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Sabato, 28 Maggio 2022
Politica Italia

La lunga giornata che ha portato Boldrini alla Camera e Grasso al Senato

Pietro Grasso diventa presidente del Senato con 137 voti validi: 20 voti in più di Renato Schifani che ne ha presi 117. Si chiude così la prima delicatissima partita della nuova legislatura

Pietro Grasso e Laura Boldrini. Sono i nomi della seconda e della terza carica dello Stato. Il primo presidente del Senato, la seconda della Camera. Dopo due giorni complicati il Parlamento ha posto il primo mattone della XVII legislatura repubblicana. Sei fumate nere, tre a Montecitorio, tre a palazzo Madama e un ballottaggio. E una linea che alla fine, almeno per oggi, si è rilevata vittoriosa: quella perseguita dall’asse Pd-Sel. In effetti la mossa mattutina di Bersani, che ha avanzato le due candidature, su consiglio pare del neo eletto Pippo Civati (l’ex socio di Matteo Renzi nella crociata per la ‘rottamazione), aveva spiazzato tutti  e scompigliato le logiche. Né Finocchiaro né Franceschini, ma due volti noti e stimati della società civile, nel segno di quel “cambiamento” che il segretario del Pd va predicando da giorni.

Ma cosa è successo? La genesi di questa elezione sta in quella mancata intesa tra il Partito democratico e i 5 Stelle. La trattativa, dopo ore vorticose, infatti è naufragata nella serata di ieri, con i grillini che non hanno ceduto di un metro alle avance dei democratici. Il problema? Segnali di governabilità, la vera partita in ballo. Quelli che Bersani va cercando tra i neo eletti del Movimento e che Grillo ha sempre negato. Così Bersani ha scelto tra i suoi, due nomi di peso, ‘fuori’ dalle liturgie tradizionali della politica. Irrinunciabili per una fetta di elettorato a 5 Stelle. Una verità che è uscita con in tutta la sua forza durante la partita per il Senato. Non alla Camera dove la maggioranza assoluta Pd-Sel ha messo la truppa di Grillo al riparo dalle polemiche.

L'elezione di Laura Boldrini alla presidenza della Camera

Ore 15:30, riunione del gruppo M5S: “Non faremo da stampella a nessune”. Tradotto, scheda bianca. E il popolo del web, paventando la possibilità che questo gioco avrebbe potuto premiare la candidatura promossa dal Pdl, Renato Schifani, il presidente uscente dell’Aula, si è rivoltato. Tanto che nel giro di 5 minuti i grillini hanno fatto una brusca quanto improvvisa virata, annunciando via facebook la “la libertà” di voto.

Pietro Grasso, il nuovo presidente del Senato

E i montiani? Bocciata da Napolitano l’ipotesi del Professore alla guida del Senato, i centristi sono stati a guardare quasi per tutto il giorno. Alla terza chiamata, scheda bianca. Poi però il ballottaggio li ha costretti ad uscire allo scoperto. Così si sono chiusi in conclave. Fuori e dentro, tra i telefonini impazziti e i vertici serrati, l’assiduo corteggiamento degli uomini di Silvio Berlusconi. Tanto che sembrava fatta: “Monti è nero con il Pd”, andavano dicendo i neo eletti ‘pidiellini’, preannunciando una vittoria inaspettata fino a poche ore prima. Ma lo scenario è cambiato nel giro di pochi minuti, senza sorridere a Berlusconi. Il tempo che le forti perplessità di alcuni senatori di peso di Scelta Civica, come l’ex Pd Pietro Ichino, si siano messe di traverso. Quando il nodo è stato sciolto, non ha sorriso a Berlusconi: ancora scheda bianca e Pdl a secco di numeri. Schifani in pratica è entrato Papa nel conclave centrista ed è uscito cardinale.

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