Giovedì, 3 Dicembre 2020

Aiuti Ue, perché continua il braccio di ferro

Dopo una lunga notte di consultazioni, la plenaria è riconvocata oggi per le 16. Quarto giorno di trattative. Che cosa sta succedendo, spiegato in parole povere?

Il Premier Giuseppe Conte durante la seconda giornata di lavori del Consiglio europeo sul Recovery fund, a Bruxelles, 19 luglio 2020. ANSA / Filippo Attili - Palazzo Chigi

Quarto giorno di trattative al Consiglio Europeo sul pacchetto Mff 2021-27-Recovery Plan. Dopo una lunga notte di consultazioni, la plenaria è riconvocata oggi per le 16. Nel Consiglio Europeo si continua a trattare al ribasso sul pacchetto Mff 2021-27-Recovery Plan, "intervenendo a ridurre l’ammontare, a compromettere l’efficacia, a frapporre vari ostacoli operativi", quindi inizia a venire il sospetto che "non si voglia rendere effettivo uno strumento che è nell’interesse di tutti che funzioni", ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nella notte durante la riunione, precisando che il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel "non ha anticipato null'altro, ma ha detto che proporrà una soluzione" che prevede una "riduzione dei trasferimenti a 400 miliardi e 390 miliardi" del Recovery Plan. La soluzione da 400 mld di trasferimenti "condurrebbe un maggiore sconto", cioè un rebate aumentato, "per i Paesi che ne hanno diritto e quella da 390 mld uno sconto minore", spiega ancora Conte. "Questa negoziazione volta ad abbassare il livello di efficacia della reazione europea non ha senso. I trasferimenti sono necessari a una pronta ripresa per rafforzare la resilienza dei paesi che hanno più difficoltà nella crescita economica".

Per trovare l'accordo il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel avvia colloqui separati con i leader europei.

"Il Recovery Plan - ha sottolineato Conte - non può diventare uno strumento per condurre battaglie ideologiche. Chi oggi si contrappone alla chiusura di questo negoziato e pensa di acquisire nell’immediato maggiore consenso sul piano interno deve però pensare che non solo la storia gli chiederà il conto ma che i suoi stessi cittadini, superata la reazione emotiva, si renderà che quella di stasera è stata una valutazione miope che ha portato a una decisione che ha contribuito ad affossare il mercato unico e la libertà di sognare delle nuove generazioni", ha concluso.

Aiuti Ue, che cosa sta succedendo

Che cosa sta succedendo, spiegato in parole povere? Prosegue il braccio di ferro a Bruxelles tra Paesi ricchi e autoproclamatisi "frugali", da una parte, che da 4 che erano inizialmente - Austria, Danimarca, Olanda e Svezia - sono saliti a 5 con la Finlandia, e Paesi del Sud "indebitati" dall'altra - Italia, Spagna, Grecia e Portogallo - che premono per massimizzare la mole del piano di europeo di rilancio post crisi pandemica, Next Generation Eu, e la quota di sovvenzioni a fondo perduto (grants) che genererebbe. Gli stati nordici frenano su entrambi gli aspetti.

Le distanze sembrano accorciarsi ma sono ancora ampie. Le lunghe trattative, specialmente con "consultazioni" ristrette a piccoli gruppi di Stati, talvolta mettendo direttamente a confronto quelli su posizioni più contrapposte, come Olanda e Italia, altre affiancandoli a pesi massimi come Germania e Francia, hanno fatto sì che i divari sembrino essersi ridimensionati. I frugali si sarebbero spinti a ipotizzare grants a 350 miliardi di euro (più 350 miliardi di prestiti con cui la mole del piano si ridurrebbe di 50 miliardi a quota 700). Italia, Spagna, Portogallo e Grecia, appoggiati da Parigi e Berlino, si rifiuterebbero di scendere sotto i 400 miliardi di grants.

Rimane il nodo della "governance": i meccanismi di controllo sull'erogazione dei fondi ai Paesi, su cui i frugali vorrebbero più potere. La presidente Bce Christine Lagarde ha messo in guardia i leader dal cercare un compromesso al ribasso: "Meglio accordarsi su uno strumento ambizioso anche se richiede un po' più di tempo".

Il richiamo pare appoggiare la linea sostenuta anche dall'Italia. E durante lunga riunione che ha avuto ieri a Bruxelles con i leader dei paesi "frugali", il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, rivolto al premier olandese Mark Rutte, ha sottolineato: "Vi state illudendo che la partita non vi riguardi o che vi riguardi solo in parte. In realtà se lasciamo che il mercato unico venga distrutto tu forse sarai eroe in patria per qualche giorno, ma dopo qualche settimana sarai chiamato a rispondere pubblicamente davanti a tutti i cittadini europei per avere compromesso una adeguata ed efficace reazione europea".

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