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Mercoledì, 25 Maggio 2022
La strategia

Il caso Petrocelli e le prossime mosse del Movimento 5 Stelle

I pentastellati al lavoro per capire come mettere alla porta il presidente della commissione affari esteri al Senato

Il senatore Vito Petrocelli è ormai un caso nel Movimento 5 Stelle, dove si sta ragionando su come scaricarlo il prima possibile. Petrocelli era tornato a fare rumore con un tweet provocatorio sul 25 Aprile, di fronte al quale il presidente Conte ha annunciato l’espulsione del senatore. Eppure "strappargli" la spilla con le stelline dorate, non servirebbe a farlo decadere dal suo incarico di presidente della Commissione affari esteri a Palazzo Madama. Resta lì, alla guida di una commissione parlamentare delicatissima, ancor più in un momento storico come questo. Un imbarazzo per il Movimento 5 Stelle, che a sedere su quella poltrona ce lo ha portato. Quindi cosa fare? 

Le possibili vie per destituire Petrocelli della poltrona

Una delle possibilità è procedere con l’espulsione dal gruppo parlamentare. Se ne dovrebbe occupare la capogruppo M5s in Senato Mariolina Castellone, su mandato del presidente Conte. Ma il Movimento ci è già passato quando, lo scorso marzo, ha espulso gli oltre trenta parlamentari che non avevano votato la fiducia al Governo di Mario Draghi. Non è andata benissimo. Ci sono stati diversi ricorsi, accolti dal consiglio di garanzia del Parlamento che, in autodichia, aveva dichiarato nulle le espulsioni perché avvenute senza un contraddittorio. La Presidente del Senato Elisabetta Casellati avrebbe dovuto attuare il reintegro, mai richiesto dai parlamentari che, a quel punto, sono rimasti in un limbo: fuori dal gruppo M5s, ma con il diritto di rientrarvi. Tutto questo è stato uno stress per il partito di Conte, che non vuole ripercorrere una corsa a ostacoli con Petrocelli, col rischio poi di vedere annullata qualsiasi decisione.  

"Italia belligerante", il senatore dissidente che imbarazza il M5s

L’alternativa? L’espulsione dal Movimento 5 Stelle ma solo dopo una decisione ponderata dei probiviri, organo interno del Movimento, il quale, dopo l’ascolto della persona, può decidere del suo futuro. Se gli "uomini onesti" dovessero decidere di accompagnare fuori dalla porta Petrocelli, questo verrebbe automaticamente espulso anche dal gruppo parlamentare in Senato. 

Una cosa è certa: sono le ultime ore di Petrocelli con il Movimento 5 Stelle. Uscendo da una riunione con i senatori, Conte ha detto: "Abbiamo confermato che ci sarà una modifica del regolamento che consentirà l'espulsione dal gruppo di Petrocelli. Ho chiesto anche conferma di un mandato per deferirlo al collegio dei probiviri per farlo uscire dall'intero Movimento".

Petrocelli resta sulla poltrona

Tutto questo non consentirebbe comunque di disarcionare Petrocelli dalla poltrona di presidente della Commissione affari esteri. Infatti i regolamenti interni al Senato non prevedono né la sfiducia né il suo spostamento ad altro organismo disposto dalla capogruppo Mariolina Castellone. Almeno questa è la conclusione a cui sono arrivati i tecnici M5s, che hanno in mano una patata bollente di cui vogliono disfarsi quanto prima. Il punto è che non si è mai assistito allo spostamento coatto di un presidente di Commissione. Anche la senatrice Vilma Moronese (ex 5 Stelle) era stata espulsa; non per questo ha mai perso il ruolo di presidente della Commissione ambiente al Senato. 

L’unico che potrebbe destituire Petrocelli, è Petrocelli stesso. Infatti il regolamento prevede che, se fosse lui a lasciare il gruppo parlamentare, allora decadrebbe dal ruolo di presidente. Secondo fonti interne al M5s, qualcuno avrebbe anche provato a convincerlo a lasciare. Il senatore avrebbe trovato grande comprensione da parte del partito e di Conte, evitando anche l’espulsione. Niente da fare. Chi conosce bene il senatore pugliese ne parla come di un uomo introverso, lontano dai riflettori e poco incline alla ricerca di visibilità. "Filo putiniano? Ma quando mai. Filo cinese, quello sì".

Che fosse contrario al riarmo e all’invio di armi all’Ucraina insomma non ha fatto scalpore. Le sue idee si conoscevano e sono anche condivise. Ma con il tweet che sbeffeggia il giorno della Liberazione, ha passato il segno e Conte gli ha dato il ben servito. Anche se non tutti lo hanno abbandonato. Ancora oggi il senatore 5 Stelle Mauro Coltorti crede "che Petrocelli non debba dimettersi" perché "finora ha svolto il suo ruolo egregiamente, con dignità e onore, quindi deve continuare a fare il presidente, deve andare avanti". Petrocelli dunque resta e non è solo. C’è da capire perché resti lì, per qualche mese in più da presidente della commissione. C'è chi crede che voglia farla pagare al Movimento. A chi, dopo la sua presa di posizione iniziale, ci ha messo un secondo a delegittimarlo. Così lui resta e se questo crea disagi, non sono problemi suoi.  
 

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