Martedì, 28 Settembre 2021
Politica Italia

Il Pd guarda al "dopo Renzi": dalla Direzione i nomi dei reggenti

Il presidente Orfini chiude ad ogni ipotesi di accordo col M5s: "Noi all'opposizione, Lega e 5 Stelle hanno vinto, si spartiscano le camere". E Renzi? "Non andrà alle consultazioni al Quirinale". Tra i dem ecco i nomi per la successione alla guida del Pd

Il Partito Democratico non sarà al Governo, tantomeno appoggiando il Movimento 5 stelle. Lo ha detto il presidente del Pd Matteo Orfini, intervistato da Lucia Annunziata a 1/2h in più su Rai3. 

"Che il Pd vada al governo dopo aver perso le elezioni sarebbe incomprensibile. A me, ma soprattutto a quegli elettori che ci hanno votato. Qualora il Pd dovesse sostenere un governo con il Movimento 5 Stelle sarebbe la fine del Pd",

Non solo il presidente del Partito Democratico ha anche escluso che il Pd possa fare la richiesta di presiedere Camera o Senato: "Non ci sono le condizioni per cui la presidenza di una Camera vada al Pd".

Per Orfini le presidenze di Camera e Senato ad esponenti di Lega e Movimento 5 Stelle sarebbe un fatto legittimo: "Hanno vinto le elezioni; penso che sarà la base per costruire un governo insieme".

Nel Pd è già inziata la resa dei conti

Un confronto a distanza con Michele Emiliano che durante Faccia a faccia di Giovanni Minoli, in onda questa sera su La7 ha invece ipotizzato un accordo con il Movimento 5 stelle. "Penso che la Presidenza della Camera per il Pd sarebbe opportuna, puo' essere rivendicata. Mi auguro che si possa trovare un'intesa tra M5S e Pd sulle cariche di presidente di Camera e Senato".

Che cosa farà Renzi

Il presidente del Pd ha parlato poi delle dimissioni di Matteo Renzi dalla carica di segretario che lunedì saranno approvate dalla direzione del Partito Democratico che probabilmente verrà affidato al vice Maurizio Martina. Nella riunione i Dem prenderanno atto delle dimissioni di Renzi, convocando l'assemblea che dovrà tenersi entro un mese. Un gruppo "collegiale" dovrà guidare la transizione, con alcuni passaggi fondamentali come la nomina dei capigruppo, l'elezione dei presidenti delle Camere e le consultazioni al Quirinale. Sarà l'assemblea poi la sede per decidere il futuro della guida del partito. 

"Renzi non andrà alle consultazioni al Quirinale e domani non credo sarà alla direzione" ha spiegato Orfini che ha inoltre chiarito come da statuto l'assemblea vada convocata entro un mese dalle dimissioni. "Dovrebbe cadere il 5 aprile - argomenta - Renzi spiegherà in assemblea le ragioni delle dimissioni"

Anche Orfini pronto alle dimissioni?

"Penso che il passaggio delle dimissioni fosse assolutamente inevitabile. Lo abbiamo condiviso. Ci consideriamo tutti dimissionari con lui. Renzi era il segretario del nostro partito perché così scelsero i nostri iscritti ed elettori e quindi era giusto sostenere e dare una mano a Renzi. Io non penso che oggi ce la possiamo cavare dando tutte le responsabilità a Renzi. Perché chi ha presieduto il partito ha le sue responsabilità, chi ha fatto il ministro o ha governato il Paese, prima, durante e dopo, ha il suo pezzo di responsabilita'". 

"Io non penso che il Pd possa ricostruirsi prescindendo da Matteo Renzi. Chi oggi fa abiure e damnatio memoriae lo fa solo per lavarsi delle proprie responsabilità che sono minori da quelle di altri ma ci sono". 

Chi sarà il successore di Renzi

Il presidente del Pd Matteo Orfini detta l'agenda della crisi dem. "Il successore di Renzi dovrebbe essere scelto ovviamente con un accordo il più largo possibile e possibilmente unitario, come avvenne per Franceschini e Epifani dopo Veltroni e Bersani. E poi ci porterà a un congresso vero con le primarie". 

"Personalmente non penso che convocare le primarie tra tre mesi sarebbe la soluzione migliore perché torneremmo a discutere di nomi e non delle ragioni della sconfitta".

Sono già molti i candidati, per ora non ufficiali, a candidarsi alla successione alla guida del Pd. Ci sarà senza dubbio Michele Emiliano, che all'ultimo congresso ha ottenuto il 10%; tra gli altri si fanno i nomi di Graziano DelrioNicola Zingaretti (appena rieletto alla guida della Regione Lazio), del neo iscritto Carlo Calenda, (che ha già scuscitato il malcelato dissenso di Emiliano). Ma non si escludono anche altri 'big' come Dario Franceschini o Andrea Orlando.

Sull'ipotesi di un governo con un appoggio Pd è il capogruppo Ettore Rosato a fermare ogni ipotesi: "Nostro dovere è stare all'opposizione, nessuna paura di tornare alle urne".

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