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Sabato, 26 Novembre 2022
Le risorse

L'Italia supera l'esame Pnrr, l'Europa verso lo sblocco di altri 21 miliardi

Si tratta della seconda rata. Il via libera arriva dopo la verifica degli obiettivi della prima tranche di fondi. Quando arrivano le risorse e cosa succede al Piano dopo le elezioni

Verso il disco verde alla seconda rata del Pnrr. Nelle casse dello Stato arriveranno altri 21 miliardi di euro per proseguire con il Piano nazionale di ripresa e resilienza. La Commissione Europea deve ancora fare un ultimo passaggio ma è più che altro di natura formale, nulla dovrebbe ostacolare lo stanziamento delle risorse. Tecnicamente all'Italia verranno trasferiti 24,1 miliardi, ma 21 miliardi sono quelli effettivi: 10 di sovvenzioni e 11 di prestiti. Deve essere detratta la consueta trattenuta prevista su ogni rata, il 13% del prefinanziamento di agosto 2021. 

Il via libera arriva dopo la verifica dei fondi della prima tranche. L'Ue ha accertato che i traguardi e gli obiettivi previsti sono stati conseguiti e quindi sblocca il successivo "tesoretto". La verifica dell'esecutivo europeo, rispetto all'ok alla prima parte dei fondi, è durata sostanzialmente tre mesi. "Abbiamo ricevuto gli ultimi elementi necessari" per le verifiche e "stiamo perciò finalizzando il nostro parere positivo" alla richiesta dell'Italia, ha spiegato il portavoce della Commissione Eric Mamer, confermando un ok che arriva proprio alla vigilia delle elezioni di domenica 25 settembre. Quasi un sigillo simbolico all'azione del premier Mario Draghi. 

Dopo l'ok ,il trasferimento dei fondi non è comunque immediato. Una volta ufficializzata la valutazione positiva preliminare della Commissione europea, per l'esborso della seconda rata servono fino a circa due mesi. Serve il via libera finale del Comitato economico e finanziario - il braccio tecnico del Consiglio dei ministri Ue delle Finanze (Ecofin) -, passaggio che richiede un massimo di quattro settimane. Solo allora, ed entro un altro mese dal parere tecnico, Bruxelles formalizzerà il suo sì. A quel punto il versamento della rata arriverà a stretto giro, tenendo dunque come orizzonte la metà di novembre. 

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Rivedere il Pnrr è possibile?

Draghi ha sempre sostenuto la centralità del Pnrr - definito "Il più grande canale che abbiamo di investimenti pubblici" - e lo ha fatto fino alle ultime uscite pubbliche, quelle che inevitabilmente portavano a un bilancio di quanto fatto e di quello che andrà in dote al nuovo governo. Il premier ha sempre detto di lavorare, negli ultimi scampoli di mandato, con lo scopo di avanzare quanto più possibile nell'attuazione del Piano. Un modo per non rischiare di perdere tempo e quindi i fondi stessi e un "lascito" a chi gli subentrerà. Una dote non da tutti gradita. Per Enrico Letta il Pnrr deve restare quello attuale e si deve proseguire nel solco di Draghi, al contrario secondo Fdi, sarebbero necessarie delle modifiche al Piano dopo lo scoppio della guerra in Ucraina e la crisi energetica. 

Draghi chiude (ancora) al secondo mandato e rilancia il Pnrr

Su una possibile revisione del Piano, nel corso della conferenza stampa dopo l'adozione del decreto Aiuti ter Draghi è stato eloquente. "Si può rivedere ciò che non è stato bandito, e siccome è stato quasi tutto bandito, c'è poco da rivedere. Se ci sono progetti che possono essere sostituiti con altri, non credo sia un problema. Ma affronterei la questione non come fatto ideologico ma pragmatico. Da quando il Pnrr ci è stato dato è cambiato tutto, ciononostante molti progetti sono andati avanti. Detto questo, si veda... Non riesco a capire come possa diventare una questione così dirimente per il futuro politico del Paese, ma sapete mi mancano un po' alcune percezioni... ". 

Da un punto di vista delle regole, le modifiche al Pnrr sono possibili. Quanto poi sia conveniente o facile è un'altra questione. La modifiche sono ammesse dal regolamento del Next Generation Ue. Ma, allo stesso, tempo, rischiano di riaprire un negoziato delicatissimo tra Roma, con l'Esecutivo che verrà, e Bruxelles. 

Fino a oggi, Roma ha ricevuto dall'Ue quasi 46 miliardi di euro per sostenere le misure del Pnrr: i primi 24,9 miliardi di euro sono stati erogati ad agosto 2021 in forma di prefinanziamento, mentre la prima rata da 21 miliardi di euro è arrivata ad aprile. Gli investimenti e le riforme approvate nei primi sei mesi del 2022 sono consultabili alla pagina web dedicata all'attuazione del Piano e riguardano in particolare sanità, scuola, cultura, digitalizzazione e ambiente. Con la seconda tranche in arrivo il Governo è chiamato a raggiungere 55 obiettivi entro il 31 dicembre 2022. Si sbloccherebbe così la terza rata da 19 miliardi di euro.

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