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Venerdì, 19 Aprile 2024
Chi e perché

Il fronte politico del "no" a Zelensky al Festival di Sanremo

Contrari anche fra chi è dalla parte di Kiev e ha sostenuto la proroga all'invio di armi: Carlo Calenda, Gianni Cuperlo e Vittorio Sgarbi

Si allarga il fronte del "no" alla decisione di Amadeus di "ospitare" un videomessaggio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky nella serata finale del Festival di Sanremo, l'11 febbraio. Uno dei primi che si era espresso contro, era stato il ministro alle Infrastrutture Matteo Salvini, il quale aveva detto di voler vedere Sanremo per sentire le canzoni e non per altri motivi. Una posizione che aveva ricevute numerose critiche da parte di chi era convinto che fosse una mossa propagandistica per strizzare l’occhio a quella parte di elettorato della Lega filo russo. "Se avrò dieci minuti di tempo per vedere il Festival di Sanremo, vedrò le canzoni, non Zelensky. Se Zelensky ha il tempo di andare agli Oscar o al Festival di Sanremo, lo sa lui. Ogni contesto merita serietà, anche Sanremo. Mi chiedo quanto sia opportuno che il festival della canzone italiana abbia un momento con la guerra e le morti in corso, non mi sembra che le cose vadano d'accordo" ha ribadito il ministro. 

Sul caso si era espresso anche l’ex leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo, che sul suo blog scrive: "Dalle bombe alle canzoni. Anche il dolore fa spettacolo", facendo prima una sorta di morale a chi ha deciso di utilizzare una vicenda drammatica come la guerra per aumentare il seguito di uno spettacolo popolare nel Paese. Poi Grillo aveva attaccato duro anche il presidente ucraino: "Ma come si fa a dare fiducia e credito a un Capo di Stato che da un anno, collegato dal suo bunker, partecipa ad ogni consesso internazionale proclamando guerra fino alla vittoria finale ed assiste impassibile alla distruzione del suo paese, alla morte di una generazione di giovani, all'emigrazione di alcuni milioni di cittadini, alla disarticolazione totale delle infrastrutture, alla morte per ferimento o alla mutilazione di migliaia di civili innocenti, alla condanna alla miseria degli scampati ai bombardamenti?".

Posizioni non così lontane da altri che hanno detto "no", come il vignettista Vauro Senesi e Alessandro Di Battista, che su Facebook ha scritto: "A proposito di Sanremo, attendo con ansia che almeno una volta si citi quel che sta avvenendo in Palestina. Soltanto ieri, nel campo di Jenin, dove venne assassinata la giornalista Shireen Abu Akleh, un territorio dove le truppe israeliane neppure dovrebbero esserci, sono stati uccisi 8 palestinesi. Come sempre da parte del mainstream silenzio assoluto".

Conte è contrario all'invio di altre armi a Kiev: "Fui molto contento quando il presidente Fico invitò il presidente Zelensky alla Camera. Non credo però che ora sia così necessario avere Zelensky in un contesto così leggero, come quello di Sanremo".

Le critiche anche dai sostenitori dell'Ucraina e dell'invio di armi

Ma non sono gli unici perché, fin qui, si potrebbe pensare, anche con una certa malizia, che la pensino così perché hanno una posizione precisa sulla guerra in Ucraina. Ma il fronte si allarga anche a quella parte della politica che, da sempre, è dalla parte di Kiev e ha votato per prorogare l’invio di armi: Giuseppe Conte, Carlo Calenda, Gianni Cuperlo e Vittorio Sgarbi.

Calenda, leader di Azione, ha ribadito un fermo sostegno anche militare all'Ucraina ma pensa che sia "un errore combinare un evento musicale con il messaggio del presidente di un paese in guerra".

Profondamente contrario alla partecipazione del leader ucraino al festival anche il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi: "Zelensky farebbe bene a non partecipare a Sanremo per non essere utilizzato come una velina da Amadeus". Anche Gianni Cuperlo, candidato alla segreteria del Pd, storce il naso davanti alla faccenda: "Zelensky a Sanremo? No. È una guerra. La gente muore. La Rai vuole dare voce al presidente di un paese invaso che si difende? Mandi in onda un messaggio del presidente dell'Ucraina alle 20.30 di una sera a reti unificate. Ma non confondiamo la tragedia con l'audience. Per pietà". 

Il tweet di Cuperlo su Zelensky a Sanremo 2023

Da destra arriva il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: "Trovo sorprendente l'accostamento tra i balletti e le canzoni di Sanremo con l'aggressione all'Ucraina. Ho un grande rispetto per il popolo ucraino, dalla cui parte io e tanti altri esponenti politici restiamo accanto senza alcuna esitazione. Su questo Paese aggredito e bombardato dalla Russia non devono esserci dubbi. Anche per il Festival di Sanremo ho un grande rispetto. Nel passato anche Gorbaciov e qualche altro esponente politico ha calcato questo palco, ma sinceramente mischiare la tragedia del popolo ucraino con il televoto delle canzoni non mi pare un accostamento opportuno. Viviamo in un frullatore mediatico dove si può passare da un balletto a una canzonetta e poi denunciare l'aggressione all'Ucraina. Trovo questo accostamento sorprendente" ha chiarito il forzista. 

La voce fuori dal coro

Unica voce fuori dal coro quella di Benedetto Della Vedova (Più Europa): ''Mi auguro che non ci sia nessuna marcia indietro sull'invito al Presidente Zelensky a portare il suo saluto a Sanremo. È importante che gli italiani ascoltino la diretta testimonianza di chi sta guidando la resistenza alla brutale e immotivata aggressione russa. Un modo per essere vicino agli ucraini che difendono la loro libertà e loro scelta europea. E difendono così i nostri valori''.
 

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