Referendum, scontro Pd M5s: Zingaretti pone le condizioni per il sì

Il Partito Democratico accelera verso la riforma della legge elettorale basata su un sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 5%. "Testo sia adottato prima del 20 settembre" giorno del voto per il referendum confermativo

Il Pd è pronto a "costruire le condizioni più ragionevoli alla scelta del Sì al referendum sul taglio dei parlamentari, ma chiede che venga "onorato l'accordo" sottoscritto dalla maggioranza che prevede "modifiche circa i regolamenti parlamentari e una nuova legge elettorale". In un'intervista al Corriere della Sera, il segretario del Pd Nicola Zingaretti ribadisce le condizioni per indicare il sì al referendum ai propri elettori.

Premesso che "sosteniamo da sempre la riduzione del numero dei parlamentari e per anni abbiamo presentato proposte di legge in questo senso", il segretario insiste sulla richiesta di approvare la riforma elettorale in un ramo del Parlamento. "Se c'è la volontà politica si può fare molto - sottolinea - Quando si parla di democrazia e istituzioni tutti i momenti sono buoni".

Dal referendum alla riforma elettorale: cosa cambierà

Anche il capogruppo Pd alla Camera, Graziano Delrio, ieri aveva sottolineato che "l'accordo sulla riduzione del numero dei parlamentari prevedeva una serie di altre modifiche finalizzate a correggere gli squilibri che si sarebbero creati col solo taglio degli eletti". In particolare il deputato dem spiegava come sulla riforma elettorale sarebbe stato raggiunto un accordo tra i partiti della maggioranza su un sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 5%.

"Auspichiamo che non si venga meno da quell'intesa e che sia adottato il testo in esame alla Commissione della Camera prima del 20 settembre".

Secondo indiscrezioni raccolte da La Stampa tra una settimana la direzione del Pd voterà una sua indicazione di voto e dirà sì al taglio, lasciando libertà di coscienza a chi vorrà respingere il taglio dei parlamentari. Una scelta che riflette la situazione di un partito diviso, con diversi esponenti schierati apertamente per il no come Luigi Zanda e Matteo Orfini.

Referendum, le ragioni del No al taglio dei parlamentari

A ribadire il proprio no al referendum è il leader di Azione, Carlo Calenda. "Già oggi il Parlamento non lavora abbastanza e con il taglio di deputati e senatori lavorerà ancora meno - afferma in un'intervista a Repubblica - Il principale problema dell'Italia è quello delle persone del tutto inadeguate che fanno i parlamentari".

"Per me il massimo della casta sono i Luigi Di Maio, gente che non ha mai fatto nulla e poi diventa parlamentare" afferma Calenda.

Referendum, Salvini e Meloni per il sì

Nel centro destra Matteo Salvini e Giorgia Meloni non cambiano linea rispetto alla scelta del sì, anche se consapevoli che una vittoria del no metterebbe in grande difficoltà il Governo, mentre il deputato di Forza Italia Renato Brunetta avverte che "al centro destra converrebbe il no per fare definitivamente i conti con i grillini. Con la sconfitta dei 5 Stelle sul loro stesso terreno si riuscirebbe a indebolire il Governo Conte in maniera decisiva".

Referendum per il taglio dei parlamentari: tutto quello che serve sapere

La principale tesi a ragione del taglio del numero dei parlamentari è lo stimato risparmio di 100 milioni di euro lordi all’anno. Attualmente con 951 eletti (considerati anche i senatori a vita) l'Italia è il secondo Paese dell'Unione Europea con il maggior numero di parlamentari. Tuttavia l'incidenza degli eletti in rapporto alla popolazione è in realtà tra le più basse d'Europa. La principale tesi contraria al taglio del parlamentari vede molti giuristi anteporre l'importanza del mantenimento della rappresentatività popolare a fronte di un risparmio giudicato poco rilevante rispetto alla totalità della spesa pubblica. 

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