Giovedì, 16 Settembre 2021
Politica

Renzi conferma il no a Marini: "Non è il miglior candidato"

Il sindaco di Firenze ribadisce il suo secco no all’ex presidente del Senato. E sul Pd scattato in due attacca frontalmente Bersani: “L’ha provocata chi non ha gestito questo passaggio”

Matteo Renzi

“Marini è una persona degna del nostro rispetto ma non è il miglior candidato alla presidenza della Repubblica”. A Montecitorio si vota, a Firenze si prova a ribaltare il tavolo. Quando la prima chiamata dei parlamentari è agli sgoccioli Matteo Renzi rimarca la linea del no. Lo aveva fatto già ieri sera, quando il nome dell’ex presidente del Senato aveva sbaragliato la concorrenza dei vari Amato, D’Alema e Prodi. L’ha ridetto all’ora di pranzo, con la fascia da sindaco indosso. Si perché prima delle beghe nazionali, il ‘rottamatore’ ha fatto il sindaco.

C’è da eleggere il nuovo capo dello Stato, e c’è da inaugurare il diciassettesimo ‘fontanello’ comunale. Quel balletto, oramai un format, a cui ha abituato il suo elettorato: da primo cittadino a leader nazionale dei democratici, con tanto di corsa per la premiership. E mentre i suoi a Roma non cedono di un millimetro, e parlano di scheda bianca, a Firenze Renzi chiama due bambine e la signora più anziana di piazza Dalmazia. Insieme tagliano il nastro, con tanto di foto ricordo. Poi due chiacchere con i fiorentini, tra chi gli segnale le troppe buche, chi si lamenta per la poca pulizia, chi lo inviata a prendersi il Paese sulle spalle. E intanto a Roma si vota.

Rapida occhiata al cellulare, tanto per fare il punto da quel che arriva dalla Capitale, e si butta a capofitto sulla partita per il Quirinale: “C’è in ballo il futuro dell’Italia che è più importante di quello del Pd. In campagna elettorale noi dicevamo: prima l’Italia, poi il Pd e alla fine il candidato. Invece abbiamo dato l’impressione di fare l’esatto contrario, preoccupandoci prima del candidato poi dell’Italia. Oggi dobbiamo eleggere un Presidente della Repubblica che sia davvero in grado di rappresentare l’unità del Paese”.

Quindi non Franco Marini. Questione di metodo, quello certificato da Pierluigi Bersani e che non è piaciuto al sindaco: “Nel 1999 c’erano Veltroni segretario, D’Alema presidente del Consiglio, e il centrosinistra fece una operazione di metodo ma anche di merito individuando un nome che andasse bene a tutti, quello di Ciampi. Nel 2006, Fassino segretario e Prodi presidente del Consiglio, il centrosinistra fece una operazione insieme trovando un nome che andasse bene a tutti, quello di Napolitano. Stavolta c’è stato un metodo profondamente diverso, a mio giudizio profondamente sbagliato”.

Avanti così e intanto comincia lo spoglio a Montecitorio. Laura Boldrini, dallo scranno della presidenza, scandisce bene i nomi: tra molti Marini e diversi Rodotà. Ma il quorum è lontano, e Renzi, da Firenze, lo sa bene. Così insiste: “Se tra qualche ora Marini sarà eletto noi saremo i primi a riconoscerci nel nuovo Presidente. Ma fino a che il quorum non sarà raggiunto, non con i franchi tiratori ma con la libertà di dire in faccia le cose, noi continueremo a dire che Marini non è la soluzione migliore”. Ma la nottata, la Caporetto della sinistra italiana, non è ancora passata.

Marini si ferma 151 voti sotto la soglia che lo fa accedere al Quirinale: 521 preferenze contro le 672 necessarie, almeno per le prime tre chiamate. Un conto su cui pesano e parecchio anche 104 schede bianche, quelle dei renziani e quelle dei dissidenti dell’ultima ora. La sinistra, in sostanza, è spaccata in due: da una parte chi è rimasto a fianco di Bersani, dall’altra chi gli ha voltato le spalle. Renzi si infiala in questa crepa e attacca frontalmente Bersani: “La spaccatura nel Pd l’ha provocata chi non ha gestito questo passaggio come fu nel 1999 e nel 2006”.

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