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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Quirinale

Conte rassicura il fronte del "Mattarella bis", ma in assemblea si espone solo il 22% degli eletti

Dei 50 interventi, la maggioranza ha ribadito fiducia incondizionata a Giuseppe Conte

Il Movimento 5 Stelle si riunisce in diretta zoom con tutti i parlamentari per discutere del voto del Presidente della Repubblica. Giuseppe Conte ha esercitato il ruolo che meglio gli riesce: l’uomo capace di rassicurare gli animi in fibrillazione. Infatti una delle principali cose che la minoranza voleva sentirsi dire, Conte l’ha detta: "Sono qui per ascoltare la vostra voce e per ricevere il mandato forte da voi che siete i rappresentanti dei cittadini". Il presidente del Movimento ha così mandato un messaggio distensivo a chi recriminava alla dirigenza di non coinvolgere a sufficienza gli eletti. "Quando avremo una prospettiva di soluzione più concreta sul tavolo chiederò una congiunta per informarvi tutti direttamente. - ha anche aggiunto Conte - Nel frattempo, se ci sarà qualche passaggio, qualche articolo che non vi risulterò chiaro, non esitate a contattare i rappresentanti del vostro gruppo, capigruppo e vice capigruppo. Non voglio che rimaniate all'oscuro di quello che sta accadendo".

Bene. Ma i numeri fanno discutere. Su 232 parlamentari (a cui vanno aggiunti quattro grandi elettori) erano collegati in 182 (ne mancavano 50). Di questi 182 sono intervenuti in 50, mentre 132 sono rimasti in silenzio. Ha dunque parlato il 22% degli avanti diritto di voto. Il punto sollevato da alcuni parlamentari è che quelli che tacciono sono più o meno sempre gli stessi e per loro questo dovrebbe essere un elemento su cui dovrebbe riflettere lo stesso Conte. Il motivo? Secondo fonti parlamentari è un mix di paura e strategia. Chi non parla vorrebbe evitare di farlo per essere sicuro di avere mani libere al momento in cui si troverà a decidere il nome da gettare nell’urna. Preferirebbero restare in attesa del nome per il Quirinale e, sulla base di quello, decidere. Se fosse così, sarebbe un disastro per Conte perché certificherebbe la sua incapacità di compattare il gruppo più numeroso del Parlamento. Non può fallire. Anche Letta conta su di lui.

La lettura di alcuni si scontra con la razionalità di chi, sempre tra i 5 stelle, è convinto sia solo una questione di spazio: la riunione è infatti cominciata alle 18 e terminata alle 21,30 circa. Quasi quattro ore in cui, oltre al discorso dell’ex Premier, hanno potuto parlare deputati e senatori per tre minuti ciascuno. Impossibile dunque pensare che potessero avere spazio tutti. Altrimenti sarebbe stata eterna. "Io non sono intervenuto semplicemente perchè quello che volevo dire lo ha detto un collega prima di me" dice una deputato. 

Al di là dei numeri c’è il fatto che Conte non si è sbilanciato. Forse non si fida o forse ci sono dei nomi da non bruciare. Una cosa è certa: il fronte della polemica e di chi non si sente abbastanza considerato è in minoranza perché, numeri alla mano, dei 50 interventi, circa 40 hanno ribadito fiducia incondizionata a Giuseppe Conte, invitando gli altri a fare altrettanto, mentre sono solo una decina quelli che chiedono una maggiore condivisione di intenti da parte di Conte e della presidenza. Sono gli stessi del fronte "Mattarella bis", cioè quelli che vogliono il totale mantenimento dello statu quo: Draghi Premier e un secondo mandato di Sergio Mattarella. Non è quello che vuole Conte insieme alla maggioranza parlamentare del Movimento, che auspica una figura di grande valore e, eventualmente una donna. Fatto sta che ieri la riunione ha visto la convergenza di tutti, partendo da due grandi cardini su cui non si divide mai nessuno: al Quirinale no assoluto a Draghi e Berlusconi, seppur per motivi differenti. Lo ha confermato anche Conte quando ha detto che "stiamo pagando un prezzo politico alto per il sostegno a questo governo ma serve garanzia di continuare la sua azione per non ritardare il bisogno di vita dei cittadini. Il governo non perda neanche un giorno di lavoro”. Per cui, mentre si tratta per il Quirinale, nessuno pensi a "elezioni anticipate" perché la fase economica e sanitaria è ancora emergenziale. 

C'è anche tempo per un appello. Da Mauro Coltorti a Gianluca Ferrara, da Angela Raffa a Maurizio Santangelo, da Giorgio Fede a Marco Bella, passando per Daniela Torto, Alessandra Maiorino, Davide Serritella Agostino Santillo. Loro hanno espresso il loro sostegno per un mandato al leader grillino nelle trattative sul Quirinale. "Dobbiamo essere compatti. No a fughe in avanti che potrebbero compromettere il potere contrattuale del nostro capo politico", dice il senatore Ferrara. "Sono ottimista - gli fa eco Santangelo - perché credo che come Movimento siamo arrivati in piena forma, abbiamo un presidente che ha pieno mandato dagli iscritti per rappresentarci in ogni sede". "Ho grande fiducia, penso che non dobbiamo spaccarci. Non esistono gruppi di Camera o Senato, ma solo il MoVimento. Conte sa come muoversi e decidere", le parole di Giorgio Fede.

Alla fine tutti si fidano di Conte, che incassa la delega di tutto il Movimento. Anche se sono due concetti diversi di fiducia. Per i più Conte deve lavorare in autonomia senza perdere tempo a coinvolgere tutto il gruppo parlamentare. E’ stato eletto dal popolo a 5 Stelle e tanto basta. Per altri la fiducia significa confronto costante con tutti per poi andare ai tavoli e rappresentare al meglio quella congiuntura di senatori e deputati. Non manca inoltre chi, come Primo Di Nicola e Danilo Toninelli, torna a insistere sull'ipotesi Mattarella bis chiedendo il voto degli iscritti. "E’ un passaggio che si può valutare. - dice un senatore - Perché no? In fondo siamo nati da lì. Non possiamo dimenticare la nostra storia".

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