Giovedì, 18 Luglio 2024
Politica

Pd allo sbando, ora è tutti contro tutti: Martina verso le dimissioni?

L'amarezza del reggente: "Impossibile guidare un partito in queste condizioni"

Maurizio Martina verso le dimissioni da reggente del Pd? La risposta arriverà solo giovedì, quando il "successore" di Renzi alla guida del partito parlerà in direzione.

Certo è che Martina non ha apprezzato l’entrata a gamba tesa del segretario, che ieri a "Che tempo che fa" ha di fatto sconfessato l’apertura fatta proprio da Martina ai 5 Stelle chiudendo ad ogni ipotesi di accordo.

Un'apertura, quella di Martina, che aveva a sua volta sconfessato la linea decisa dalla direzione all'indomani delle elezioni. Insomma, nel Pd continua la guerra tra bande: e in assenza di regole ognuno fa e dice quello che vuole. 

"Servirà una discussione franca e senza equivoci  - ha detto Martina - perché è impossibile guidare un partito in queste condizioni e per quanto mi riguarda la  collegialità è sempre un valore, non un problema. Ritengo ciò che è  accaduto in queste ore grave, nel metodo e nel merito".

"Così un Partito rischia solo l'estinzione e un distacco sempre più marcato con i cittadini e la società; si smarrisce l'impegno per il cambiamento e non si aiuta il Paese. Per questo continuo a pensare che il Pd abbia innanzitutto bisogno di una vera ripartenza su basi nuove", ha concluso.

L'intervento di Renzi a Che tempo che fa

Sotto accusa le frasi pronunciate ieri da Renzi a Che tempo che fa: "Siamo seri, chi ha perso le elezioni non può andare al governo. Il Pd ha perso, io mi sono dimesso: non possiamo pensare che i giochetti dei caminetti romani valgano di più della scelta degli italiani". .  

"Chi ha vinto, deve assumersi la responsabilità e governare", ha proseguito Renzi: "Un incontro con Di Maio sì, la fiducia a un governo M5s no".

Di Maio soffoca il dissenso dei 5 stelle e propone al PD di "cancellare" Berlusconi

Vago impegno quindi a discutere sulle riforme, "ma non siamo disponibili sulle poltrone...Non siamo disponibili a diventare soci di minoranza della Casaleggio". I numeri dicono tutto: "Su 52 senatori Pd, almeno 48 devono votare a favore. Io di disponibili alla fiducia a Di Maio non ne conosco uno". 

Scontro tra Di Maio e Renzi dopo "Che tempo che fa"

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