Sabato, 15 Maggio 2021
REGIONE LOMBARDIA / Milano

'Faccendieri' imposti dalla Regione Lombardia in cambio di delibere milionarie

Dagli interrogatori dei vertici della Maugeri emerge come "per ottenere favori" sono stati gli organi dell'amministrazione Formigoni a "dare l'indicazione di rivolgersi agli intermediari" Daccò e Simone

Dagli interrogatori dei vertici della Maugeri emerge come "per ottenere favori" sono stati gli organi dell'amministrazione Formigoni a "dare l'indicazione di rivolgersi agli intermediari": Pierangelo Daccò, appena condannato a 10 anni per bancarotta e associazione a delinquere, e Antonio Simone, suo 'coindagato'.

Per ottenere le ormai famose delibere da 200 milioni di euro in 10 anni, i manager della Fondazione Maugeri avrebbero quindi seguito un iter 'consigliato' direttamente dai piani alti del Pirellone. Il che, tradotto, significa che non sono stati Daccò e Simone, i due faccendieri vicini al governatore Formigoni, a portare la Fondazione Maugeri in Regione, ma il contrario: è stata la Regione Lombardia a "suggerire" alla Fondazione Maugeri di rivolgersi ai due "intermediari".

GLI INTERROGATORI. Costantino Passerino, Umberto Maugeri e Gianfranco Mozzali, i 'vertici' della Fondazione Maugeri coinvolta nello scandalo sanità della Lombardia sono stati ascoltati più volte dagli inquirenti ed è proprio dai loro interrogatori che emergono una serie di novità che - come riporta il Corriere della Sera - costringeranno i pm milanesi a chiedere, nell'udienza prevista per domani, la proroga della carcerazione preventiva di Daccò e Simone "altrimenti in scadenza il 13 ottobre in relazione ai 60 milioni di euro che i due ricevettero appunto come compenso dalla Maugeri per i loro servigi presso il Pirellone".

L'ITER DELLO SCANDALO. Tra il 1995 e il 1997 la Fondazione Maugeri versa in grave difficoltà: il probelma è un rimborso di 14 miliardi di lire che la Regione Lombardia, già allora guidata da Roberto Formigoni, ha rifiutato all'azienda sanitaria. Fu quindi l'allora direttore generale dell'assessorato alla Sanità, Francesco Beretta, oggi direttore generale dell'ospedale di Monza, ha "suggerire" alla Maugeri una strada alternativa al normale ricorso amministrativo: "Voi andate alla Bahamas...dovete restare più sui problemi concreti" disse Beretta a Passerino. "E mi invitò" spiega Passerino, come riporta il Corsera "a incontrare il suo collaboratore"

Fu proprio Cova a spiegare come funzionavano le cose in Regione. E fece il nome di Simone, ciellino di ferro e "amico di Formigoni", ex assessore Dc alla Sanità negli anni '90.

Nella richiesta al gip Vincenzo Tutinelli di proroga della custodia cautelare di Simone (in carcere da 6 mesi) e di Daccò (dal 15 novembre 2011), i pm Pedio-Pastore-Ruta aggiungono che «solo successivamente Simone introdusse Daccò a Passerino», e che «fu proprio Simone a ottenere per la Fondazione il primo provvedimento amministrativo favorevole», e cioè «il rimborso dei 14 miliardi di lire per la struttura di Tradate precedentemente negato dalla Regione ». Miracolosamente, infatti, «il direttore generale della Sanità», che nel 1997 non era più Beretta ma «era Renato Botti» (poi nel 2002 divenuto manager del San Raffaele), «emanò un decreto con cui, modificando la precedente decisione, ci venne riconosciuto il rimborso di 14 miliardi. Attribuisco questo risultato all’intervento di Daccò e Simone».

CASA A PRAGA PER DIRE GRAZIE. In cambio della delibera, Passerino spiega che "ringraziò" Simone adempiendo a una su richiesta per sdebitarsi: "Se vuoi essere riconoscente di questo favore che ti ho fatto, puoi comprare un mio immobile a Praga". Per assecondare la sua richiesta, "visto il suo intervento positivo in Regione, con una provvista interamente fornita dalla Fondazione Maugeri comprammo l’immobile per 1,5miliardi di lire".
 

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