Sabato, 27 Febbraio 2021

L'ultima offerta di Renzi a Conte

Il leader di Italia Viva annuncia l'astensione nel voto in Senato e dice che il suo partito non ha "rotto" con il premier: "Abbiamo chiesto risposte, non le abbiamo avute". Intanto a Palazzo Chigi si riflette sulle dimissioni

Da mesi "chiediamo un salto di qualità nell'azione del governo. Serve un sogno per l'Italia, non l'incubo del litigio quotidiano. Serve un progetto, una visione, una strategia. La chiediamo da mesi: se finalmente gli altri ci sono, ci trovano preparati": in un'intervista al Corriere della Sera il leader di Italia Viva Matteo Renzi sembra cambiare verso per l'ennesima volta nei confronti di Giuseppe Conte e offire una via d'uscita alla crisi di governo. "Basta polemiche, parliamo di sanità, di giovani, di futuro. Torniamo alla politica", aggiunge.

L'ultima offerta di Renzi a Conte

Di più: l'ex premier sostiene di non aver "rotto" con il governo: "Abbiamo chiesto risposte su scuole, vaccini, infrastrutture, lavoro. Non le abbiamo avute" per mesi. Alla fine, "con molto dolore le ministre Bellanova e Bonetti e il sottosegretario Scalfarotto, tre persone straordinarie che fanno politica per servizio e non per interesse, si sono dimesse" riaffermando "la bellezza e la dignità della politica". Se qualcuno "nel Pd preferisce Mastella alla Bellanova o Di Battista a Rosato ce lo farà sapere. Noi vogliamo che si formi un governo di coalizione con un ruolo fondamentale per il Pd e per i suoi esponenti". Il Pd sa, secondo Renzi "che senza Italia viva non ci sono i numeri. Forse non sarà più amore, ma almeno è matematica. Se Zingaretti insiste a dire no a Italia viva, finisce col dare il Paese a Salvini". Se invece Conte ottenesse 161 voti al Senato, "sarebbe un atto di chiarezza. E riconoscerei il successo parlamentare per il premier". In quel caso "da senatore continuerò a sostenere l'Italia sulle cose che condivido e votare contro le cose che non condivido". Un'eventuale astensione di Italia Viva sarà discussa "alla riunione di gruppo ma credo che sia la scelta più saggia". Renzi non teme il sostegno di alcuni dei suoi al governo: il gruppo al Senato "è super compatto. Abbiamo diciotto senatori e il loro voto martedì sarà decisivo". Se Conte si dimetterà "noi chiederemo alle consultazioni di fare presto, perché non possiamo perdere nemmeno un giorno" e "ci vuole un programma da qui al 2023". 

L'ultima offerta di Renzi a Conte arriva mentre il presidente del Consiglio ha certificato la difficoltà nella costruzione di una maggioranza alternativa dopo che ieri era emersa la possibilità dell'approdo di un gruppo di centristi al sostegno nei confronti del suo governo. Possibilità nel frattempo tramontata, tanto che adesso il premier riflette sulla possibilità di andare in Parlamento e, in caso di fallimento nella ricerca della maggioranza assoluta, di dimettersi successivamente. Sarà martedì il giorno cruciale, visto che in quella data si voterà in Senato ed a Palazzo Madama che c'è un enorme problema di numeri: da 155 voti possibili (e quindi a solo sei di distanza dalla maggioranza assoluta) il consenso nei confronti del governo si è assottigliato fino a raggiungere quota 151. 

Conte si presenta in Parlamento con le dimissioni in tasca?

Ma Pd e M5s non vogliono più Italia Viva in maggioranza

Il Partito Democratico e il MoVimento 5 Stelle però non sembrano voler riaprire il dossier. "È stata ribadita da tutti l'assoluta compattezza del Movimento 5 Stelle attorno al presidente Conte", hanno detto ieri fonti grilline all'agenzia di stampa Agi. Una posizione che "non è in discussione", così come resta confermata "l'impossibilità di qualunque riavvicinamento con Renzi, che ha voluto lo strappo nonostante i nostri parlamentari avessero lavorato bene su tanti progetti" con deputati e senatori di Italia Viva. Questa è la posizione emersa nel corso della riunione del capo politico del Movimento 5 Stelle Vito Crimi e del capo delegazione Alfonso Bonafede con i direttivi M5s di Camera e Senato Da parte dei presenti è emersa netta la volontà di "non voltarsi più indietro: il Movimento continua a lavorare pensando solo al bene del Paese".

Anche il capogruppo dem alla Camera Graziano Delrio, un tempo molto vicino al senatore di Scandicci, dice che il Pd è unito nel tentativo "di dare una risposta al Paese" in un'intervista a La Stampa ma aggiunge che è molto difficile ricucire lo strappo con Renzi: la modalità con cui ha aperto la crisi "è inaccettabile" sottolinea. C'erano "tutte le condizioni per migliorare il governo attraverso un patto di legislatura e una nuova squadra: Renzi invece ha scelto di demolire il tetto lasciandoci tutti sotto la pioggia". Ora ricucire con il leader di Italia Viva "è molto difficile". Renzi ha provocato "una ferita sanguinante che ha coinvolto tutto il Paese: non si liquida con un 'rimettiamoci a parlare'. Non chiudiamo a nessun parlamentare che voglia aderire a questo percorso, ma non si può adesso ricostruire la coalizione a quattro che c'era fino a pochi giorni fa". Secondo Delrio, Conte "per troppo tempo ha rinviato i nodi della maggioranza che gli avevamo sottolineato. Ma la responsabilità dell'apertura della crisi non è sua". Su punti come il Mes "la risposta andava data già da tempo". Al Pd interessa "un grande piano di rilancio della sanità: se il governo non può farlo attivando il Mes, si prenderà la responsabilità di prestiti più onerosi con più condizionalità". Se Conte non avesse i numeri "non ci sono ora le condizioni politiche per un premier del Pd. Il punto di equilibrio della maggioranza lo ha indicato la forza politica che ha legittimamente vinto le elezioni del 2018".

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

L'ultima offerta di Renzi a Conte

Today è in caricamento