Lunedì, 27 Settembre 2021
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Razzi, il selfie con Assad e il viaggio in Siria: "Io porto la pace"

Il senatore di Forza Italia parla a Rai Radio1: "Se uno mi chiede un selfie, io me lo faccio. Assad mi ha chiesto di fare un selfie con lui. Mi ha detto: lei è molto conosciuto, facciamoci un selfie"

Dopo il selfie col presidente siriano Bashar al-Assad, che ha provocato una vera e propria bufera mediatica, il senatore di Forza Italia Antonio Razzi a Un Giorno da Pecora su Rai Radio1 ha risposto punto per punto alle accuse che gli vengono mosse.

Cominciamo con la domanda più importante: perché ha fatto quello scatto?
“E' molto semplice: se uno mi chiede un selfie, io me lo faccio. Assad mi ha chiesto di fare un selfie con lui. Mi ha detto: lei è molto conosciuto, facciamoci un selfie, mi ha detto “selfie with you”.

Ma Assad è considerato un dittatore e lei, oltretutto, in foto sorrideva...
”Quando faccio un selfie cosa volete faccia, che mi metta a piangere? Poi l'ho pubblicato perché mi sembrava una cosa carina: scusate, un Presidente famoso che chiede un selfie a me, l'ultima ruota del carro...”

Ma – insistono i conduttori di Rai Radio1 Lauro e Cucciari -, Assad è considerato un dittatore, non è un semplice Capo di Stato.
“Se lo fa con me succede il putiferio, ma io ho visto su Twitter che Assad ha anche delle foto con Napolitano e con D'Alema. In quel caso, nessuno dice niente?”

Lei sapeva chi fosse Assad o ignorava i crimini di cui è accusato?
“Sono stato invitato dalla Duma (il Parlamento Russo, ndr) per vedere che situazione c'è in Siria. Non so che cosa ha fatto, se veramente ha fatto quello che si dice, è chiaro che non sono contento. Io sono un uomo di pace lo sanno tutti”.

Cosa ha pensato quando ci si è trovato faccia a faccia?
“Sono rimasto stupito perché ho pensato che somigliasse a Fabio Fazio, mi sono detto che gli somigliava molto”.

Visto il putiferio che ha scatenato col suo selfie, si sente di chiedere scusa a tutti?
“Non rispondo niente a chi mi critica. Scusa di cosa? Non ho ammazzato e non ho fatto niente a nessuno. Fabrizio Bertot, un ex europarlamentare, e un suo collega, Alberto Cirio, hanno ricevuto l'invito per andare in Siria dal presidente della Commissione Esteri della Duma e dal Vicepresidente della Duma. Mi hanno girato l'invito e sono andato, ma il biglietto l'ho pagato da solo”.

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Ma lei era l'unico parlamentare italiano. Come mai?
“Non so, me lo sono chiesto anche io. Però c'erano anche altri parlamentari europei, spagnoli, belgi, cechi, serbi, una trentina in tutto. Anche russi”.

Qual è stato il motivo dell'invito?
“Loro stanno facendo la nuova Costituzione. E io gli ho detto: è giusto che la facciate voi, voi coi vostri 'saggi'. E gli ho detto che se avessero voluto, avrebbero potuto anche guardare alla nostra, che è la più bella del mondo”.

Ma lei non gli ha chiesto spiegazioni sui diritti civili e la situazione del popolo siriano?
“Si infatti stanno facendo la nuova costituzione dove vengono sottolineati i diritti e i doveri di tutti. Spero porti pace e la fine della guerra”.

Dopo aver visto il selfie incriminato, Berlusconi l'ha chiamata?
“No, mica ho ammazzato qualcuno, perché avrebbe dovuto?”.

Qualche altro politico gli ha detto qualcosa?
“Si, anche uno del Pd, di cui non faccio il nome, un uomo. Mi ha detto: complimenti, tutti parlano di te”.

Prima di partire ha avvisato il Ministero degli Esteri?
“Si. Mi hanno detto: non abbiamo supporto da darti, è a tuo rischio. Ma io per la pace faccio tutto, anche se m'ammazzano fa niente”.

Ha visitato anche della basi in Siria?
“Si, una base russa, all''interno della quale visto tante armi sequestrate ai ribelli. Tutte armi europee e di contrabbando”.

Di quale nazioni europee?
“Le ho viste ma non dico quali, non devo essere io a dirlo. Italiane non ce n'erano”.

Lei dove ha dormito in Siria?
“In hotel, in centro, ad Aleppo. Certo, in periferia è tutto distrutto, peccato perché doveva essere bellissima”.

La sua famiglia si è preoccupata?
“Mia moglie mi ha detto: sei pazzo ad andare lì a rischiare la vita!” Ma è più forte di me: io devo provare a portare pace, quando posso”.

E il capogruppo FI al Senato l'ha avvertito?
“Certo - ha concluso a Rai Radio1, e mi ha detto: stai attento che non ti facciano barba e capelli”.

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