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Lunedì, 24 Giugno 2024
PRIMARIE PD

Pd, carta d’intenti e regole. Cartolina di una lunga polemica

Bersani, Vendola e Nencini: democratici, 'sellini' e socialisti. Sono i cardini sui quali poggia la carta d'intenti del centrosinistra. Dopo settimane di scontri, la 'quadra'. Si voterà il 25 novembre. Il 2 dicembre l'eventuale ballottaggio

Carta d’intenti e regole delle primarie. Tutto in un giorno, tutto in poche ore, compreso le polemiche. Non c’è cartolina migliore per comprendere quello che sta succedendo sulla sponda sinistra della politica italiana. Se fosse un ferma immagine si potrebbe immaginare con Bersani, Vendola e Nencini seduti davanti a decine di microfoni improvvisamente voltati verso destra come se distratti da un evento improvviso, un voce fuori campo. Quella di Matteo Renzi, che agli appuntamenti di ‘grido’ della sinistra è avvezzo non prendere parte, per poi andare di accetta e far legna, magari da lontano, magari in camper.

Sta di fatto che quella di sabato, quando mancano circa sei mesi alle elezioni, è stata una giornata di un certo peso specifico: il grosso della sinistra si è raccolto sotto un’unica bandiera, la “Carta di intenti. Italia bene comune”, e sono state divulgati i punti che andranno a regolamentare lo strumento delle primarie. 

CARTA D’INTENTI – Sono dieci le parole su cui fa perno il documento siglato da Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola e Riccardo Nencini, rispettivamente i tre segretari di Pd, Sel e Psi: Europa, democrazia, lavoro, uguaglianza, libertà, sapere, sviluppo sostenibile, beni comuni, diritti e responsabilità. Dieci parole un’alleanza di governo; ma allo stesso tempo la piattaforma ideologica che dovrebbe fare da sottofondo al primo vero banco di prova di questo accordo: le primarie. Punto chiave, la lealtà, o meglio la responsabilità.

Tradotto, rimanere fedeli al patto, senza ripetere gli errori che hanno segnato il cammino dell’ultimo governo Prodi. Un precetto che, come espressamente chiesto da Bersani, è stato messo nero su bianco : “Le forze della coalizione, in un quadro di lealtà e civiltà dei rapporti, si dovranno impegnare a sostenere in modo leale e per l’intero arco della legislatura l’azione del premier scelto con le primarie. Affidare a chi avrà l’onere e l’onore di guidare la maggioranza, la responsabilità di una composizione del governo snella, sottratta a logiche di spartizione e ispirata a criteri di competenza, rinnovamento e credibilità interna e internazionale”. E ancora, per non far troppo ‘casino’ dentro la coalizione e fuori, nell’opinione pubblica, le questioni più spinose saranno votate a “maggioranza”.

L’intento è quello di assicurare decisionismo e una voce unica. Poi c’è un passaggio fondamentale, un trave portante dell’azione politica e in futuro nel capitolo alleanze di cui la sinistra non può fare a meno, come del resto descritto nella Carta (“promuovere un patto di legislatura con le forze di centro”, c’è scritto in un passaggio del patto).

Un passaggio chiave dedicato alle coppie gay: “Daremo sostanza normativa al principio riconosciuto dalla Corte costituzionale, per il quale una coppia omosessuale ha diritto a vivere la propria unione ottenendone il riconoscimento giuridico”. C’è anche il tempo di un accenno a Monti: “Il nostro posto è in Europa. Lì dove Mario Monti ha avuto l’autorevolezza di riportarci dopo una decadenza che l’Italia non meritava”. Autorevolezza e gratitudine anche se precisano subito i tre segretari, l’orizzonte è “oltre Monti”. Parole che non sono piaciute alla possibile sponda centrista della coalizione di sinistra, l’Udc. “E’ un errore cancellare Monti” ha avvertito ieri Casini. Parole che ha sinistra hanno fatto rumore.

A cominciare da Bersani che ha subito risposto piccato: “Casini non si preoccupi perché questa è una bella giornata. Non solo per noi ma per l'Italia”. Ed ancora, tanto per segnare il solco: “Noi stiamo organizzando il nostro campo, il campo progressista, e Casini ne è fuori. Noi non facciamo una coalizione con Casini”. Attenzione, coalizione della sinistra; governare poi sarà tutt’altra cosa. La via di casa Casini rimane per il Pd un’ipotesi concreta. Per il Pd, non per Vendola, che da tempo ha sprangato l’accesso a quella stessa via: “Ho sentito che Casini è preoccupato di quello che succede qui. Beh – dice Vendola – quando Casini è tranquillo di ciò che succede nel campo dei progressisti è il paese che si preoccupa”. E’ ufficiale, a sinistra ne vedremo delle belle. 

REGOLE – A stretto giro dalla firma della Carta vengono diffuse le regole delle primarie. I politologi o i costituzionalisti autorevoli sono convinti che la struttura dello strumento elettorale determina corpo e anima del risultato finale. Per questo c’era molta attesa; dopo il via libera alla norma transitoria in casa Pd, il capitolo regole è un passaggio chiave. Gran parte di quello che già circolava nelle redazioni è stato confermato. Il voto è fissato per il 25 novembre; l’eventuale ballottaggio (nessun candidato oltrepassa il 50% dei voti),  il 2 dicembre. Per votare l’elettore dovrà lasciare 2 euro. 

Da qui ai punti critici. Il primo, l’organizzazione del voto. Per partecipare sarà necessario presentarsi ai gazebo con in mano un certificato elettorale, consegnato agli elettori una volta sottoscritto ‘l’Appello degli elettori dell'Italia Bene Comune’. La registrazione alle liste sarà aperta dal 4 al 25 novembre e come scritto nell’articolo 3 la “registrazione dovrà avvenire con procedure distinte dalle operazioni e dall’esercizio del voto”. Poche parole frizioni all’infinito. In pratica la registrazione all’albo avviene da una parte, il voto da un'altra. Primo no ai desideri dei renziani, ovvero l’accorpamento della procedura. Questo primo paletto apre la strada ad un altro vincolo che farà discutere: la platea elettorale.

Si perché sempre il terzo articolo, nero su bianco, parla chiaro: “Le iscritte e gli iscritti all’Albo costituiranno la base elettorale delle primarie e avranno automaticamente diritto di voto all’eventuale secondo turno”. Iscriversi al primo turno è l’unica possibilità per partecipare all’eventuale ballottaggio. Qui la questione si fa decisiva. La partita dell’affluenza infatti sembra quella decisiva, o meglio è sicuramente il miglior alleato della corsa Renzi.

Per questo lo scontro sull’accesso al voto non è un capriccio retorico, stucchevole, ma sostanza pura. Ed allora nelle regole è stata introdotta una Collegio dei Garanti. Quattro membri: Luigi Berlinguer, Francesco Forgione, Francesca Brezzi e il docente di diritto amministrativo Mario Chiti. A loro “è delegato il compito di approvare i regolamenti per lo svolgimento delle primarie”, certificheranno la regolarità del procedimento elettorale e proclameranno il vincitore. Ma non solo: “Il Collegio dei Garanti disciplinerà le modalità di iscrizione all’Albo da parte di coloro che si sono trovati  nell’impossibilità di  registrarsi nel periodo dal 4 al 25 novembre”. In sostanza a loro il compito di fissare le deroghe. 

RENZI – Carta d’intenti, iscrizione e voto disgiunti, albo e deroghe. Una proposta (troppo leggera e “generica”) e tre schiaffoni. Almeno è questa la percezione che ha avuto Renzi dentro il camper. E così parte al contrattacco: “Purtroppo sono state fatte delle regole a mio giudizio sbagliate. Bersani aveva dato la sua parola che le regole non sarebbero cambiate, che le uniche regole cambiate avrebbero allargato la partecipazione. Purtroppo, spiace dirlo, non è andata così”.

Guerra fredda insomma e fine, per quel che riguarda Renzi, del bonus fiducia da riporre nel segretario Pd. Per questo dopo il j’accuse, il sindaco di Firenze suona la tromba del serrate le fila: “Noi risponderemo con la nostra lealtà ai loro cambi di regole. l nostro entusiasmo è più forte delle loro regole”. Lealtà, entusiasmo, forza e per finire un classico di repertorio: “Qualsiasi regola ci si possa inventare, non si ferma il vento con le mani”. 

POST SCRIPTUM – Il pezzo sarebbe finito ma c’è un ultimo passaggio da sottolineare in tema di trasparenza finanziaria. Tra le regole delle primarie Pd, Sel, Psi, c’è una norma che riguarda il finanziamento privato ai candidati. “Ai fini della trasparenza – è scritto nell’impianto normativo all’articolo 7 – è fatto obbligo a ciascun candidato/a di comunicare al Consiglio dei Garanti e di pubblicare online, con cadenza settimanale, ogni contributo, diretto o indiretto, superiore ai 500 euro, nonché di rendere disponibile al Consiglio dei Garanti tutta la documentazione relativa alle entrate e alle spese per le primarie”. Fino a 500 euro no, dopo si. Trasparenza?

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