Mercoledì, 3 Marzo 2021

Il nuovo governo che Renzi vuole portare al Quirinale e Conte senza più voti dal 7 gennaio

Il leader di Italia Viva vuole recapitare a Mattarella la soluzione della crisi con un nuovo premier. I nomi possibili sono tre. Intanto il presidente del Consiglio cerca in parlamento i voti per sostituire Italia Viva: ecco chi potrebbe cambiare casacca

Matteo Renzi vuole portare un'ipotesi di nuovo governo al Quirinale dando per scontata la caduta di Giuseppe Conte. Che potrebbe avvenire proprio in quel parlamento in cui il presidente del Consiglio ha detto di voler portare la crisi di maggioranza e dove, secondo il leader di Italia Viva, potrebbe andare sotto come accadde a Romano Prodi nel 2008. E uscirebbe definitivamente di scena. 

Il nuovo governo che Renzi vuole portare al Quirinale

Il discorso di Sergio Mattarella sulla responsabilità dei leader non sembra infatti aver toccato il senatore di Scandicci. Anzi: i retroscena dei giornali lo dipingono come ancora più deciso a far cadere l'esecutivo e a non dare possibilità di riedizioni come il Conte-Ter. Secondo Francesco Verderami, che ne parla sul Corriere della Sera, al contrario per Renzi il presidente della Repubblica "non ci ha fermati", non ha posto cioè veti e tantomeno si è schierato nel conflitto tra Iv e il premier. Ma  "al capo dello Stato va portata la soluzione". Ovvero un nuovo governo con un nuovo presidente del Consiglio. E Renzi indica anche una data precisa per lo showdown: "Si è trattato di un passo falso. Lui pensava di fare con noi il gioco del cerino, per metterci paura e additarci come irresponsabili che non hanno a cuore il bene del Paese. In realtà è Palazzo Chigi che oggi appare immobile davanti all’emergenza. E in assenza di novità, che immagino non ci saranno, il 7 gennaio noi ci assumeremo la responsabilità diritirare la nostra delegazione di ministri". 

Vale appena di far notare che il 7 gennaio è anche la data in cui in Italia tornerà in vigore il sistema delle zone gialle, arancioni e rosse e che da lì a una settimana scadranno gli effetti dei decreti legge e del Dpcm emanati a dicembre, quindi ci sarà una situazione di totale e completa emergenza sulla quale sarebbe quantomeno inopportuno innestare anche gli effetti di una crisi di governo. Perché nel frattempo sembra davvero tutto deciso. E perché il piano di schierare una truppa di "responsabili" per sostituire i voti di Italia Viva è dato come in alto mare, anche perché sarebbe difficile per il Partito Democratico e per il MoVimento 5 Stelle giustificare la scelta. E dall'altra parte la soluzione del voto, che era stata prospettata come spauracchio per far tornare i renziani a più miti consigli, sembra essersi allontanata dalle prospettive del Pd: così almeno sembrerebbe dalla freddezza di Franceschini e Bettini. 

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La caduta di Conte e la sfiducia dal 7 gennaio

Ilario Lombardo scrive oggi su La Stampa che nel frattempo ministri e collaboratori sono stati chiamati a Roma per organizzare un vertice con i leader della maggioranza. L'obiettivo è quello di trovare un compromesso in extremis sul Recovery Fund e sul rimpasto di governo. Ma Conte per accettarlo dovrebbe essere disponibile a rimangiarsi gran parte di quello che ha affermato nella conferenza stampa di fine anno. In primis la delega ai servizi segreti. L'alternativa, se fallirà il tentativo di chiudere una trattativa nelle segrete stanze entro due giorni, potrebbe essere quella di anticipare al 4 il consiglio dei ministri e chiedere lì di votare sul nuovo piano di Conte. Prendendosi così in faccia la sconfitta nel voto e/o le dimissioni delle ministre e con il risultato di doversi presentare in Aula per verificare la fiducia subito dopo. Ovvero, tutto secondo il piano di Renzi. 

Intanto la truppa dei responsabilià comunque in movimento. Il nome per il gruppo c'è già, ed è quell'Italia 2023 registrato da Raffaele Fantetti, fuoriuscito da Forza Italia e disponibile a diventare il dominus dei contiani per il governo. Il nuovo soggetto politico potrebbe cercare i numeri per un gruppo alla Camera e al Senato facendo confluire centristi, azzurri, ex M5s e anche ex di Italia Viva che mollerebbero Renzi per prolungare la legislatura. Si parla di due o quattro senatori pronti a mollare Renzi: sono gli stessi che avevano tentato di tornare nel Pd a dicembre ricevendo alla fine un no come risposta. Ora il nuovo gruppo sarebbe disposto ad accogliersi ma, come abbiamo spiegato, anche se tutte queste ipotesi di cambio di casacca andassero in porto i numeri rimarrebbero quantomeno ballerini. In lizza, racconta Tommaso Ciriaco su Repubblica, ci sono anche altri quattro vicini a Giovanni Toti (come Paolo Romani) e altrettanti senatori dell’Udc (che porterebbero in dote un simbolo elettorale, utile a costituire un gruppo), due del Maie e l’ex FI Sandra Lonardo Mastella, più qualche ex grillino. Il piano del Pd è chiaramente alternativo a tutto ciò: 

L’obiettivo è prendere tempo, trattare, portare il 7 gennaio in consiglio dei ministri soltanto una bozza perfettibile di Recovery, poi spedirla in Parlamento, e nel frattempo accordarsi per un Conte ter. Oppure anche passando da una frattura politica, a patto che non venga parlamentarizzata rendendo impossibile una ricucitura successiva. Minacciare subito le elezioni, sperando insomma che al termine di un lungo giro di mediazioni si torni comunque al punto di partenza: al Conte ter, con dentro Italia Viva

Cosa succede se c'è la crisi

Ma i numeri? Al Senato la maggioranza senza i renziani può contare su 151 voti compatti: i 92 del M5s, i 35 del Pd, 8 delle autonomie e 16 del gruppo Misto considerando ormai l’ex FI Lonardo e il senatore a vita Mario Monti. L'opposizione ne ha 149. Da questi potrebbero uscire i nomi dei responsabili, che secondo Il Fatto Quotidiano potrebbero essere 4- 5: i 3 dell’Udc (Antonio de Poli, Paola Binetti e Maurizio Sacconi) che il 9 dicembre hanno deciso di uscire dall’aula nel voto sulla riforma del Mes, ma anche un paio di forzisti tra cui Andrea Cangini. Così la maggioranza salirebbe a 155. Poi ci sono Italia Viva e Gruppo Misto, da cui potrebbero arrivare i voti necessari per raggiungere il magic number: 

Secondo i rumors, almeno 5 senatori renziani su 18 sarebbero pronti a non seguire il leader in caso di crisi (Iv scomparirebbe dal Senato con le elezioni): i nomi che girano sono Giuseppe Cucca, Eugenio Comincini, Donatella Conzatti , Leonardo Grimani e Gelsomina Vono. Se anche solo tre decidessero di mollare Renzi si arriverebbe a quota 158, a un voto dal quorum. 

Nel Misto, a ballare sono cinque voti: i 3 di Cambiamo! (Gaetano Quagliariello, Paolo Romani e Massimo Vittorio Berruti) che più volte hanno ammiccato alla maggioranza e l’ex M5S Gregorio De Falco , che vota volta per volta i provvedimenti. Con tutti e quattro i voti, si arriverebbe a 162, senza i tre “totiani” a 159.

Infine, sempre il Fatto si esercita nell'antica arte del pronostico politico cercando di prevedere cosa potrebbe succedere in caso di caduta di Conte per effetto del concretizzarsi delle minacce di Renzi. E spiega che gli scenari sul tavolo sono tre: 

  • il primo è quello più prevedibile, ovvero il premier e Renzi trovano un accordo e a Italia Viva va un ministro in più, lo stesso leader di Iv oppure Maria Elena Boschi; in questo caso Conte rimarrebbe al suo posto;
  • il secondo è la sostituzione di Italia Viva con la famosa pattuglia di responsabili che però non ha ancora un punto di riferimento e un nome e cognome credibili per portare avanti il governo; anche in questo caso Conte rimarrebbe al suo posto;
  • il terzo scenario invece è quello più immaginifico: l'addio di Conte a Palazzo Chigi dopo due anni e mezzo e la sua sostituzione con un nome "nuovo". 

E qui però scendono in campo le ipotesi più disparate, a seconda della maggioranza che si dovrebbe fare avanti per sostenere il nuovo governo. L'ipotesi Mario Draghi potrebbe portare all'appoggio scoperto dell'intera Forza Italia e persino della Lega di Salvini e Giorgetti. E ad oggi appare piuttosto fantapolitica. L'idea di consegnare Palazzo Chigi a Luigi Di Maio, che viene accollata a Renzi, ha già visto il no del leader M5s che farebbe un'enorme fatica al suo interno a spiegare come ha fatto a dare le dimissioni da Capo Politico per ritrovarsi poi a Palazzo Chigi. La terza ipotesi invece vedrebbe scendere in campo un leader Dem per bere l'amaro calice (si fa per dire) della presidenza del Consiglio in nome della governabilità e della stabilità. La pietra dello scandalo sarebbe Conte e la sua defenestrazione porterebbe Dario Franceschini o Lorenzo Guerini a Palazzo Chigi. 

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