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Lunedì, 6 Dicembre 2021
L'intervista

Meno di 5mila firme contro il Reddito di cittadinanza, Italia Viva: "Obiettivo raggiunto comunque"

Al partito di Matteo Renzi non interessava raggiungere un determinato numero di sottoscrizioni. Il Vice Presidente di Iv alla Camera: "Abbiamo innescato un cambiamento". L'intervista

"Per un referendum contro il reddito di cittadinanza. Vogliamo un referendum e che siano i cittadini a scegliere se continuare con un sistema che costa miliardi di euro e che plasticamente non funziona". Si legge questo sul sito di Italia Viva da quando Matteo Renzi ha lanciato la sua crociata contro il Reddito di cittadinanza. Eppure non ci sarà sicuramente alcun referendum. Resta la simbolica petizione, che tuttavia aveva come obiettivo le 10mila sottoscrizioni. Il risultato? Appena 4.937 firme. Meno della metà. Un flop, ma solo sulla carta. 

"Non abbiamo lanciato una campagna referendaria vera e propria, altrimenti avremmo agito diversamente. Abbiamo fatto una proposta: o cambiamo il reddito di cittadinanza o lo aboliamo con un referendum. Di certo così non può rimanere. E il risultato lo abbiamo ottenuto: ora tutti, persino il Movimento 5 stelle, riconoscono che lo strumento va riformato profondamente". Lo dice a Today.it il Vice Presidente del gruppo di Italia Viva alla Camera dei Deputati Marco Di Maio, che spiega come il vero obiettivo non erano le firme, ma arrivare ad un cambio di mentalità che, a suo dire, c’è stato e lo rivendica.    

"Lo ripeto. Non c'è una campagna referendaria in corso. Abbiamo lanciato una proposta e l'effetto è che il Reddito di cittadinanza cambierà. Per fare un referendum vero e proprio servono requisiti tecnici, che al momento non si possono rispettare in tempo utile per una riforma, che serve adesso, non fra qualche anno. L'obiettivo era innescare un cambiamento: lo abbiamo ottenuto e ora bisogna lavorare per cambiare nel meglio possibile quella misura. Pensiamo, ad esempio, che serva ridurre drasticamente il costo del lavoro per incrementare lo stipendio netto percepito in busta paga dai lavoratori. Noi lavoreremo per questo”. 

Onorevole Marco Di Maio-2

Eppure, secondo dati Istat, il Reddito di cittadinanza, da aprile 2019 a giugno 2020, ha sostenuto 3,5 milioni di persone e, dopo 4 anni di aumento, si riducono numero e quota di famiglie in povertà assoluta. Dunque perché abolirlo? 
"Perchè ci sono tante persone che percepiscono un reddito pagato con le tasse di tutti, senza averne diritto, perchè non è una misura che ha abolito la povertà come qualcuno aveva promesso, perchè non ha dato risposte al mondo del lavoro. Le famiglie povere d'Italia non si aiutano con i sussidi, che vanno dati a chi davvero non ce la fa e non può lavorare, ma collocandolo nel mercato del lavoro. E su questo il fallimento del Reddito di cittadinanza è colossale". 

Quale sarebbe la vostra alternativa per aiutare le famiglie povere d’Italia?
"Noi non proponiamo di cancellare lo strumento contro la povertà, anche perchè siamo stati i primi a introdurne uno in Italia con il REI (reddito di inclusione). Che funzionava e andava semmai potenziato. Qui, invece, si lancia a tutti un messaggio devastante: nella vita puoi anche non lavorare perchè tanto ci pensa lo Stato a darti di che vivere. È un messaggio grave, fuori dalla realtà e che compromette il futuro del Paese. Infatti molte aziende già ora non trovano personale". 

Quindi bene che non sia stato tolto dal documento programmatico di bilancio e anzi si prevede un 1 miliardo in più, con tutta una serie di aggiustamenti. Così può essere un accettabile o no?
"Vediamo quali sono gli aggiustamenti. Certamente la prima cosa da fare è intensificare i controlli. Abbiamo un dossier di centinaia e centinaia di pagine che riporta notizie pubbliche estratte da molte testate tra cui molte anche del gruppo Citynews, di persone che percepivano il sussidio senza averne diritto o lavorando parallelamente in nero. Una vergogna assoluta pagata col debito che dovranno risarcire i nostri figli e nipoti. Poi va completamente rivista la parte di politiche attive: solo una parte residuale di chi percepisce il Rdc ha poi trovato lavoro". 

Eppure l’Istat sostiene che, dopo 4 anni di aumento, si riducono numero e quota di famiglie in povertà assoluta. Qualcosa di buono ha fatto il Reddito di Cittadinanza no?
"Non è il reddito di cittadinanza a ridurre la povertà, ma il lavoro. E' il lavoro che salva le persone dalla povertà, non l'incentivo ai giovani a stare sul divano. Chi non ce la fa, chi non è in grado di lavorare, va aiutato; ma tutti gli altri vanno stimolati e aiutati a mettersi in gioco. Ci sono migliaia di aziende che non trovano manodopera, mancano all'appello almeno 230mila posti di lavoro che rimanendo vacanti ci costano oltre 20 miliardi di euro di PIL. Molti imprenditori nei colloqui di lavoro si sentono rispondere: "No grazie, preferisco continuare a prendere il reddito e magari faccio qualcosa in nero". Un Paese che sceglie di vivere di sussidi rinuncia al proprio futuro e a noi, invece, il futuro dell'Italia sta a cuore. Più di quello di Italia Viva, come abbiamo dimostrato mandando a casa Conte per sostituirlo con Mario Draghi". 
 

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