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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Rai / Roma

Rai, Santoro si candida: "Io e Freccero, direttore e presidente"

In occasione del convegno indetto dall'Idv sul servizio pubblico, il conduttore attacca azienda e Agcom. Di Pietro: "Invitiamo il Pd a non spartirsi le poltrone"

Stavolta ha scelto un luogo molto più istituzionale, un convegno sulla Rai - "Cambiare la musica, cambiare l'orchestra" -  organizzato nei locali degli uffici della Camera dall'Italia dei Valori, per portare avanti la sua crociata. "Io e l'amico Freccero ci candidiamo alla direzione a alla presidenza Rai: una provocazione per far sì che tutti gli altri aspiranti debbano presentare il loro curriculum vitae". Michele Santoro torna così sul tema Rai e rilancia campagna: "Cambiare la musica, cambiare l'orchestra". Un'orchestra che sarebbe pronto a condurre, insieme a un duo d'eccellenza: Carlo Freccero e Marco Travaglio.

Come suo stile, Santoro non si è limitato a portare elementi giornalistici alla discussione, ma si è lanciato in quello che è un vero e proprio programma politico sulla Rai e sul servizio pubblico. Stavolta, l'attacco è all'Autorità garante per le comunicazioni: "La maggior parte dei membri dell'Acgom arrivano direttamente dalle stanze dei partiti: questo non può più essere". 

Travaglio fedele scudiero - "Sento parlare di privatizzare la Rai. Ma è così da anni: metà ai partiti, metà al Vaticano, con incursioni P2". D'altra parte "l'editto bulgaro non è stato un errore, ma un capolavoro: è in vigore ancora oggi, sta per compiere i 10 anni". E ancora: "Oggi in Tv non si può più dire, fare, inventare niente. Ci sono centinaia di persone in Rai che possono farlo". Così come "la legge Gasparri non fa che riassumere quel che vogliono i partiti: tutti quelli che vogliono tenere i piedi nella Rai".

Di Pietro: "I partiti rinuncino alle poltrone" - Durissimo l'intervento del "padrone di casa", Antonio Di Pietro, che ha concluso il convegno con un invito ai partiti "e in particolare al Pd, a non prendere parte alla logica di spartizione delle poltrone del prossimo cda Rai. Invitiamo a rinunciare e denunciare con forza: lasciamo al padrone e ad altri le malefatte. Se le cose non vanno bene non si partecipa e si resta fuori, altrimenti si diventa conniventi se non complici della spartizione". 

 

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