Sabato, 18 Settembre 2021
La mobilitazione

Referendum sulla cannabis ed è subito boom di adesioni

Corsa contro il tempo per raccogliere 50mila firme entro settembre. Marco Perduca (Associazione Coscioni) a Today: "Non ci sarebbero più perquisizioni e denunce per chi fa uso personale"

Referendum cannabis - foto Ansa

Nella settimana in cui la commissione Giustizia della Camera approva il testo base della legge sulla cannabis, parte la raccolta delle firme per un referendum che ne depenalizzi la coltivazione. Lo aveva annunciato il deputato Riccardo Magi proprio a Today. Adesso è stato depositato presso la Corte di Cassazione un quesito referendario che propone di intervenire sia sul piano della rilevanza penale sia su quello delle sanzioni amministrative per quanto riguarda la cannabis.

A proporlo, e depositarlo lo scorso 7 settembre, un gruppo di esperti, giuristi e militanti, da sempre impegnati contro il proibizionismo, coordinati dalle Associazioni Luca Coscioni, Meglio Legale, Forum Droghe, Antigone, Società della Ragione. Alla proposta hanno preso parte anche rappresentanti dei partiti +Europa, Possibile e Radicali italiani.

Referendum cananbis, cosa cambierebbe

Ed è subito boom di adesioni perché nelle prime 5 ore di raccolta sul sito sono arrivate oltre 50.000 adesioni. “Guardiamo con ancora più ottimismo al 30 settembre per poter andare al voto la prossima primavera", ha detto Marco Perduca dell'Associazione Luca Coscioni, Presidente del comitato promotore, che poi, a Today, spiega: “Il referendum cancella le sanzioni penali, dunque il carcere per la coltivazione e uso domestico della cannabis. Riteniamo che una cosa che non ha altra ripercussione che noi sia per l’organismo di chi l’assume non debba essere sanzionata penalmente. Allo stesso tempo cancella la peggiore delle sanzioni amministrative, cioè la sospensione della patente. I referendum sono abrogativi per cui non possono manipolare il testo e non possono andare contro trattati internazionali. Questo  minimo ritaglio della legge Testo Unico sulle droghe è parso essere l’unico possibile per arrivare, non solo a raccogliere le firme entro il 30 settembre, ma per arrivare in Corte Costituzionale con un documento forte, circostanziato, secondo i criteri previsti dalla legge”.

Marco Perduca - foto Ansa-2

Il referendum vuole depenalizzare la condotta di coltivazione della cannabis e di eliminare la pena detentiva per qualsiasi condotta illecita, con eccezione della associazione finalizzata al traffico illecito, mantenendo però le condotte di detenzione, produzione e fabbricazione che possono essere applicate per l’uso non personale di tutte le sostanze.

Inoltre, sul piano amministrativo, il referendum elimina la sanzione della sospensione della patente di guida e del certificato di idoneità alla guida di ciclomotori attualmente destinata a tutte le condotte finalizzate all’uso personale di qualsiasi sostanza stupefacente o psicotropa. 

Cosa succederebbe dopo? “Sicuramente non ci sarebbero più perquisizioni, denunce, reprimende dal Prefetto, non ci sarebbe più la negazione di una attività non violenta che è la coltivazione e non ci sarebbero problemi per uso personale delle sostanze, che invece vanno a creare problemi all’amministrazione della giustizia dei tribunali e danno alle già sovraffollate carceri italiane quasi il 30% dei detenuti”.

Referendum cannabis, firma è solo digitale

Parte dunque la raccolta firme, da completare in soli 20 giorni in quanto, come previsto dalla legge, le firme vanno raccolte dall’ 1 gennaio al 30 settembre dello stesso anno: sarà possibile sul sito www.referendumcannabis.it grazie alla firma digitale, una possibilità unica per la pratica della democrazia diretta per via telematica. I promotori si appellano al Governo perché non vi siano discriminazioni circa la possibilità di consegna delle firme certificate entro il 30 ottobre, come per gli altri referendum presentati in Cassazione prima del 15 giugno. 

“Un ottimo avvio per il Referendum per la legalizzazione della cannabis che è un’occasione preziosa per cambiare una legge che per trent’anni ha prodotto danni e continua a produrne quotidianamente. Un’occasione per cominciare a dire basta al mercato criminale, basta alla persecuzione dei consumatori, basta ai tribunali soffocati e alle carceri sovraffollate”, così il deputato e presidente di Più Europa Riccardo Magi e uno dei promotori del referendum nel corso della conferenza stampa di lancio del referendum Cannabis. “I promotori di questo referendum esigono che il referendum sulla Cannabis abbia regole uguali a quelle degli altri referendum le cui raccolte sono ancora in corso e cioè che il termine per il deposito delle firme sia il 31 ottobre di quest’anno, invece in base a una norma irrazionale e discriminatoria solo questo referendum dovrebbe depositare le sottoscrizioni dei cittadini entro il 30 settembre prossimo. Su questo il governo ha accolto due giorni fa un ordine del giorno a mia firma con il quale si impegna a valutare un intervento normativo che è quanto mai necessario”, ha concluso Magi. 

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