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Venerdì, 20 Maggio 2022
Crisi economica

Crisi, i bambini italiani nascono già indebitati

Rapporto choc "Atlante dell'infanzia (a rischio)" di Save the Children: futuro cancellato per bambini e giovani. Fermi alla terza media 18 bambini su 100. E ogni neonato ha 3,5 milioni di debito pubblico sulle spalle

Se vi dicessimo che ogni bambino che nasce in Italia è già "ipotecato"? Incredibile ma vero: un neonato al momento di vedere la luce si ritrova con 3,5 milioni di debito pubblico sulle spalle. Un numero, questo, che è il più alto d'Europa.

E' un quadro desolante quello fornito da Save the Children nel terzo "Atlante dell'infanzia (a rischio)": bambini sempre più fragili e poveri di futuro, esposti a sfide sempre più difficili.

Ben 18 giovani su 100 'dispersi' a scuola, fermi alla terza media, con punte di 25 su 100 in Sicilia e Sardegna e ben 5 minori su 100 a "cultura zero". E ancora: 15 minori su 100 vivono in territori altamente inquinati e 7 su 100 in territori con contaminazioni mafiose. E saranno appena 15 su 100 gli under 18 nel 2030, mentre nel 2050 gli ultraottantenni saranno quanti i bambini da 0 a 2 anni.

A tutto ciò, come detto, va aggiunto il preoccupante dato della crisi: ogni neonato nasce già "ipotecato", con una quota di debito pubblico pari a 3,5 milioni a testa.

La terza edizione dell'Atlante di Save the Children fornisce un quadro "molto preoccupante", come spiega Valerio Neri, direttore generale dell'associazione. "Possiamo leggere la stragrande maggioranza di queste mappe con il sottotitolo: 'indice del consumo di futuro dei bambini e dei giovani italiani', un indice che corre parallelo alla crisi economica, al debito pubblico, alla scarsità di asili nido, alla miseria della spesa sociale per l'infanzia in alcune aree del paese, alla mancanza di una politica per l'infanzia nazionale e organica, alla pochezza del sostegno pubblico alle famiglie giovani".

Insieme alla loro cameretta i 560.000 neonati quest'anno si ritrovano in eredità un'ipoteca di 3.500.000 euro di debito pubblico a testa (il più alto d'Europa). A cui si somma la povertà che cresce anziché arretrare fra la popolazione under 18: 7 minori ogni 100 in Italia, pari a 720.000, vivono in povertà assoluta, cioè privi di beni e servizi che assicurino loro un livello di vita accettabile. 417.000 nel solo Sud, con un aumento rispetto al 2010 di 75.000 piccoli grandi poveri, l'equivalente dell'intera popolazione infantile di Taranto e Messina.

D'altra parte, spiega Save the children, quanto possono aiutare i miseri 25 euro pro-capite all'anno di spesa pubblica investiti in servizi per l'infanzia e famiglie? A tanto ammonta la spesa pro-capite da parte dei comuni per famiglie e minori in regioni come la Calabria, oltre 8 volte in meno rispetto all'Emilia Romagna (282 euro annui). Con uno sbilanciamento nell'offerta di servizi cruciali come gli asili-nido: in Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Molise è compreso fra 2 e 5,5 il numero di bambini (ogni 100 da 0 a 2 anni) in carico agli asili nido pubblici o ad altri servizi integrativi, a fronte dei 27-29 in Valle d'Aosta, Umbria, Emilia Romagna.

"Il futuro dei bambini - sottolinea il direttore generale di Save the Children Italia, Valerio Neri - è stretto in una morsa: da una parte il peso del debito pubblico con la contrazione della spesa sociale, aggravato dalla crisi; dall'altra il rapido invecchiamento della popolazione, che costituisce un'ulteriore sfida ai sistemi di welfare, perchè drena risorse per le pensioni e per l'assistenza agli anziani".


 

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