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Sabato, 20 Aprile 2024
Politica Italia

"Renzi arrogante", "D'Alema accecato da rabbia e odio": nel Pd è guerra fra bande

Alta tensione nel Partito Democratico: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti replica all'ex premier Massimo D'Alema che a Radio Uno rinfaccia a Matteo Renzi di "perdere tempo a fare comizi invece di governare"

A due mesi dal referendum costituzionale sale la tensione nel Partito Democratico, quanto mai spaccato sulla posizione referendaria da sostenere. L'ex premier Massimo D'Alema in diretta radiofonica torna all'attacco e critica il quesito sul quale M5s e Si hanno fatto un esposto al Tar, poi, pur ribadendo di non aver intenzione a promuovere una scissione nel partito sferra un attacco frontale al segretario presidente del Consiglio Matteo Renzi. "Non credo che Renzi si dimetterebbe - ha aggiunto D'Alema - solo sarebbe meno arrogante e ciò farebbe bene anche a lui".

"Il presidente del Consiglio - ha detto ai microfoni del programma di Rai Radio Uno -  che dice tante cose spesso in contrasto tra loro, ha appena finito di dire che non intende personalizzare il referendum e ha sbagliato a farlo in passato, dopodiché ha lanciato sfida per duellare con tutto il resto del mondo. Lui dovrebbe occuparsi del governo del Paese, magari vedendo se riesce a far quadrare i conti della legge finanziaria, della disoccupazionem della crisi". "Ci sono tanti esponenti del Pd o alleati, tra questi Cicchitto, Verdini, Casini, che possono dedicarsi alla battaglia referendaria" ha aggiunto l'ex premier. "Il presidente del Consiglio dovrebbe governare il Paese, non andare in giro a fare comizi".

"D'Alema è accecato da rabbia e odio" replica il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti. "Se solo l'ex premier Massimo D'Alema - dice Lotti - non fosse così accecato dalla rabbia e dall'odio personale per non aver ottenuto la sua poltroncina di consolazione potrebbe agevolmente scoprire la realtà. "Se però D'Alema vuole parlare di risultati del governo - continua il sottosegretario - potremmo discutere della riforma del mercato del lavoro che lui teorizzò e non realizzò, della riforma delle unioni civili, che lui teorizzò e non realizzò e di molte altre scelte legislative che sicuramente D'Alema avrebbe ben accettato se solo avesse ottenuto una modesta poltrona di consolazione". E conclude: "Spiace che un autorevole ex leader della sinistra sia così roso dal risentimento. Ma continueremo a ricordare con affetto la stagione dalemiana delle battaglie riformiste rottamate oggi dalla rabbia e dall'invidia".

Mai come ora la resa dei conti nel Pd è prossima alla sua esplosione, così lo sarà la notte del 4 dicembre quando dalle urne referendarie uscirà l'esito di un voto che non potrà che avere ripercussioni sugli equilibri interni al Partito. "E' chiaro che la vittoria del sì spingerebbe il Pd a diventare sempre più il partito di Renzi - ha chiosato D'Alema - e non più il Partito democratico". "La mia impressione - avverte l'ex premier - è che nel Pd di Renzi in caso di vittoria del sì milioni di elettori non si sentiranno più a casa. Noi già abbiamo perso 3 milioni di voti dalle europee in poi".
 

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