Sabato, 16 Ottobre 2021
Politica

Il Pdl si spacca su Berlusconi leader, il Pd lancia le primarie per i parlamentari

Da una parte aumenta il malcontento per la scelta di Berlusconi di ricandidarsi. Dall'altra la decisione di far scegliere agli elettori i candidati in Parlamento.

Se i social network sono lo specchio dei tempi, non c'è dubbio: in questo momento di caos politico 'tutto italiano' chi sta meglio è il Pd. Chi sta peggio il Pdl. Basta collegarsi su twitter per scoprire che il secondo 'trend topic' a un'ora circa dall'annuncio delle decisione del Pd di fare le primarie per la scelta dei candidati in parlamento è proprio #primarieparlamentari.

Tutti plaudono alle primarie lanciate dal partito di Bersani per il prossimo 29 e 30 dicembre. "La scelta della #primarieparlamentari dimostra tutto il nosto coraggio". Un commento, questo, che dimostra come il 'popolo del Pd' possa dirsi "orgoglioso". O, come twitta un utente - mettendo in contrapposizione il Pd con Grillo e Berlusconi - "Questa è la differenza tra un partito, una setta guidata da un comico autoritario e un'azienda".

Commenti di parte, ovviamente, ma che se analizzati nella giornata che potrebbe portare alla scissione del Pdl e alla 'scomunica' da parte di Grillo dei 'dissidenti' assume un valore significativo soprattutto in vista del voto anticipato di febbraio.

BERSANI. Le primarie per i parlamentari durante le feste di Natale sono "uno sforzo al limite dell'impossibile", ma è necessario per "cambiare davvero la politica". Lo ha detto il segretario Pd Pier Luigi Bersani, uscendo dalla sede del partito. "Sappiamo di chiedere uno sforzo eccezionale ai militanti e agli elettori, ma noi vogliamo cambiare davvero la politica e quindi lanciamo a noi stessi questa nuova sfida".

CAOS PDL. Incontri in corso e in programma per tutta la settimana. Al centro il "cosa fare" dopo la decisione di Silvio Berlusconi di sfidare Bersani (e Monti?) per la poltrona di presidente del Consiglio. Gli ex An sono sempre più vicini alla scissione. Ignazio La Russa è il più convinto di tutti. Ieri ha incontrato Giorgia Meloni: insieme potrebbero dar vita a un soggetto di destra - potrebbe chiamarsi "Centrodestra italiano" - scegliendo la via di una scissione. Ma la giovane ex ministro tentenna, valuta anche la strada di una forza autonoma insieme a Guido Crosetto, che avrebbe un'unica ragione sociale: il rinnovamento.

E se Gasparri frena sul lasciare o spaccare il Pdl, Gianni Alemanno è pronto a rompere per poi assumersi il compito di creare un nuovo soggetto politico. E da più parti si sussurra che lunedì i parlamentari più vicini al sindaco di Roma possano - in caso di rottura definitiva - lasciare i gruppi del Pdl. E così il duo Alemanno-Augello è davanti a un bivio: schierarsi con Monti - se il Prof si candiderà - o con Berlusconi, se invece dovesse concretizzarsi una sfida tra l'ex premier e Bersani.

Accanto all'ex ministro dell'Agricoltura - ricostruiscono le agenzie di stampa - si schierano già parte delle truppe di Comunione e liberazione. Mario Mauro a Bruxelles ha sfidato apertamente il fondatore del Pdl, che vorrebbe sfiduciarlo ma non ha i numeri per farlo. Eppure berlusconiani di ferro come Licia Ronzulli non mancano di contestare la guida del capodelegazione: "Per coerenza dovrebbe dare le dimissioni". Con Mauro, però, è schierata buona parte dei 24 eurodeputati pidiellini.

Anche l'ex ministro degli Esteri Franco Frattini è a un passo dall'addio, mentre già fuori dal Pdl sono diversi senatori guidati da Pisanu, che in serata è stato ricevuto da Gianfranco Fini.


E LA LEGA? Semplice. La Lega liquida Berlusconi: "Caro Silvio con te in campo noi non ci stiamo: la Lega non può più sostenerti se tu mantieni la candidatura a premier". E' il messaggio del segretario della Lega Nord Roberto Maroni al Cavaliere: "Io cerco di convincerlo al passo indietro - spiega l'ex ministro in un colloquio con Repubblica prima dell'incontro a Palazzo Grazioli - perchè se io perdo con lui in campo noi siamo finiti". E ancora: "Non credo che alla fine si candiderà. Nessuno sa leggere i sondaggi meglio di lui, prima o poi si renderà conto che la sua candidatura danneggia anche se stesso".

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