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Venerdì, 3 Febbraio 2023
Politica

Pd, Orlando ed Emiliano sfideranno Renzi: "La politica non è prepotenza"

Dopo Michele Emiliano, anche il ministro della Giustizia ufficializza la sua corsa per la segreteria dem: "Mi candido perché il partito deve cambiare". E mentre gli scissionisti lavorano a una "Costituente di sinistra", Renzi "ossigena il cervello" in California

ROMA - Non solo Michele Emiliano. Anche Andrea Orlando, attuale ministro della Giustizia, ha ufficializzato la sua candidatura alle primarie del Pd per scegliere il segretario del partito. A scissione avvenuta - con Enrico Rossi, Roberto Speranza e Pier Luigi Bersani che vanno avanti verso una nuova formazione politica - anche chi è rimasto dentro "alza la cresta" e sfida l'ex premier e segretario uscente Renzi. E sfidandolo lo attacca, nemmeno troppo velatamente.

"MI CANDIDO PER VINCERE" - "Ho deciso di candidarmi perché credo e non mi rassegno al fatto che la politica debba diventare solo prepotenza", ha detto il ministro della Giustizia a margine di un'iniziativa a Ostia, commentando la crisi interna dei dem. "Credo ci voglia responsabilità e credo che il Pd debba cambiare profondamente per poter essere utile davvero all'Italia e ai problemi degli italiani, che in questo momento stanno vivendo momenti difficili", ha sottolineato Orlando spiegando le ragioni della sua candidatura. "E' certo che sono deciso a vincere, mi candido per vincere", ha aggiunto. A chi gli chiedeva se con lui ci sarà una donna, Orlando ha risposto: "Ci saranno tanti con me e vedremo come organizzarci". "Dentro il Pd - ha poi spiegato il ministro - ci deve essere anche il rosso, ma noi dobbiamo rifare il Pd che abbiamo sognato dieci anni fa. Dobbiamo avere 50 sfumature di Pd, non di rosso. Dobbiamo lavorare per evitare che la politica diventi soltanto risse, conflitti e scontri tra personalità, ma torni a essere una grande e bella occasione di vivere insieme e lavorare per la trasformazione dell'Italia".

EMILIANO E LE PRIMARIE - E mentre il partito si dà le regole per il congresso, approvando norme e date in vista delle prossime primarie in programma tra fine aprile e il 7 maggio, l'altro candidato alla segreteria dem, il governatore della Puglia Michele Emiliano, risponde così alla notizia della candidatura di Orlando: "Il ministro della Giustizia è bravo e competente, ma ha un solo difetto. Ha fatto parte del governo Renzi fino ad oggi e quindi, come sfidante di Renzi, devo capire a quale obiettivo sta mirando".

CARLOTTA SALERNO - E c'è una sorpresa dell'ultimo minuto. Si candida a guidare il Pd? "Certo, mi candido e lo faccio per vincere. Io sono a disposizione". Nella corsa alla segreteria del Partito democratico, dopo Renzi, Emiliano ed Orlando spunta un quarto candidato: Carlotta Salerno, segretario cittadino a Torino dei "Moderati", partito fondato da Giacomo Portas e alleato del Pd, che ha annunciato le sue intenzioni al programma di Rai Radio1 "Un Giorno da Pecora".

IL PUZZLE DEI NUOVI GRUPPI - Una cosa è certa: nel partito si moltiplicano i tatticismi e i fuoriusciti. Alla Camera, su 303 deputati democratici, gli "scissionisti" sono circa venti. Anche al Senato il gruppo è praticamente fatto. L'ala bersaniana, peraltro, festeggia l'ingresso di Vasco Errani, ex governatore dell'Emilia Romagna e attuale commissario per la ricostruzione scelto da Renzi. Secondo altri rumors, i bersaniani stanno per dare vita a un nuovo gruppo che potrebbe chiamarsi "Movimento per una costituente della sinistra". Il nuovo gruppo, tuttavia, non ha intenzione di far ballare l'esecutivo Gentiloni, né dal Pd c'è la minaccia di ritorsioni per chi lascia il partito.

"L'ESILIO" AMERICANO DI MATTEO - E Renzi dov'è? Renzi che fa? Renzi è negli Usa, in California, un po' per staccare la spina e un po' per cercare sponsor e idee per riproporsi alla guida del Pd e del Paese. "Il punto di questo viaggio è politico", dice l'ex premier in un lungo colloquio con La Stampa. Perché "dopo il referendum sembra che si sia tutto bloccato: si torna al proporzionale, si torna alle scissioni, si torna alle esperienze che vengono dal passato", però "mentre noi stiamo a discutere da tre mesi di come si fa il congresso del Pd, come si muove Sel, come Berlusconi e Salvini vanno d'accordo, fuori c'è un'Europa che continua ad essere il punto fondamentale in un mondo che viaggia a una velocità straordinaria". "Ho cercato di togliermi dalle polemiche - spiega - anche perché non sono più il presidente del Consiglio, e non sono più il segretario del Pd, in attesa del Congresso". "Non sono venuto in California a fare il fighetto - puntualizza - Sto cercando di ossigenare il cervello". Basterà per riproporsi come leader?
 

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