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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
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Il governo Monti ridisegna la cartina dell'Italia

Il Consiglio dei Ministri non procederà all'accorpamento delle festività non religiose. Salvo "il calendario". Varato invece il regolamento per ridurre le province da 107 a 43. Ecco come cambierà la geografia del Paese

Tante, troppe critiche. Il rischio di una forte protesta da parte di sindacati e lavoratori. E così il Governo riunito in Consiglio dei Ministri, ha deciso di non procedere all'accorpamento delle festività non religiose (25 aprile, 1 maggio, 2 giugno) con le domeniche successive.

 Dopo il tentativo un anno fa dell'allora ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, anche stavolta è andato a vuoto l'attacco dei vertici delle Finanze alle giornate di festa.

LE MOTIVAZIONI - Il Consiglio ha deciso di non procedere all'accorpamento delle festività per tre ragioni. Anzitutto perché, secondo le stime della Ragioneria generale, la misura non dà sufficienti garanzie di risparmio, contrariamente a quanto indicato dalla norma (che individua nel risparmio di spesa la propria finalità principale).



Inoltre, perché a differenza di quanto indicato dal decreto legge del 2011 nella parte in cui fa riferimento a "diffuse prassi europee", non esistono in Europa previsioni normative di livello statale che accorpino le celebrazioni nazionali e le festività dei Santi Patroni.

Infine, perché l'attuazione della misura nei confronti dei lavoratori privati violerebbe il principio di salvaguardia dell'autonomia contrattuale, con il rischio di aumentare la conflittualità tra lavoratori e datori di lavoro.

Nel corso del Cdm è stato invece varata la circolare con i criteri per procedere alla riduzione delle Province.

LE PROVINCE: I CRITERI - Sulla base dei criteri di riordino delle Province decisi dal Cdm, sarebbero 64 su 107 le Province da accorpare, di cui 50 in Regioni a Statuto ordinario e 14 in Regioni a statuto speciale. Le Province 'salve' sarebbero dunque 43 su 107 di cui: 10 metropolitane, 26 in Regioni a Statuto ordinario e 7 in Regioni a statuto speciale.

Ecco le province che saranno tagliate.

TOSCANA: Grosseto, Siena, Arezzo, Lucca, Massa Carrara, Pistoia, Prato, Pisa, Livorno

PIEMONTE: Vercelli, Asti, Biella, Verbano-Cusio-Ossola, Novara

LOMBARDIA: Lecco, Lodi, Como, Monza Brianza, Mantova, Cremona, Sondrio, Varese

VENETO: Rovigo, Belluno, Padova, Treviso

LIGURIA: Savona, Imperia

EMILIA ROMAGNA: Reggio Emilia, Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini, Piacenza

LAZIO: Latina, Rieti, Viterbo

CAMPANIA: Benevento

PUGLIA: Taranto, Brindisi, Barletta-Andria-Trani

CALABRIA: Crotone, Vibo Valentia

UMBRIA: Terni

MARCHE: Ascoli Piceno, Macerata, Fermo

ABRUZZO: Pescara, Teramo

BASILICATA: Matera

MOLISE: Isernia

FRIULI VENEZIA GIULIA: Pordenone, Gorizia

SARDEGNA: Sassari, Olbia Tempio, Nuoro, Oristano, Medio Campidano, Ogliastra, Carbonia

SICILIA: Trapani, Enna, Caltanissetta, Siracusa, Ragusa. 

(foto: dal Corriere della Sera)

 

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