Lunedì, 27 Settembre 2021
Politica

I mille giorni di Renzi: "Facciamo le riforme, è l'ultima chance"

Il premier, prima alla Camera e poi al Senato, illustra la sua idea di Italia nei prossimi mille giorni: un Paese che riparte e torna a correre, grazie soprattutto alle riforme che "verranno realizzate anche a costo del consenso"

ROMA - "E' l’ultima chance per recuperare il tempo perduto". Matteo Renzi ha parlato di countdown, di giorno zero, presentando oggi in Parlamento il programma di governo per "i mille giorni", con un'informativa urgente alle Camere.

Il premier ha rivendicato i suoi risultati davanti alla platea sempre più ampia degli scettici e ha fatto promesse, fissato obiettivi e tempistiche dell'azione di governo per i prossimi mesi. Lo ha fatto parlando prima a Montecitorio e poi a Palazzo Madama, in attesa della direzione del Pd in serata. Nel programma messo a punto dall'esecutivo si affrontano i temi della legge sui diritti civili, la riforma della Rai, l'uso dei fondi europei, la riforma della scuola, il lavoro.

DIRITTI CIVILI, EUROPA, SCUOLA  - È lo stesso premier a ricordarli nella sua informativa alla Camera. Renzi ha assicurato che "ci sarà una legge sui diritti civili" e "ci sarà la riforma della Rai in cui la governance è sottratta da scelte di singoli partiti. E queste cose - ha aggiunto - le dice il segretario del più grande partito italiano, che non ha fino ad oggi mai incontrato il direttore generale della Rai, Gubitosi". Ancora, il premier si è posto come obiettivo quello di "spendere bene i fondi Ue altrimenti loro porteranno via noi". Attenzione inoltre "al sito di Expo, che sarà modello per tutta la Pubblica Amministrazione". Infine, ha aggiunto, "non andremo da nessuna parte se non avremo il coraggio di affrontare il tema della scuola", ricordando che al di là dei docenti, del personale amministrativo "sono i bambini la motivazione profonda per cui il pacchetto scuola è dovuto".

TORNARE A CRESCERE - Insomma, ha spiegato il premier, "quello che ci muove è l'interesse nazionale. Un interesse non in contrasto con gli ideali europei ma il cui perseguimento deve far sì che l'Italia recuperi il proprio ruolo nel mondo", con "una classe politica che pensi all'Italia, che torni ad aprire le finestre e guardare fuori". Questo programma di governo dei mille giorni, ha aggiunto il premier, rappresenta "l'ultima chance per l'Italia" e definirlo un "tentativo di dilazione, di prendere tempo" da parte dell'esecutivo è "una lettura grottesca e ridicola". L'orizzonte della legislatura in corso è quello fissato dalla "scadenza naturale", anche se il governo "non ha paura" delle urne, ha precisato il presidente del Consiglio. Parlando di economia, Renzi ha detto che l'Italia negli ultimi mesi ha "interrotto la caduta" ma "questo non basta, dobbiamo tornare a crescere". "L'Eurozona è ferma e l'Italia ha interrotto la caduta. Ma questo non basta, non è sufficiente. I numeri non sono più quelli devastanti di nove mesi fa, ma chi si accontentasse di interrompere la caduta avrebbe un problema per il quale farsi vedere da uno bravo". Il premier ha insistito: "Abbiamo bisogno di tornare a crescere. Può essere felice la decrescita solo per chi non ha mai visto un cassintegrato, per chi non ha mai visto un imprenditore vedersi respingere in banca una richiesta di fido. Noi abbiamo bisogno di rovesciare e reimpostare la scommessa politica ed economica di questo paese". L'intenzione del governo, ha continuato, sottolineando le capacità delle persone che hanno fatto grande l'Italia, è quella di "non mollare di un millimetro e di individuare quale sia l'orizzonte dei nostri impegni. Alla fine del programma dei 1.000 giorni l'Italia tornerà ad avere un ruolo, a fare l'Italia".

LE RIFORME - Il voto del Senato sulla riforma del bicameralismo è "importantissimo", perché dimostra che "il tempo delle rendite è finito per tutti" ha proseguito Renzi, "credo che con il loro voto i senatori abbiano svolto una funzione importantissima, hanno dimostrato plasticamente che il tempo delle rendite è finito per tutti". Poi ha ribadito l'importanza delle nuove riforme, in particolare di quella elettorale. La nuova legge elettorale deve essere "fatta subito non per andare alle elezioni" ma per vincere contro "l'incapacità della classe politica", "fare melina su questo - ha sottolineato - suonerebbe come un affronto a chi l'ha sollecitata in questi mesi", come "uno schiaffo alla classe politica". La nuova legge elettorale "non sarà una legge ad hoc - ha aggiunto - la faremo ascoltandoci, cercando punti di equilibrio. Però - ha sottolineato Renzi - sarà una legge dove sarà chiaro chi vince e le responsabilità che avrà. Una legge che toglierà alibi al vincitore che fallisce". E sulla riforma della giustizia ha precisato che deve servire anche a "cancellare il violento scontro ideologico del passato". "Io sono dalla parte di tutti coloro i quali garantiscono, lottano e combattono per l'indipendenza e la libertà della magistratura. E sono dalla parte di coloro i quali questa battaglia la fanno sempre, quando è comoda e quando è scomoda. Chi oggi volesse mettere in discussione la libertà della magistratura, troverebbe innanzitutto noi i primi e i più seri ostacoli" ha dichiarato Renzi. "Contestualmente, non accettiamo che uno strumento a garanzia dell'indagato - l'avviso di garanzia - costituisca un vulnus all'esperienza politica o imprenditoriale di una persona". Infine, sulla riforma del lavoro, ha precisato che se "procederà con tempi certi e serrati rispetteremo il lavoro del Parlamento. Altrimenti siamo pronti ad intervenire con urgenza perchè sul lavoro non possiamo perdere un minuto di più". E ha assicurato che "al termine dei 1.000 giorni il diritto del lavoro non sarà quello di oggi, che divide in cittadini di serie A e di serie B", dalla maternità alla cassa integrazione alle aziende sopra o sotto i quindici dipendenti. Renzi ha detto "basta ad un mondo del lavoro basato sull'apartheid".

IPOTESI VOTO ANTICIPATO - L'ipotesi di un voto anticipato potrebbe essere presa in considerazione solo se il Parlamento si dimostrasse incapace di fare ciò che è necessario nei "prossimi anni". Lo ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi parlando al Senato: "Qualcuno potrà sostenere che sarebbe necessario andare a votare, per alcuni aspetti potrebbe persino essere, dal punto di vista utilitaristico, una buona idea. Ma ogni valutazione sul passaggio elettorale deve essere preceduta dalla valutazione sulla capacità di questo Parlamento di fare le riforme nei prossimi tre anni. Noi chiediamo di abituarci al concetto che si vada a votare a febbraio 2018". "Insomma - ha aggiunto - non abbiamo paura nè del giudizio degli italiani nè del confronto serrato, ma pensiamo sia corretto impostare un ragionamento che ci porti al 2018 a condizione di mettere in campo le riforme necessarie anche su pubblica amministrazione, fisco, lavoro, giustizia, diritti civili, Rai. Questo è il senso del programma dei mille giorni". "Vi chiedo di votare le riforme perché servono innanzitutto a noi stessi" ha aggiunto, e, in riferimento alla legge, ha sottolineato: "Pensiamo sia giusto rapidamente procedere con la legge elettorale, non perché vogliamo andare a votare. E' un atto di dignità delle istituzioni". Ricordando "le parole del capo dello Stato" davanti alle Camere su questo punto, ha affermato che Napolitano disse che "le riforme erano un'obbligo morale verso i cittadini". Quindi ha concluso: "Quell'impegno io sento di doverlo fare mio".

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