rotate-mobile
Domenica, 23 Gennaio 2022
Legge elettorale

Giudici come i politici: il Porcellum si salva ancora

La Corte Costituzionale rinvia a gennaio la decisione sull'incostituzionalità della legge elettorale: il Porcellum è ancora salvo. Scongiurato per il momento il terremoto istituzionale

ROMA - Doveva essere il grande giorno dell'addio al Porcellum. Il giorno del ritorno alla democrazia perché "oggi - parola dell'avvocato Aldo Bozzi, promotore della battaglia 'contro' la legge Calderoli - non siamo in democrazia". E' stato, invece, il grande giorno del rinvio. L'ennesimo.

I giudici della Corte Costituzionale, chiamati ad esprimersi sulla costituzionalità della legge elettorale, hanno infatti fissato per il 14 gennaio una camera di consiglio sull'ammissibilità di un referendum. Potrebbe, quindi, essere proprio quello il giorno della decisione, sempre che la Consulta ritenga ammissibile il quesito di anticostituzionalità.

I quindici giudici supremi hanno così deciso di non decidere, almeno per il momento. La "questione Porcellum", approdata alla Corte dopo che la Cassazione aveva accettato il ricorso dell'avvocato Aldo Bozzi, resta quindi ancora sospesa. 

Nel mirino delle toghe della Corte Suprema era finito, in particolare, il premio di maggioranza. "Si tratta - si leggeva nella sentenza del maggio scorso - di un meccanismo premiale che, da un lato, incentivando il raggiungimento di accordi tra le liste al fine di accedere al premio, contraddice l'esigenze di assicurare la governabilità, stante la possibilità che, anche immediatamente dopo le elezioni, la coalizione beneficiaria del premio si sciolga o i partiti che ne facevano parte ne escano. Dall'altro - continuava la sentenza - esso provoca una alterazione degli equilibri istituzionali, tenuto conto che la maggioranza beneficiaria del premio è in grado di eleggere gli organi di garanzia che, tra l'altro, restano in carica per un tempo più lungo della legislatura". Da qui la sua lampante "irragionevolezza" per la "lesione dei principi di eguaglianza del voto e di rappresentanza democratica". E da qui il rinvio degli atti alla Corte Costituzionale. 

Corte che, conscia dell'importanza e del peso della decisione, ha preso un po' di tempo per analizzare a fondo la questione. In caso di "bocciatura" della legge elettorale, infatti, un terremoto istituzionale sarebbe praticamente inevitabile. Cosa che, evidentemente non spaventa Bozzi: "A me non interessa chi comanda - ha dichiarato a La Stampa - mi interessa tornare ad essere un paese democratico con una legge elettorale che consenta ai cittadini di scegliere i loro parlamentari e ci restituisca un parlamento di eletti. Non di nominati". 

Le strade percorribili dalla Corte sono tante e variegate: dall'annullamento del solo premio di maggioranza al ritorno "pieno" al Mattarellum, passando per il "semplice" annullamento della legge elettorale in toto.  

Il tutto, con lo spettro di un "apocalisse governativa" dietro l'angolo. Spettro perfettamente riassunto da Renato Brunetta che solo qualche settimana fa profetizzava: "Con il verdetto negativo della Consulta l'intero Parlamento sarebbe illegittimo e quindi di fatto andrebbe sciolto in poche settimane". Per ora Brunetta deve attendere. Almeno fino a Gennaio. 

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Giudici come i politici: il Porcellum si salva ancora

Today è in caricamento