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Mercoledì, 24 Aprile 2024
Giustizia

La tortura sarà reato: "Per Aldrovandi e Cucchi"

Primo via libera del Senato al provvedimento che introduce la tortura nel codice penale. Ora è il turno della Camera. "Per Aldrovandi, Cucchi, per la scuola Diaz e Bolzaneto". Ma non tutto il Pd è soddisfatto

"Mi piace dedicare il voto di ai familiari di Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva, Stefano Cucchi, Michele Ferrulli, Riccardo Rasman e di tutti gli altri cittadini morti mentre la loro persona era in disponibilità del potere statale. Spero che il nuovo reato aiuti a evitare casi analoghi in futuro e a sanare la ferita aperta nel paese dalle torture avvenute nel 2001 a Genova nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto" dice il senatore Pd Sergio Lo Giudice nel suo intervento nel corso della discussione sul disegno di legge per l’introduzione del reato di tortura nell’ordinamento italiano.

Secondo la nota ufficiale diffusa dalla Camera alta nell'articolo 1 del provvedimento "chiunque, con violenze o minacce gravi, cagioni acute sofferenza fisiche o psichiche ad una persona privata della libertà personale, sia punito con la reclusione da tre a dieci anni".

Si attende adesso il passaggio del ddl alla Camera. "In caso di morte del torturato, è prevista la reclusione di trenta anni se trattasi di conseguenza non voluta dal reo, e dell'ergastolo se la morte è cagionata dal torturante - spiega il senatore del Pd Felice Casson - inoltre le dichiarazioni ottenute mediante tortura possono essere utilizzate solo contro le persone accusate di tale delitto al fine di provarne la responsabilità e di stabilire che le dichiarazioni stesse sono state rese in conseguenza della tortura". C'è anche un articolo 3 che riguarda la migrazione: non si potranno espelle o estradare i cittadini stranieri che nel proprio Stato incorrano nel rischio di essere torturati.

Ma c'è chi non è contento: "Carattere essenziale della tortura è l'abuso del potere, che consente a chi eserciti pubbliche funzioni di violare, nella persona affidata alle sue cure, insieme con la dignità, la stessa umanità. Per questa intima connessione tra tortura e potere pubblico, avevamo proposto, con un disegno di legge, la previsione del delitto di tortura come reato proprio, suscettibile di realizzazione, cioè, solo da chi eserciti una pubblica funzione - afferma il senatore del Pd Luigi Manconi e presidente della commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani - Il Senato ha scelto una strada diversa, e da noi non apprezzata, configurando la tortura come un reato comune, suscettibile dunque di realizzazione da parte di 'chiunque', sebbene aggravato nel caso in cui l'autore sia un pubblico ufficiale. Questo consente, certo, di sottolineare il disvalore specifico dell'ipotesi in cui l'autore sia colui che è tenuto, paradossalmente, a rappresentare il diritto. Ma stempera anche, indubbiamente, il valore simbolico che avrebbe avuto la diversa configurazione di questo delitto come reato proprio".

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