Venerdì, 5 Marzo 2021
Next Generation EU

Via al Recovery Fund: per l'Italia 209 miliardi di euro

La cancelliera Merkel convince tutti: Polonia e Ungheria tolgono il veto al bilancio pluriennale europeo che contiene il piano Next Generation EU

Il Recovery fund può finalmente diventare operativo. L'annuncio della fumata bianca arriva dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel via Twitter mentre i leader dei 27 paesi europei sono ancora in riunione al summit di Bruxelles. "Raggiunto l'accordo sul bilancio Ue che comprende il Recovery fund. Ora possiamo iniziare ad mettere in pratica" il piano Next Generation EU "e ricostruire le nostre economie" scrive Michel.

È poi il premier italiano a confermare come l'accordo sblocca i 209 miliardi tra sovvenzioni e prestiti che sono previsti per l'Italia. "Ora avanti tutta con la fase attuativa: dobbiamo solo correre!" scrive Conte mentre il governo affronta i malpancisti di Italia Viva che vorrebbero che palazzo Chigi ritiri la proposta di una task force per la gestione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, i 100 progetti finanziati con i soldi del Recovery Fund.

Come detto all'Italia spettano circa 209 miliardi aggiuntivi rispetto ai fondi consueti: 81,4 miliardi in sussidi e 127,4 miliardi in prestiti. Inoltre al nostro Paese sono assegnati 13,5 miliardi in due anni, di cui 10,7 nel 2021 dal fondo anti-pandemico. Dal fondo per la transizione equa arriveranno 536 milioni, a cui si aggiungono altri 401 milioni dal bilancio Ue, per un totale di 937 milioni. Previsti anche 401 milioni per gli investimenti pubblici e privati nei settori chiave dell'ambiente e del digitale. Dai fondi della coesione arriveranno 37,3 miliardi (23,6 miliardi dal Fondo europeo di sviluppo regionale, 12,8 mld dal Fondo sociale europeo e 830 milioni dalla Cooperazione territoriale). Altri 35 miliardi sono stanziati per aiuti diretti (25,4 mld ) e per lo sviluppo rurale (9,7 mld). 

Recovery fund, accordo Merkel-Orban

Secondo quanto spiega Europatoday è passato l’accordo promosso alla vigilia del vertice da Angela Merkel, a cui spetta la presidenza di turno del Consiglio Ue. Merkel avrebbe convinto il premier ungherese Viktor Orban e quello polacco Mateusz Morawiecki a ritirare il loro veto sul bilancio sulla base di un compromesso che introduce un nuovo meccanismo di tutela dello stato di diritto, rinviando di due anni le richieste avanzate da Bruxelles a Budapest e Varsavia.

Ungheria e Polonia infatti sono accusati di non rispettare l’indipendenza della magistratura e altri parametri di legalità della spesa pubblica, come la lotta alle frodi e alla corruzione, la violazione dei principi europei di divisione dei poteri e di libertà dei media. Violazioni che avrebbero dovuto bloccare l'invio dei fondi europei. Per questo motivo i due Paesi avevano posto il veto sull’intero pacchetto finanziario da 1.800 miliardi di euro per chiedere la rimozione del contestato meccanismo. Nella sostanza, se il meccanismo verrà attivato contro uno Stato, quest’ultimo potrà fare richiesta alla Corte di giustizia Ue di esprimersi sulla legittimità del processo di tutela del bilancio che potrebbe portate al taglio dei fondi ai Paesi che non rispettano i principi Ue. I tempi per avere una sentenza vanno da un anno e mezzo a due anni e in attesa del giudizio le sanzioni ai Paesi verranno bloccate. 

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"È esattamente il tempo di cui ha bisogno il primo ministro ungherese Orban per vincere le elezioni” del 2022, ha detto Moritz Korner, eurodeputato tedesco del gruppo Renew Europe, alla testata Politico

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