Giovedì, 16 Settembre 2021
Politica

La proposta del Pd: "Passare da venti a dodici Regioni"

Il deputato Roberto Morassut e il senatore Raffaele Ranucci, entrambi del Pd, hanno presentato ieri la proposta per portare l'Italia da venti a 12 regioni. Ecco come cambierebbe il Paese

ROMA -  Uno statuto speciale per la Capitale che diventerebbe la 'Regione di Roma Capitale' inglobando i confini dell'ex provincia, oggi Città metropolitana. E una netta sforbiciata alle regioni italiane che dovrebbero passare da 20 a 12. E' il progetto contenuto nella proposta di legge costituzionale che punta alla revisione dell'articolo 131 della Costituzione presentata ieri alla Camera dai parlamentari Pd Roberto Morassut e Raffaele Ranucci.

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LE MODIFICHE

Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria finirebbero nella Regione Alpina;

Confermata la Lombardia;

Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino accorpate nella Regione Triveneto;

Confermata l'Emilia Romagna alla quale si aggiungerebbe la provincia di Pesaro;

Toscana, Umbria e la provincia di Viterbo passerebbero nella Regione Appenninica;

L'Abruzzo e le province di Rieti, Macerata, Ancona e Isernia finirebbero nella Regione Adriatica;

Roma Capitale diventerebbe Regione;

La Campania e le province di Frosinone e Latina si trasformerebbero nella Regione Tirrenica;

La Puglia con le province di Isernia e Campobasso darebbero vita alla Regione del Levante;

La Calabria e la provincia di Potenza sarebbero accorpate nella Regione del Ponente;

Nessun cambiamento, ovviamente, per Sicilia e Sardegna.

I RISPARMI - Se da un lato le regioni “hanno contribuito alla crescita delle comunità locali, alla tutela del patrimonio storico e ambientale, allo sviluppo delle infrastrutture e dell'impresa ed alla estensione del welfare” spiegano i due parlamentari “non può negarsi che negli ultimi 15 anni circa sono venute crescendo a livello regionale forme di dispersione della pubblica amministrazione con sprechi di danaro pubblico e con forme di inquinamento non controllabili”. Quello delle regioni per il deputato e il senatore è spesso stato un compito non assolto: “Hanno abdicato la loro funzione di programmazione” anche “attraverso la proliferazione di società controllate e enti troppo spesso sottomessi alla invasione delle lobby e delle lottizzazioni di correnti partitiche, sindacali e di organizzazioni di interesse in genere”.

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