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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Disabili

E' down: ragazzo straniero non può essere cittadino italiano

Pur essendo nato in Italia, a un diciottenne albanese non è stato concesso il diritto di essere riconosciuto come cittadino italiano. Il motivo: è incapace di prestare giuramento. La denuncia della Lega per i diritti delle persone disabili.

Il riconoscimento della cittadinanza italiana per un ragazzo straniero nato e cresciuto nel nostro paese è un diritto. Un diritto conquistato 'sul campo'. Sono i cosiddetti 'stranieri di seconda generazione'.

Ma in questo strano paese può accadere che questo diritto venga negato se alla tua condizione di straniero si associa quella di 'invalido'. In questo caso, se oltre ad essere albanese sei down.

Potrebbe sembrare una storia assurda. Invece è realtà. Il protagonista di questa triste vicenda è un 18enne albanese ma nato e da sempre vissuto in Italia. Il problema, per le nostre leggi, è che questo ragazzo è affetto dalla sindrome di down. E, pertanto, non può giurare 'da italiano'.

"Lo scoglio" spiega l'avvocato della Lega per i diritti delle persone con disabilità, Gaetano De Luca "sta proprio nel giuramento, passaggio ritenuto imprescindibile per un diciottenne straniero nato in Italia che vuole diventare italiano".

Il giuramento è un atto giudicato "personalissimo" e nessuno - neanche un genitore o un amministratore di sostegno nominato dal Tribunale - può pronunciarlo per conto di un figlio o di un tutelato.

Ma come spesso accade delle leggi, anche se scritte, creano ingiustizia. E così la madre di questo ragazzo ha scritto al portale stranieriinitalia.it denunciando questa incredibile storia: "Mio figlio è nato qui e ha appena compiuto 18 anni ma è affetto dalla sindrome di down. Può diventare cittadino italiano entro il compimento del suo diciannovesimo compleanno? Posso presentare io per lui la domanda al Comune di residenza?".

La risposta è 'no'. Il ragazzo down è infatti considerato persona "incapace di intendere e di volere". Per aggirare questo ostacolo normativo l'associazione Ledha ha deciso di fornire supporto legale a questa vicenda e proprio su tutto ciò si esprimerà anche il Tar del Lazio.

"Per poter risolvere il problema" spiega l'avvocato De Luca "basterebbe che l'Italia rispettasse la Convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità ratificata dal nostro Paese con la legge n. 18 del 2009. Tale legge obbliga gli Stati firmatari a riconoscere alle persone disabili il diritto di cambiare cittadinanza".

A sostegno dell'associazione Ledha si è già schierata un'altra associazione, quella di Luca Coscioni. "Faccio appello al ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, alla sua veste istituzionale, ma anche alla persona, che so essere particolarmente sensibile al tema. Segnalo il caso di Cristian, un ragazzo affetto dalla sindrome di Down cui viene negata la cittadinanza perche' considerato - in base a un mero pregiudizio - incapace di prestare il previsto giuramento, passaggio fondamentale per diventare cittadino italiano".

A chiedere l'intervento del ministro Cancellieri è Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata Radicale e presidente onoraria dell'assocazione. "Cristian è nato a Roma, da madre colombiana e da un padre italiano che non ha voluto riconoscerlo. Secondo la legge italiana, come è stato riferito dalla madre all'anagrafe - si legge in una nota - Cristian non ha diritto a essere riconosciuto neanche dal nostro Stato. Tuttavia l'Italia ha ratificato la convenzione delle Nazioni Unite per i diritti delle persone disabili secondo la quale il diritto alla cittadinanza non e' negabile. E' dunque una mera e miope questione di burocrazia che mi auguro sia celermente superata; una soluzione va essere trovata".

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