Lunedì, 26 Luglio 2021
Politica Milano

Mediatrade, Confalonieri e Pier Silvio Berlusconi condannati in appello

Ribaltato il verdetto di primo grado: il presidente di Mediaset e il suo vice sono stati condannati in appello a un anno e due mesi

Pier Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri

MILANO - Il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, e il suo vice, Pier Silvio Berlusconi, sono stati condannati in appello a 1 anno e 2 mesi per il caso Mediatrade. I giudici della Seconda Corte d'Appello di Milano hanno ribaltato l'esito del procedimento di primo grado che si era concluso nel luglio 2014 con l'assoluzione di tutti gli 8 imputati, accusati a vario titolo di frode fiscale e riciclaggio.

LA CONDANNA - Nello specifico, Pier Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri sono stati condannati per il reato di frode fiscale relativo esclusivamente all'anno 2007. Nei loro confronti i giudici hanno disposto la sospensione condizionale della pena e la non menzione della condanna nel casellario giudiziario. 

SEI ASSOLUZIONI - Assolti, invece, tutti gli altri 6 imputati, tra cui il produttore cinematografico Frank Agrama e gli ex manager Mediaset Daniele Lorenzano, Giovanni Stabilini e Gabriella Ballabio. Accolte solo in parte le richieste del pm Fabio De Paquale di condannare tutti gli 8 imputati a pene comprese tra un massimo di 4 anni e un minimo di 3 anni e 2 mesi.

LE ACCUSE - Al centro della vicenda, le presunte irregolarità compiute da Mediaset nell'acquisto dei diritti televisivi e cinematografici alle majors statunitensi. Compravendita che, per l'accusa, sarebbe avvenuta tramite l'intermediazione di una serie di società schermo, tutte in realtà riconducibili allo stesso gruppo di Cologno Monzese. Un "meccanismo di frode", lo aveva definito il pm De Pasquale durante la sua requisitoria in aula, creato ad hoc per "gonfiare" il prezzo finale dei diritti tv, creare fondi neri all'estero e frodare così il fisco italiano per una cifra quantificata dal rappresentante della pubblica accusa in 8 milioni di euro.

LA RABBIA DI GHEDINI - Duro il commento dell'avvocato Niccolò Ghedini, storico difensore di Silvio Berlusconi che in questo procedimento ha assistito il figlio Pier Silvio: "E' una sentenza assolutamente incomprensibile, c'era stata un verdetto di assoluzione in primo grado e ci aspettavamo che venisse confermato anche in appello. Ma qui a Milano - ha aggiunto, polemizzando - ci si può aspettare di tutto". Secondo il legale padovano, inoltre, è un verdetto "stupefacente perché la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo prevede espressamente, così come la Cassazione, che per aggiornare 'in peius' una sentenza occorre riaprire il dibattimento, cosa che avevamo chiesto e che non ci è stata concessa. Avevano chiesto l'acquisizione di nuovi, importanti documenti arrivati dall'Irlanda ma non ci è stata concessa". E ancora: "E' impensabile ritenere responsabili soltanto Pier Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri e non tutti gli altri protagonisti di questa vicenda, compreso Agrama".

IL RICORSO - Praticamente scontato il ricorso in Cassazione di Pier Silvio Berlusconi e Confalonieri. Resta da vedere se ci sarà lo spazio per celebrare il terzo grado di giudizio: tenuto conto della sospensione dei termini per 7 mesi disposta durante il dibattimento, la prescrizione per una frode fiscale realizzata nel 2007 scatterà infatti a fine anno.

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