Domenica, 13 Giugno 2021
In campo le navi, 36mila euro di spesa al giorno

Hotspot in mare per la quarantena: il piano di Lamorgese per l'emergenza migranti

Cinque navi e 3500 posti per ospitare chi arriva dal Mediterraneo. Con un costo di 36mila euro al giorno. E in attesa che gli altri stati europei ricordino l'accordo di Malta

Il piano della ministra dell'Interno Luciana Lamorgese per l'emergenza migranti prevede un enorme hotspot in mare nel quale "ospitare" i migranti. Con cinque navi e 3500 posti, oltre alla possibilità di effettuare tamponi per i test coronavirus. Mentre sull'accordo di Malta i paesi europei sembrano pronti alla marcia indietro. 

Hotspot in mare per la quarantena: il piano di Lamorgese per l'emergenza migranti

Il piano di Lamorgese, spiega oggi Repubblica, prevede altri due punti: i corridoi umanitari per far arrivare donne, bambini e fragili che hanno diritto d'asilo. E i rimpatri volontari assistiti per facilitare chi è bloccato in Libia e accetta "il finanziamento di un piccolo progetto per provare a ricostruirsi una vita". Ma il piatto forte è l'utilizzo delle cinque navi quarantena con personale della Croce Rossa a bordo ingaggiate con il bando del 19 aprile. Un piano che ha un prezzo, visto che la spesa totale giornaliera ammonta a 36mila euro a carico della Protezione Civile. Già nei giorni scorsi, per alleggerire la pressione su Lampedusa la Azzurra e la Allegra sono state mandate a caricare gli ultimi arrivati, occupando 1130 dei 1620 posti disponibili. Mentre la Adriatico ha sbarcato a Porto Empedocle alcune centinaia di persone salvate dalla Sea Watch. Le altre due navi a disposizione sono la Splendid e la Excellence. 

"Le navi-quarantena - hanno spiegato fonti del Viminale al quotidiano - assicurano sistemazioni più che dignitose e assistenza sanitaria adeguata alle persone che arrivano, e garantiscono anche la pace sociale". Questo perché l'estate scorsa erano scoppiate tensioni nelle località turistiche dopo le fughe dei migranti che erano stati ospitati nelle strutture di quarantena. Quando finiranno i 15 giorni di isolamento in ogni caso l'Italia dovrà valutare le richieste d'asilo, mentre proprio oggi il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Enrico Giovannini ha fatto sapere che il governo non ha intenzione di chiudere i porti. Dal 2019 ad oggi in ogni caso le persone a carico del sistema di accoglienza italiano sono diventate 75mila, ovvero sono diminuite di un terzo rispetto a due anni fa. 

Le risposte mancate degli Stati europei sull'accoglienza

Intanto però da parte degli Stati membri, contattati dalla Commissione europea per "mostrare solidarieta' all'Italia" in seguito ai recenti sbarchi, "non abbiamo ricevuto risposte riguardo i ricollocamenti" di migranti. Queste sono state le parole del portavoce agli affari interni Adalbert Jahnz in conferenza stampa ieri. La Commissione europea assicura però che "le operazioni di supporto all'Italia continuano", con la presenza nel Paese di 190 ufficiali di Frontex, 20 ufficiali di Europol che "assistono la Polizia con le operazioni di sbarco e riconoscimento" e 130 ufficiali del Servizio europeo per l'azione estera, impegnati nei tribunali per l'espletamento delle richieste di asilo. "Continuano i contatti con il ministro dell'Interno Lamorgese", ma "pressiamo sugli Stati membri affinché mostrino solidarietà all'Italia in questa situazione", ha concluso Jahnz.

Dal 2018 ad oggi sono soltanto 1.273 quelli trasferiti dall'Italia ad altri Stati membri dell'Unione. Numeri poco significativi se si pensa che nello stesso periodo sono stati oltre 80mila gli arrivi sulle coste italiane. E si pensa che ci siano tra i 50 e i 70mila pronti a sbarcare. Per questo il governo Draghi prepara un piano in quattro punti che prevede in primo luogo la selezione dei porti dove i naufraghi potranno sbarcare, poi il ruolo delle Ong nelle missioni di soccorso e accoglienza, quindi le misure sulla sicurezza. Infine, e questo è il punto più importante, è quello della ridistribuzione da riprendere con gli altri stati europei. Che però ora non sono nelle condizioni politiche per muoversi. Soprattutto la Germania. 

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