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Martedì, 17 Maggio 2022
Ore calde

Sul Quirinale sono partite trattative incrociate: ecco i tre nomi forti

La prima giornata di voto si è chiusa con la stragrande maggioranza di schede bianche. Toti: "Draghi ok, ma scongiurare elezioni anticipate"

"Noi eleggiamo al Quirinale "Bianca Scheda". E’ con questa battuta che la senatrice Emma Bonino esprime la sua amarezza per la giornata politica di oggi, quando le Camere, riunite in seduta plenaria, non hanno raggiunto il quorum per il tredicesimo Presidente della Repubblica. Quasi l’intero Parlamento ha votato scheda bianca. Era quella l’indicazione dei partiti perché il nome dell’uomo o della donna che dovrà succedere a Sergio Mattarella ancora non c’è. Infatti quella di oggi è stata la prima vera giornata in cui i partiti hanno cominciato a ragionare sul nome di un Presidente della Repubblica. Il tempo stringe perché non è un momento storico qualunque. C’è la pandemia, la crisi economica e un Paese che aspetta di essere rilanciato con il Pnrr. Lo ha detto oggi anche il sentore Matteo Renzi: si deciderà tutto giovedì o venerdì, cioè a partire dalla quarta chiamata, quando basterà la maggioranza assoluta (50% più uno) per raggiungere la soglia minima. Ma serve un nome condiviso, resistente al fuoco dei franchi tiratori. 

Trattative incrociate: anche Draghi incontra i partiti 

E infatti mentre a Montecitorio si votava, fuori dal palazzo i leader di partito si incontravano per cercare un nome condiviso. In mattinata è stato subito incontro fra il segretario del Pd Enrico Letta e il Presidente del Movimento Giuseppe Conte. Poi quest’ultimo, ma nel pomeriggio, ha incontrato il leader della Lega Matteo Salvini e fonti pentastellate parlano di una sinergia importante fra i due. Su quali nomi? Pierferdinando Casini, Mario Draghi e Maria Elisabetta Casellati. Sono gli stessi di cui hanno parlato Conte con Letta e Letta con Salvini. Pare che però, nelle ultime ore, siano salite le quotazioni del Premier. Qualcuno è anche convinto che nel Movimento 5 Stelle ce ne siano molti pronti a votare Draghi, ma se si resta ai numeri dei parlamentari che si sono esposti in favore di Draghi ieri in una riunione con Conte, parliamo di una manciata di elettori. Anche se non è detto che quei pochi pentastellati pro Draghi, non siano la punta di un iceberg. Del resto anche il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio starebbe spingendo molto su Draghi, convinto possa essere la scelta giusta. Anche Draghi ha incontrato i leader di partito. Anche lui è in piena trattativa e lavora per il suo futuro, in impaziente attesa di un feedback dei partiti. Sono ore di trattative incrociate. Tuttavia per Conte, come anche per gran parte dei parlamentari pentastellati, Draghi è ancora indigeribile. E anche Salvini fa resistenza. 

Ha reso l’idea il senatore M5S Giuseppe Auddino: "Se l'attuale Presidente del Consiglio Draghi dovesse salire al Colle avremmo un passaggio negativo ulteriore. Una volta eletto, Draghi non potrebbe restare a capo del Governo motivo per cui il Presidente della Repubblica Mattarella dovrebbe accettarne le dimissioni mentre Draghi (non più capo del Governo, non ancora capo dello Stato) dovrebbe restare in attesa fino al passaggio di consegne. Una volta al Quirinale Draghi dovra' scegliere il proprio sostituto a Palazzo Chigi. Di fatto una modifica dell'assetto istituzionale. Un paradosso senza precedenti che va a stravolgere la nostra Carta costituzionale e l'equilibrio fra la Presidenza della Repubblica, l'esecutivo e il Parlamento". Tanto che diversi parlamentari del Movimento 5 Stelle dicono con decisione che, se dovessero arrivare ordini di scuderia su Draghi, loro non lo voterebbero comunque. 

Toti: "Draghi ok, ma servono serie di garanzie"

Tuttavia Draghi, questo è certo, è un nome sul tavolo. Un tavolo dove però non c’è stallo. Ne è convinto il Presidente della Liguria Giovanni Toti che ha detto che siamo in piena fase di trattativa. "Non si fanno più alte le quotazioni di Draghi però. Il suo è sicuramente un nome spendibile che fa il mestiere di Presidente del Consiglio e di garante di una maggioranza complessa. Semmai i patiti dovessero decidere di spostarlo al Quirinale, è evidente che prima bisognerebbe trovare un nuovo equilibrio e dunque un nuovo inquilino di Palazzo Chigi". Dunque se Draghi vuole salire al Colle, ed è una possibilità ci deve essere un accordo fra partiti per un Governo nuovo e saldo e un Premier all’altezza del ruolo. Le garanzie? "Che la legislatura continui – prosegue Toti – che il Governo abbia una maggioranza come questa se non più allargata, che non ci siano rischi di elezioni anticipate, magari un rafforzamento della compagine ministeriale e un allargamento del perimetro del Governo".  Neanche troppo tra le righe, significa che se Draghi va al Colle, la partita vera diventa il Governo e se si vuole il voto dei partiti ora, quei partiti dovranno essere coinvolti nel futuro prossimo governo. 

Giovanni Toti - foto Ansa-2

Lo spoglio: schede bianche e voti in libertà 

Intanto la giornata di oggi si è chiusa con la stragrande maggioranza sono schede bianche. Per il resto voti in libertà. Preferiti il presidente Sergio Mattarella, i magistrati Paolo Maddalena, Carlo Nordio e Nicola Gratteri, le donne Elisabetta Belloni e Marta Cartabia, poi i politici Silvio Berlusconi, Ettore Rosato, Umberto Bossi, Pierluigi Bersani, Francesco Rutelli, Walter Veltroni, Marco Cappato e spunta anche Craxi. Come di consueto voti che sconfinano anche nel mondo del giornalismo (Bruno Vespa in testa ma anche Alfonso Signorini e Claudio Sabelli Fioretti) e dello sport come Claudio Lotito. Lo spoglio è durato un'ora e domani potrebbe ripetersi la stessa cosa.

Quella delle schede bianche "è una decisione presa sia dallo schieramento di centrodestra che da quello di centrosinistra. – spiega la deputata di Coraggio Italia Elisabetta Ripani - Coraggio Italia fa parte del centrodestra quindi propendiamo per questa soluzione iniziale. Siamo solo al fischio di inizio di questa partita. Vedremo poi quali saranno le trattative e le decisioni dei partiti. L’auspicio è che ci sia una fumata bianca il prima possibile su un nome che sia largamente condiviso e di spessore, che possa fungere da garanzia del Paese. Per i nomi aspettiamo, ma penso che alla quarta o quinta votazione verrà fuori il nome del Presidente della Repubblica". 
 

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