Giovedì, 23 Settembre 2021
Politica Ancona

Ponti crollati e 'strani' appalti: e c'è chi dice "capita..."

Il cavalcavia crollato ad Ancona. Il ponte che trema in provincia di Foggia. Il viadotto che fa paura ad Agrigento. Tre casi che nell'ultima settimana hanno posto il problema della manutenzione delle infrastrutture. Dal M5s l'unica proposta di una vera 'stretta': "Fermare le aziende sospette"

Il ponte crollato sull'A14 (ANSA/CRISTIAN BALLARINI)

Ancona, 9 marzo. Lungo l'autostrada A14 un cavalcavia in fase di manutenzione è venuto giù, uccidendo due persone a bordo di un Suv. Provincia di Foggia, 13 marzo. Il comune di Zapponeta suona l'allarme per il ponte della provinciale 141: "Trema al passaggio di ogni auto e nessuno interviene". Agrigento, 16 marzo. La procura apre un'inchiesta sul viadotto Morandi dopo la denuncia dei cittadini e del sindaco Lillo Firetto: "I piloni si stanno sgretolando". Tre casi che, in pochi giorni, hanno portato all'attenzione la questione dello 'stato di salute' delle infrastrutture italiane. 

Il rischio che, come avvenuto dopo il crollo del ponte della statale 36, a Lecco, lo scorso ottobre, sul tema torni il silenzio è alto. Per questo, ad esempio, i sindacati edili della Lombardia (Feneal Uil, Filca Cisl, e Fillea Cgil) hanno chiesto una maggiore attenzione del governo, perché "nessuna opera è perenne, nessuna opera può essere abbandonata". Il bilancio, in fondo, non è degno di un Paese civile: sette cedimenti di ponti e viadotti in tre anni; sei morti e 14 feriti. Le cause? "Errori di progettazione, l’indefinita catena dei sub-appalti, la sicurezza sul lavoro vissuta come costo e non investimento, il ridimensionamento professionale delle società che progettano e realizzano le opere viarie". Soluzioni in vista? Nessuna. Nessun piano regionale per la messa in sicurezza delle infrastrutture locali. Nessun programma nazionale per la manutenzione. Così, come spesso accade in Italia, non potendo 'attaccare' si resta sulla difensiva.

Non ci sono soldi è il mantra per motivare qualsiasi 'non politica'. E allora, se le cose non sono destinate a migliorare, almeno si eviti di continuare sulla strada intrapresa. Da qui la proposta-provocazione del Movimento 5 stelle che ieri, replicando a un question time presentato al ministero delle Infrastrutture in merito al crollo del ponte sulla A14 avvenuto il 9 marzo ha lanciato l'idea un "daspo per le imprese sospette, che non partecipino ad appalti pubblici, che non possano avere fondi statali".

E' Andrea Cecconi, presidente del gruppo del Movimento 5 stelle alla Camera, a lanciare la proposta "in attesa che la magistratura", sul caso di Ancona, "faccia luce e identifichi i responsabili di quanto accaduto". Perché "una cosa è certa: non si può accettare che Società Autostrade liquidi la questione con un 'si è sempre fatto così, capita, era un intervento di routine che non richiede la chiusura del traffico'".

Il M5s pone l'accento sul fatto che le autostrade italiane "sono un bene pubblico" e, pertanto, "Stato e governo hanno l'obbligo, il dovere, di vigilare e sapere cosa accade nelle nostre infrastrutture". Da qui la richiesta di spiegazioni sulla società che stava operando sul quel maledetto ponte, "la Delabech, che fa parte di un'azienda ben più grande, la Impresa spa, che da tempo è in amministrazione controllata". Non solo. "Impresa spa - denuncia il deputato grillino - fa parte della famiglia Greco, conosciuta in molte inchieste". L'ultima risale allo scorso giugno quando, a Roma, i vertici dell'azienda "sono stati arrestati con l'accusa di bancarotta fraudolenta" per un  buco di centinaia di milioni di euro, 80 dei quali di solo debito verso l’erario per il mancato versamento di imposte e contributi ai dipendenti.

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