rotate-mobile
Giovedì, 27 Gennaio 2022
Politica / Roma

IL PUNTO - Il caffè 'delle primarie' diventa un pranzo elettorale: nasce la squadra Renzi-Bersani

In un noto ristorante di Roma il segretario e il sindaco di Firenze gettano le basi per il futuro. Renzi: "Io non scappo con il pallone". Bersani: "Siamo una grande forza con tanti protagonisti"

“Pierluigi, ci prendiamo un caffè?”. “Ora non c’è tempo, più avanti però anche un pranzo”. Primo dicembre 2012: a Milano, giusto un passo prima del ballottaggio, tra Renzi e Bersani andò in scena la pace ‘armata’.

Troppo aspra la polemica, tanto da mettere a rischio la tenuta del Pd e l’essenza delle primarie. Così i due, per non lacerare testa e carne del partito, optarono per la schiarita in extremis. Ventiquattrore più tardi Bersani si prese il piatto ricco.

Da lì in poi Renzi si è eclissato in un silenzio strano. C’è chi lo ha dipinto come tattico, logico, chi ha parlato di sindrome della sconfitta. Per Renzi, un copione già scritto: “Se perdo – aveva ripetuto in ogni tappa della campagna elettorale – torno a fare il sindaco”.

Concetto ripetuto anche questa mattina via Facebook: “In questi giorni ho ricevuto critiche anche da amici per aver mantenuto dopo le primarie il comportamento che avevo annunciato: no correnti, lealtà, rispetto. Sarà un gran giorno quello in cui i commentatori italiani smetteranno di stupirsi se un politico mantiene la parola data in campagna elettorale. La credibilità si costruisce anche così”.

Parole scritte in viaggio verso Roma. Direzione Bersani.

Perché dopo 32 giorni da quell’invito a pranzo, Renzi si è seduto a tavola con il segretario del Pd in un ristorante nel centro della capitale. Un passaggio pubblico non troppo scontato anche se il sindaco di Firenze, domenica sera, nel giorno delle primarie per la scelta dei parlamentari in casa Pd, all’uscita del seggio aveva preannunciato qualcosa: “Sono a disposizione nelle forme che riterrà più opportune il candidato della coalizione Pier Luigi Bersani”.
 
RENZI – Alla fine dell’incontro il sindaco è uscito sorridente: “L’incontro è andato molto bene”. Poi ha ritirato fuori la metafora del pallone, immancabile durante i giorni del camper: “E’ normale che si possa restare dentro un partito quando finiscono le primarie, anche se si perde. Ed è normale che il Pd, chiuse le primarie, discuta della campagna elettorale. Vedo troppa gente abituata a scappare con il pallone, io non sono fatto in questo modo”. E non è mancata la battuta ironica: “Questo è il pranzo che dovevamo fare dai tempi delle primarie. Dovevo capire cosa ci faceva il tacchino sul tetto, lui me l’ha spiegato e adesso sono felice”.

BERSANI – Passano pochi minuti e dal ristorante Bersani esce con la notizia: Renzi avrà un ruolo attivo nel corso della campagna elettorale. “Assolutamente sì”, sottolinea il candidato premier del centro sinistra. “La nostra forza – ha continuato – è essere un grande partito popolare e pluralista, con tanti protagonisti e c’è una sintesi che cerchiamo di portare fuori dal politicismo, sulle cose reali, la moralità pubblica, il lavoro, il welfare”.

TV – E c’è stato anche il tempo per affrontare il nodo sugli spazi televisivi. La polemica sul minutaggio dedicato a Berlusconi prima, a Monti oggi. Troppo per molti esponenti della sinistra. Non per Bersani che anzi sbotta: “Dico una cosa e ci credo: se volete togliermi dei minuti, dateli alla Siria. Ci sono 60mila morti e non se ne sta occupando nessuno”. “L’Italia – ha continuato – è un grande Paese, non può finire a colpi di minutaggio tv. Comunque non mi impressiona un minuto in più o in meno. Cerchiamo di guardate un po’ fuori, di allargare lo sguardo”.

LISTINO – Insomma sorrisi, strette di mano, pacche sulle spalle. Tutto nel giro di un pranzo elettorale. Renzi che da una mano, Bersani incassa il risultato. Ed il listino? Bocche cucite, come se il nodo non esistesse. La sensazione è che alla fine Renzi, proprio perché non ha “messo il capo” nelle primarie di fine anno, si accontenterà di pochi nomi, di peso e fidatissimi. Anche perché la filosofia di Renzi sta tutta in una battuta, quella che fece ai giornalisti durante la Leopolda a Firenze: “Tutti conoscete Obama, ma chi di voi conosce il nome del segretario del Partito Democratico americano?”. Silenzio in sala. Tradotto, o il primo ministro o niente. Quindi un ruolo attivo in campagna elettorale ma da sindaco. Che ci guadagna? Credibilità per un futuro da premier.

Gallery

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

IL PUNTO - Il caffè 'delle primarie' diventa un pranzo elettorale: nasce la squadra Renzi-Bersani

Today è in caricamento