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Sabato, 29 Gennaio 2022
Il colloquio

"Berlusconi non sarà presidente, senza accordo per il Quirinale è crisi di Governo"

Il monito del sottosegretario Della Vedova, che spiega a Today: "Draghi ha rilanciato la palla nel campo del Parlamento, ora spetta ai partiti, ma il semipresidenzialismo una illusione"

"Renzi dice una cosa vera quando ricorda come il Presidente della Repubblica si possa eleggere con una maggioranza diversa da quella di Governo. Poi però c’è un elemento di sostanza, di tenuta di questa maggioranza perché, se i partiti si scontrassero sul Quirinale, la maggioranza rischierebbe molto. A quel punto io vedrei difficile ricostituirne una nuova capace di affrontare i temi, come si è reso necessario fare fino ad oggi. Deve essere questa maggioranza a scegliere il Presidente, magari con un fronte anche più ampio, altrimenti vedo un percorso complicato. Ma soprattutto noi restiamo in un momento complicato. Non vorrei che l’ultimo anno positivo ci abbia anestetizzato dalle difficoltà di un anno fa, ma che esistono anche oggi. Dalla pandemia di Covid al rilancio dell’economia, al Pnrr, non si pensi che abbiamo scollinato".

È quasi un monito alla responsabilità di tutti i partiti politici quello di Benedetto Della Vedova (Più Europa), sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale che, direttamente a Today.it, spiega quali sono gli scenari che si aprono nel panorama politico italiano all’indomani della autocandidatura del Premier Mario Draghi al Quirinale. 

"Però al Quirinale non ci si candida, - puntualizza Della Vedova - nel senso che bisogna vedere cosa decideranno i partiti e i gruppi parlamentari. Infatti il presidente Draghi è stato attento ad usare un certo linguaggio dal quale si è capito che lui è pronto a servire le istituzioni, laddove deciderà il Parlamento. Il che è un rilanciare la palla nel campo dei partiti. Lui ha detto: "Io a disposizione, i partiti decideranno che ruolo assegnarmi".

Però lei ha detto di temere che i partiti possano spaccarsi sul Quirinale. Cosa può succedere a quel punto?
"Che sarà difficile metterne in campo un’altra che serva al Paese come sta servendo questa che c’è ora". 

A quel punto il successore di Mattarella dovrebbe sciogliere le Camere.
"Questo porterebbe a sospendere tutto per 3 o 4 mesi". 

Quindi si andrebbe alle elezioni. 
"Per quello dico che altre maggioranze sono possibili, ma sono molto rischiose. Ok, un’altra maggioranza è possibile in teoria, ma in pratica io vedo che se questa salta, sarà molto complicata metterne in piedi un'altra dopo".

Da dove arriva questo suo timore? 
"
Vedo già una maggioranza che, su scelte economiche, ha spintonato il Governo, perdendo un po’ di smalto. Devo dire che già con questa finanziaria, ho visto un atteggiamento non del Governo ma dei partiti molto business as usual, cioè che mettere mano alla spesa pubblica di qua e di là senza farsi troppe domande, i partiti sono tornati a fare passi indietro, mentre dobbiamo tener la barra dritta sulle riforme".

Cioè lei fa riferimento alle così dette mancette e al classico assalto alla diligenza. 
"Ma sì, sulle pensioni quota cento non è stata superata definitivamente; il superbonus; la legge sulla concorrenza messa da parte. Per questo dico che il proseguo di questa legislatura dipende dalla tenuta della maggioranza e, per quel che mi riguarda, è importante che la legislatura vada avanti. Non vorrei che in questo approccio al Quirinale si perda di vista la situazione generale dell’Italia, che vive un processo positivo di crescita economica, ma che potrebbe perdere tutto in poco tempo". 

E quale sarebbe lo scenario che non andrebbe a spaccare la maggioranza? Draghi al colle o a Chigi? 
"Io credo che l’unico modo per tenere la maggioranza compatta sia quello di concordare con Draghi il futuro scenario, il migliore tra quelli effettivamente praticabili, così da non creare scossoni istituzionali che andrebbero a fermare il ritorno alla crescita del Paese".

Se il Presidente fosse Draghi, si aprirebbe davvero una fase di semipresidenzialismo? 
"A me piacerebbe un semipresidenzialismo, non di fatto ma di diritto, cioè un modello alla francese mi piacerebbe. Le cose di fatto sono belle da dire ma più difficili da realizzare. Alla fine la maggioranza del parlamento deciderà comunque quello che vuole. Il Presidente della Repubblica ha un ruolo importante ma niente lo scherma dalle maggioranze parlamentari. Quando c’è una maggioranza parlamentare, il Presidente può fare moral suasion ma deve sempre rispettarla se si muove nel perimetro della costituzione. È un’illusione che sia possibile avere un semipresidenzialismo di fatto".  

Giorni fa lei diceva che “prima di parlare con gli altri, i partiti più grandi dovrebbero chiarirsi al loro interno e verificare la sintonia tra leader e gruppi parlamentari”. Quindi quale è il partito che secondo lei arriverà più compatto alle votazioni e con meno franchi tiratori? 
"È difficile dirlo perchè c’è una compattezza di facciata, poi ci sono i voti veri, quindi anche i partiti che appaiono come una falange, a scrutinio segreto non si riveleranno quelle testuggini perché ci sono troppi interessi in campo: illusioni, disillusioni e rancori personali possono giocare un ruolo". 

Di sicuro manca un regista, secondo lei chi può essere? 
"Non c’è, ma al momento buono la maggioranza dovrebbe riunirsi, invitando anche Draghi alla discussione, che non è un regista, ma certamente in quest’anno ha acquisito un ruolo politico ed è stato colui che ha garantito la tenuta della maggioranza".  

Salvo che Draghi stesso sia uno dei candidati. 
"
Tanto non ci sono candidati ufficiali, non ci sono moduli, lo ha fatto un po’ Berlusconi, ma non c’è un modo per candidarsi ufficialmente". 

Berlusconi è possibile? Lei lo voterebbe?
"Non credo che Berlusconi sarà Presidente Repubblica".
 

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