Martina segretario. Non servono speculazioni infondate che rischiano di creare inutili fibrillazioni". 

Cena a casa Calenda

Nel dibattito interno al partito si inserisce l'iniziativa di Carlo Calenda. L'ex ministro dello Sviluppo economico, via Twitter, ha invitato a cena gli ex premier Matteo Renzi e Paolo Gentiloni e l'ex ministro degli Interni Marco Minniti. Tutto è partito da un tweet di Giuliano da Empoli, stretto collaboratore di Renzi. Secondo da Empoli "la Storia non sarà clemente con i quattro leader del Pd, Renzi, Gentiloni, Calenda, Minniti che condividono la stessa linea politica se per ragioni egoistiche non riusciranno a sedersi intorno a un tavolo per impedire la deriva del Pd verso l'irrilevanza e la sottomissione al M5s". 

Calenda prende la palla al balzo. "Hai ragione Giuliano. Questo è un invito formale. Vediamoci. Per essere operativi - scrive - e per limiti miei di movimento: martedì da me a cena. Invito pubblico per renderlo più incisivo ma risposta privata va benissimo". Successivamente Calenda torna sull'argomento, replicando a un utente che lo accusa di volere nuovi "caminetti". "Fesserie demagogiche - scrive - la politica è fatta anche di rapporti umani. Scambiarsi idee e opinioni non è 'un caminetto' ma la normalità dei rapporti umani e professionali". 

Al momento, pero', a Calenda ha risposto, in modo cauto, solo Renzi. Che ha fatto capire che va bene il vertice a 4, purché sia pubblico. 

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