Venerdì, 30 Luglio 2021
Politica Italia

Reddito d'Inclusione, primo ok del Governo che istituisce le zone economiche speciali

Sud e poveri, nel consiglio dei ministri il Governo Gentiloni ha dato l'ok preliminare alla misura nazionale di contrasto alla povertà. Ok anche al decreto legge per la crescita economica nel Mezzogiorno

Il Governo ha approvato, in esami preliminare, il reddito di inclusione e contrasto alla povertà destitanto a 400mila famiglie italiane. Nel Consiglio dei ministri che si è riunito oggi, venerdì 9 giugno 2017, a Palazzo Chigi, il Governo sotto la presidenza del Presidente Paolo Gentiloni ha infatti esaminato il decreto legislativo proposto dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, contenente le disposizioni per l'introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà.

Secondo lo schema del decreto il Governo punta a varare, a decorrere dal 1° gennaio 2018, il Reddito di inclusione (ReI), quale misura unica a livello nazionale di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale: una misura a vocazione universale, condizionata alla prova dei mezzi e all'adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa finalizzato all'affrancamento dalla condizione di povertà.

Nelle intenzioni del legislatore esso viene riconosciuto ai nuclei familiari che rispondano a determinati requisiti relativi alla situazione economica. In particolare, il nucleo familiare del richiedente dovrà avere un valore dell'ISEE, in corso di validità, non superiore a 6.000 euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro. In prima applicazione sono prioritariamente ammessi al REI i nuclei con figli minorenni o disabili, donne in stato di gravidanza o disoccupati ultra cinquantacinquenni. 

Fermo restando il possesso dei requisiti economici, il REI è compatibile con lo svolgimento di un'attività lavorativa. Viceversa, non ècompatibile con la contemporanea fruizione, da parte di qualsiasi componente il nucleo familiare, della NASpI o di altro ammortizzatore sociale per la disoccupazione involontaria. 

Il decreto istituisce inoltre la Rete della protezione e dell'inclusione sociale, presieduta dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali e composta da rappresentanti dei diversi livelli di governo. E' una struttura permanente di confronto e programmazione delle politiche sociali, nonche' di coinvolgimento nelle decisioni programmatiche del terzo settore, delle parti sociali e degli altri stakeholder. La Rete si articola in tavoli regionali e territoriali e ha l'obiettivo di rendere più omogeneo il sistema superando le attuali sperequazioni territoriali. 

Nel consiglio dei ministri ha altresì trovato spazio anche il decreto legge per la crescita economica nel Mezzogiorno, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti. Il decreto introduce disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno. 

Il nuovo provvedimento che fa seguito a quello dello scorso dicembre, mira a incentivare la nuova imprenditorialità e prevede una specifica disciplina per la istituzione di zone economiche speciali (ZES), con particolare riferimento alle aree portuali, nonché una serie di misure di semplificazione e per la velocizzazione degli investimenti, pubblici e privati, nel Mezzogiorno. 

Resto al sud

Attraverso la misura "Resto al sud" si offre un forte sostegno alla nuova imprenditorialità prevedendo, per i giovani meridionali che non dispongano di mezzi propri per avviare un'attivita' propria - nell'ambito della produzione di beni nei settori dell'agricoltura, dell'artigianato e dell'industria ovvero relativa alla fornitura di servizi - una dotazione di 40.000 euro, di cui il 35% a fondo perduto, a copertura dell'intero investimento e del capitale circolante.

Sono escluse le spese per progettazione e quelle per personale, al fine di evitare di alimentare mercati delle consulenze e comportamenti opportunistici, mentre e' prevista la possibilita' di azioni di accompagnamento nelle fasi di sviluppo del progetto imprenditoriale da parte di enti pubblici e non, opportunamente accreditati. Il finanziamento residuale, rispetto alla quota di contributo a fondo perduto, sara' a tasso zero ed erogato tramite il sistema bancario, con il beneficio della garanzia pubblica, attraverso apposita sezione del Fondo di Garanzia per le PMI. La dimensione del finanziamento globale della misura assicurera' che la stessa non si esaurisca in tempi brevi al fine di fornire uno stimolo all'economia meridionale nei prossimi anni. Sono inoltre previste ulteriori misure per sostenere l'imprenditoria giovanile nel settore agricolo in ragione delle sue specificita'. 

Ulteriore misura di rilievo strategico è quella che istituisce e regolamenta le ZES.  Esse saranno concentrate nelle aree portuali e nelle aree ad esse economicamente collegate. Lo scopo e' di sperimentare nuove forme di governo economico di aree concentrate, nelle quali le procedure amministrative e le procedure di accesso alle infrastrutture per le imprese, che operano o che si insedieranno all'interno delle aree, siano coordinate da un soggetto gestore in rappresentanza dell' Amministrazione centrale, della Regione interessata e della relativa Autorita' portuale, al fine di consentire una progettualita' integrata di sviluppo della ZES, con l'obiettivo di rilanciare la competitivita' dei porti delle regioni meridionali. Allo stesso scopo, le ZES saranno dotate di agevolazioni fiscali aggiuntive, rispetto al regime ordinario del credito d'imposta al sud. In particolare, oltre agli investimenti delle PMI, saranno eleggibili per il credito d'imposta investimenti fino a 50 milioni di euro, di dimensioni sufficienti ad attrarre player internazionali di grandi dimensioni e di strategica importanza per il trasporto marittimo e la movimentazione delle merci nei porti del Mezzogiorno.Le ZES saranno attivate su richiesta delle regioni meridionali interessate, previo adeguato progetto di sviluppo, e queste ultime saranno pienamente coinvolte nel loro processo di istituzione e nella loro governance. 

Il decreto prevede, inoltre, strumenti di velocizzazione degli investimenti pubblici e privati, la semplificazione delle procedure adottate per la realizzazione degli interventi dei Patti per lo sviluppo nelle regioni del Mezzogiorno, accelerando i tempi e riducendo gli oneri a carico delle Amministrazioni centrali. Con una specifica misura di valorizzazione dei Contratti Istituzionali di sviluppo si rende invece possibile l'utilizzo di questa forma di gestione dell'attuazione degli interventi di notevole complessita' nei programmi operativi, finanziati con risorse nazionali e comunitarie, che ha dato buoni frutti nelle esperienze gia' attive. 

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