Perché la data delle primarie è diventata un problema in casa Pd

Con le primarie a marzo il nuovo leader del Pd rischierebbe di avere un mese scarso per insediarsi, nominare una segreteria, impostare la campagna elettorale e preparare le liste per le elezioni europee (decisive come mai in passato per il futuro dei dem)

Confusione, voci, pochissime certezze (Zingaretti candidato). A pochi giorni dall'assemblea che deve convocare il congresso sembra ancora molto fluida la situazione in casa democratica. Le primarie Pd potrebbero slittare al 3 marzo, è questo il ragionamento delle ultime ore, mentre cresce la suspense (soprattutto tra i renziani) per la candidatura di Marco Minniti, attesa da molti per oggi ma ancora non ufficializzata. Ma primarie così vicine alle elezioni europee rischiano di essereun boomerang.

Partiamo proprio dalla data: è in corso una riflessione ulteriore, dopo il primo slittamento dal 27 gennaio annunciato inizialmente. Quella domenica, ci si rese poi conto, coincide con il 'giorno della memoria' e per rispetto verso la comunità ebraica si è deciso di rimandare a febbraio. Il problema è che il mese di febbraio è ricco di scadenze elettorali, le elezioni regionali in Sardegna, Abruzzo e Basilicata che si tengono ciascuna in una domenica diversa. Per questo, viene riferito, si ragiona su domenica 3 marzo come possibile data per le primarie.

Primarie Pd 2019: la data è un problema

A questo punto però tale ulteriore rinvio rende davvero stretti i tempi di insediamento per il nuovo segretario, considerato che a maggio ci sono le europee e sempre in primavera ci saranno anche molte elezioni amministrative. Senza contare che se dalle primarie potrebbe non uscire un vincitore, perché per essere eletti serve il 50% più uno dei voti e, al momento, è possibile che arrivino in tre alla conta dei gazebo. In quel caso si dovrebbe andare in assemblea, la settimana dopo, per scegliere il segretario con un ballottaggio (e un accordo tra le correnti).

Calendario alla mano quindi, il nuovo leader del Pd rischierebbe di avere un mese scarso per insediarsi, nominare una segreteria, impostare la campagna elettorale e preparare le liste per le europee. Una dilazione dei tempi che qualcuno attribuisce alla volontà dei renziani di tirarla per le lunghe e provare a far slittare il congresso, secondo Askanews.

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Voci su passo indietro di Minniti

Non aiuta a chiarire le idee l'attuale quadro dei candidati. I renziani attendevano per ieri l'annuncio della candidatura di Marco Minniti, annuncio che non è arrivato. Infatti l'ex ministro dell'Interno ha deluso le attese dicendo che ci sta ancora pensando che e l'annuncio non sarebbe arrivato in giornata. Minniti avrebbe assicurato che la decisione verrà comunicata domani, ma era palpabile, oggi, una certa insofferenza tra i parlamentari vicini a Renzi.

Il mancato annuncio, del resto, ha dato nuova forza alle voci di un possibile passo indietro di Minnti circolate subito dopo la riunione renziana di Salsomaggiore. Uno scenario che inevitabilmente fa aumentare l'attesa dei renziani, che in caso di passo indietro di Minniti si ritroverebbero senza un candidato. "Scioglierà la riserva domani (oggi, ndr) e dirà di sì", dice un parlamentare vicino a Renzi. "O al massimo giovedì".

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