Giovedì, 29 Luglio 2021
Politica

Accordo "scontato", il governo non cadrà sulla riforma della prescrizione

"Minacce incrociate" a parte, in casa Pd e M5s sono tutti d'accordo su una considerazione molto concreta: sarebbe un suicidio vero e proprio far cadere il governo sulla riforma della prescrizione. Una sintesi si troverà

Sulla prescrizione il governo rischia di incartarsi, ma una soluzione è possibile. Il Pd chiede al Movimento 5 stelle di "ragionare senza totem e tabù", per arrivare ad una sintesi che consenta di mantenere nell'ordinamento un "istituto necessario tra l'esigenza di giustizia e la durata ragionevole dei processi". I dem hanno depositato alla Camera e al Senato un disegno di legge sulla prescrizione, che, sottolinea il responsabile Giustizia, Walter Verini, "noi non vorremmo utilizzare. Il nostro auspicio che la sintesi venga fatta da Bonafede, che non può non tener conto di tre quarti della maggioranza e di tutte le forze che all'esterno del Parlamento hanno fatto sentire la loro voce".

Sarebbero 30mila all’anno i processi penali che, con l’entrata in vigore il 1° gennaio 2020 della riforma della prescrizione, non avranno più scadenza. È l’effetto della legge Spazzacorrotti - varata a inizio 2019 dal Governo gialloverde, ma con efficacia differita di un anno - che prevede in pratica lo stop alla prescrizione dopo la sentenza di primo grado, sia di assoluzione che di condanna. Per i promotori del provvedimento, da sempre un simbolo M5s, la riforma servirebbe invece ad evitare che la lunga durata dei processi stessi favorisca molti colpevoli che finiscono per rimanere impuniti.

Il Pd chiede al M5s di "distinguere tra sentenze di condanna e di assoluzione", applicando quindi la sospensione solo nel primo caso: due anni dopo il primo grado, aggiungendo sei mesi in caso di nuova istruttoria dibattimentale; un anno dopo l'Appello. "La soluzione tecnicamente migliore, per evitare che i processi già iniziati si concludano con prescrizione e che questo si trasformi in processi infiniti".

Riforma della prescrizione, un simbolo M5s

Lo stop della prescrizione dopo il primo grado potrebbe mettere a rischio l’efficienza degli uffici giudiziari perché li graverà di circa 30mila procedimenti in più ogni anno, con esiti più pesanti sulle Corti dove la percentuale di prescrizioni è maggiore. La riforma della prescrizione, fortemente voluta dal ministro della Giustizia del Movimento 5 stelle Alfonso Bonafede, prevede il blocco della prescrizione assoluto dopo la sentenza di primo grado. Significa che nessun processo finirà mai in prescrizione se è arrivato almeno a una sentenza di primo grado.

Quello della prescrizione è un tema delicatissimo, uno di quelli sui quali si incagliò l'estate scorsa l'intesa Lega-M5s. Il Pd avverte il M5s: "Il nostro non è un contratto, dove ognuno mette le sue proposte, anche contrapposte: bisogna trovare una sintesi", dice Walter Verini. Per il segretario democratico Nicola Zingaretti la proposta del Pd è "per una giustizia al servizio dei cittadini, per tempi certi nei processi nei quali i colpevoli vengano condannati, agli innocenti venga riconosciuta l'innocenza e nei quali le imprese, che hanno contenziosi, possano contare su esiti rapidi".

Il governo non cadrà sulla prescrizione

Il Movimento 5 Stelle vuole la riforma della prescrizione così com'è. Un cedimento alla richieste di altri partiti, tra l'altro in una fase in cui i sondaggi indicano che il M5s è in difficoltà, non è nei piani di Di Maio e compagni, i quali hanno già iniziato a definire la proposta di riforma del PD un "tentativo di far cadere il governo". Il M5s però è disponibile ad andare incontro alle richieste degli alleati di governo con una "corsia preferenziale per chi è stato assolto in primo grado: se lo richiede, il suo processo avrà una trattazione urgente in appello, per cui durerà solo alcuni mesi". La seconda apertura prevede "un accesso agevolato e un indennizzo per chi ha subito un processo che ha sforato i termini previsti". Nulla di più. Basterà? E' probabile che l'accordo si troverà. Sono altri gli appuntamenti delle prossime settimane che rischiano di essere macigni sulla tenuta dell'esecutivo. In casa Pd e M5s sono d'accordo su una considerazione: sarebbe un suicidio far cadere il governo sulla prescrizione.

Forza Italia: "No ai processi infiniti"

Se nel M5s per ora tacciono, da Forza Italia parte un nuovo attacco: "Quelli del Pd hanno davvero una gran bella faccia tosta. Prima respingono più volte la nostra proposta provocando l’entrata in vigore dello stop alla prescrizione targato Bonafede, poi presentano un testo con gli stessi contenuti della proposta appena bocciata. L’unica differenza sta in sei mesi di sospensione in più dopo il primo grado e sei mesi in meno dopo l’appello. Noi comunque andiamo avanti in modo lineare. Se l’8 gennaio venisse presentato un emendamento alla proposta di Forza Italia, contenente questo testo del Pd, lo voteremmo in un minuto" dice Enrico Costa, deputato Fi e responsabile Giustizia del partito.

"Noi infatti - aggiunge - siamo aperti a qualunque idea -da chiunque provenga- finalizzata a reintrodurre l’istituto della prescrizione dopo il primo grado, scongiurando il 'processo infinito'. Siamo tuttavia convinti che il Partito democratico, come sempre, predichi bene, ma razzoli male. Pur di salvare il governo, sarebbero capaci di votare contro la loro stessa proposta 10 giorni dopo averla presentata. Li sfidiamo a smentirci".

In Italia la prescrizione esiste per tutti i reati tranne per quelli per cui è previsto l’ergastolo, e scatta quando dal momento in cui viene commesso un reato trascorre un periodo pari alla durata massima della pena per quel reato più un quarto: è una sorta di garanzia per gli imputati contro la lunghezza eccessiva dei processi.

Cosa prevede la proposta del Pd sulla prescrizione

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