Mercoledì, 28 Luglio 2021
Referendum trivelle

Referendum trivelle, i sei "buoni motivi" per votare Sì

E' cominciata la campagna per il referendum ambientale sulle trivelle del prossimo 17 aprile 2016. Greenpeace ha stilato l'elenco dei sei buoni motivi per votare "Sì" al referendum

Manifestazione a Roma (Foto Greenpeace)

"Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?". Se il 17 aprile 2016 vincerà il Sì, verrà abrogato l’articolo 6 comma 17 del codice dell’ambiente, dove si prevede che le trivellazioni continuino fino a quando il giacimento lo consente ma comunque non saranno interessate dal referendum tutte le 106 piattaforme petrolifere presenti nel mare italiano per estrarre petrolio o metano.

Il quesito riguarda solo la durata delle trivellazioni offshore già in atto entro le 12 miglia dalla costa, e non riguarda le attività petrolifere inshore, cioè sulla terraferma, né quelle in mare che si trovano a una distanza superiore alle 12 miglia dalla costa.

"Chiamare gli italiani a votare SI per fermare le trivelle - spiegano i NoTriv - non serve solo a difendere il paese e l'ambiente, ma a pretendere dal governo di cambiare rotta sulla strategia energetica nazionale e investire finalmente nell'economia delle rinnovabili e dell'efficienza energetica, settore in cui paradossalmente dovremmo essere leader in Europa e non agli ultimi posti". Greenpeace ha invece stilato l'elenco dei sei buoni motivi per votare "Sì" al referendum. Eccoli in breve.

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DIFENDI IL DIRITTO DI SCEGLIERE - "Per scongiurare il quorum, Renzi ha anticipato la data del voto al 17 aprile, dimezzando i tempi della campagna referendaria e ostacolando il tuo diritto a informarti. Dimostragli che questi trucchetti non riusciranno a fermare la democrazia. VOTA SÌ!"

UNA PERDITA DI PETROLIO SAREBBE UN DISASTRO - "Quando parliamo di trivelle offshore, nessuno può escludere un incidente. E in un mare chiuso come il Mediterraneo, un disastro petrolifero causerebbe danni gravissimi e irreversibili".

METTIAMO IN PERICOLO IL MARE PER UN PUGNO DI BARILI - "Per estrarre poche gocce di petrolio di scarsa qualità, si mettono in pericolo le nostre coste, la fauna, il turismo, la pesca sostenibile. Le prime vittime innocenti potrebbero essere delfini, capodogli, tartarughe, gabbiani e i pesci che popolano i nostri mari. Difendili!".

CI GUADAGNANO SOLO I PETROLIERI - "Per estrarre petrolio le compagnie devono versare dei “diritti”, le cosiddette royalties. Ma per trivellare i mari italiani si pagano le royalties più basse al mondo: il 7% del valore di quanto si estrae. E i petrolieri ringraziano".

LA RICCHEZZA DEL NOSTRO PAESE NON È IL PETROLIO - "Il 17 aprile puoi scegliere: lasciare che i nostri mari diventino un far west di petrolieri, mettendo a rischio il Mediterraneo, oppure far capire al governo che il nostro vero petrolio è la bellezza delle nostre coste, culla della nostra storia e della nostra cultura".

LE TRIVELLE NON RISOLVONO I NOSTRI PROBLEMI ENERGETICI - "È il momento che qualcuno te lo dica: bucare i fondali non risolverà la nostra dipendenza energetica dall’estero. Come ammette anche il governo, le riserve certe di petrolio nei mari italiani equivalgono a 7-8 settimane di consumi nazionali e potremmo estrarre gas per soddisfare i consumi di 6 mesi. Ne vale la pena?".

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