Venerdì, 30 Luglio 2021
Referendum trivelle

Referendum 17 aprile 2016, risultati e affluenza: quorum non raggiunto

Niente quorum per il referendum abrogativo sulle trivelle in mare. L'affluenza si è fermata intorno al 32 per cento. Come prevedibile, non sono mancate le polemiche a colpi di tweet e post su Facebook. Renzi da Palazzo Chigi: "Una vittoria di chi lavora sulle piattaforme, ma non ha perso chi ha votato"

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ROMA - Il referendum abrogativo sulle trivelle in mare si chiude qui. Il quorum del 50%+1 non è stato raggiunto: l'affluenza si è fermata intorno al 32 per cento. I cittadini erano chiamati a esprimersi sull'abrogazione della previsione che le attività di coltivazione di idrocarburi relative a provvedimenti concessori già rilasciati in zone di mare entro dodici miglia marine, abbiano durata pari alla vita utile del giacimento. Già alle 19 era chiaro come il quorum fosse un miraggio: aquell'ora aveva partecipato solo il 23,48% degli elettori.

RENZI DA PALAZZO CHIGI - Ecco la parole di Matteo Renzi da Palazzo Chigi. "Assisteremo alle dichiarazioni dei politici vecchio stile che hanno vinto anche quando perdono. In questo referendum ci sono vincitori e sconfitti. I vincitori sono gli 11 mila operatori, i lavoratori del settore. A loro innalzo i calici. Gli sconfitti non sono i cittadini che hanno votato, chi vota non perde mai. Gli sconfitti sono i consiglieri regionali e i presidenti che hanno voluto cavalcare il referendum per questioni politiche. Potevamo evitare questo referendum per risparmiare 300 milioni di euro, ma il voto è stato usato per esigenze di conta da parte di qualcuno. Ho molto sofferto la scelta di non andare a votare, ma non perché ci fossero dubbi costituzionali, perché l'istituto del quorum permette di esprimere un dissenso dichiarato con l'astesione. Ho ricevuto una mail da parte di un ragazzo che ha compiuto 18 anni nelle settimane scorse che mi chiedeva un consiglio se andare a votare o meno per la prima volta. Ho fatto fatica personalmente a spiegare le motivazioni del non voto. Ma il Sì al referendum avrebbe portato a 11mila licenziamenti. E un presidente del Consiglio deve stare al fianco dei lavoratori. Ho scelto di non votare perché questo era lo strumento a disposizione di chi voleva difendere questo settore". 

LE REAZIONI - Diametralmente opposto il commento di Michele Emiliano principale "oppositore", al momento, di Matteo Renzi all'interno del Pd. Su Twitter il presidente della regione Puglia ha voluto ricordare comesi siano recati al voto ben 14 milioni di elettori: "E' un successo straordinario che impegna il governo a cambiare politica industriale ed energetica". 

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LE POLEMICHE - Come previsto, nel corso della giornata, non sono mancate le polemiche: a fare da capofila al "caos", Ernesto Carbone, parlamentare Pd che, in piena votazione, ha pensato bene di twittare un "ciaone", riferito al quorum, che a molti è sembrata una chiara presa in giro a chi è andato alle urne. Poi la precisazione, sempre su Twitter: "Rispetto sempre per gli italiani, che votano o non votano, ma il #ciaone ai promotori di un referendum inutile ci sta tutto". 

PER COSA SI VOTAVA - Il Consiglio dei ministri, il 10 febbraio scorso, ha approvato il decreto per l'indizione del referendum popolare per l'abrogazione della previsione che le attività di coltivazione di idrocarburi relative a provvedimenti concessori già rilasciati in zone di mare entro dodici miglia marine, abbiano durata pari alla vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale. Si votava per abrogare il comma 17, terzo periodo, dell'articolo 6 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come sostituito dal comma 239 dell'articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, limitatamente alle seguenti parole: "Per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale". Questa norma permette la ricerca e lo sfruttamento di giacimenti petroliferi o di gas naturale nel territorio nazionale compresi i mari entro le dodici miglia dalla costa. Chi voleva l'abrogazione di questa possibilità doveva votare "Si", chi non voleva abrogarla doveva votare "No".

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