Giovedì, 28 Ottobre 2021
Governo Renzi

La finanza guarda a Renzi ma non si fida

I due maggiori giornali finanziari del mondo critici nei confronti del nuovo corso dell'Italia. Wall Street Journal: "Nuove idee ma populismo per vincere le resistenze non basta". Financial Times: "La medicina non curerà il malato"

Non ci siamo. Ok le nuove idee. Benissimo il nuovo linguaggio. Ma la finanza non si fida. Nessuna bocciatura ma, diciamo, Renzi è stato "rimandato". Così si possono interpretare, ma lo spazio all'interpretazione è davvero poco, i due editoriali di commento ai primi atti concreti del governo da parte dei due maggiori giornali finanziari al mondo, Wall Street Journal e Financial Times.

Ma se Londra non si fida quasi per niente di Renzi, New York almeno uno spiraglio lo lascia aperto. Partiamo dal quotidiano della City e proviamo a capire quali sono le critiche che il Financial Times ha mosso ai decreti approvati in Consiglio dei ministri

FINANCIAL TIMES - "La medicina di Renzi non curerà l'Italia": lapidario il titolo del Financial Times all'editoriale sulla 'ricetta per l'Italia'. Il motivo? Semplice: "Una riduzione delle tasse per coloro che guadagnano poco non aumenterà la competitività". L'accusa: "Renzi vuole finanziare una parte delle sue elargizioni attraverso un misto di tagli alla spesa e tasse più alte sul reddito di capitale. Questo ha senso... Tuttavia questi soldi finanzieranno solo una parte delle promesse fatte da Renzi". Lo stesso presidente del Consiglio, ricorda il Financial Times, ha ricordato "che una parte dei fondi necessari dovrà essere reperita attraverso il debito". 

ALLARME EUROPA - Il quotidiano sottolinea come l'idea che l'Italia voglia spingere oltre gli obiettivi di deficit concordati con l'Ue, il 2,6% del Pil, farà venire i brividi ai responsabili politici a Bruxelles e Berlino. L'Italia dovrebbe cercare di tagliare il suo debito pubblico di 2000 miliardi di euro, non aumentarlo". Quindi "la domanda principale è come spenderà i soldi che intende prendere in prestito". 

POLITICA vs ECONOMIA - "Ridurre le tasse a coloro che guadagnano poco ha un buon senso politico ma servirà a poco per risolvere la crisi competitiva dell'Italia". E poi, inserendosi sulla linea Confindustria, "sarebbe stato meglio concentrare la limitata capacità di fuoco per aiutare le aziende, tagliando in modo più profondo le tasse che esse pagano. Questo permetterebbe alle aziende di abbassare i prezzi dei prodotti che vendono all'estero e di assumere di più".

WALL STREET JOURNAL - Più propenso a fidarsi di Renzi - ma prima 'vedere cammello' - sembra il Wall Street Journal. E se il Financial Times attacca Renzi perché, almeno a leggere il senso delle critiche, è stato - per così dire - troppo 'di sinistra', il Wsj si pone in una posizione diversa. In pratica l'attacco che arriva da New York riguarda il "populismo" di Renzi, "giusto ma pericoloso". Spieghiamoci: secondo il Wall Street Journal Renzi "è ricorso al populismo per vincere le resistenze alle sue riforme". Ma "cavalcare la tigre del populismo è sempre pericoloso". Detto ciò, "almeno Renzi ha lanciato nuove idee nel dibattito, a differenza del Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo che si è sgonfiato dopo la sua improvvisa ascesa dello scorso anno".

SINISTRA E DESTRA - "Dire di andare a sinistra mentre si sta girando a destra è uno stratagemma usato da molti, da Deng Xiaoping a Gerhard Schroeder.
Tuttavia, questo richiede l'abilità del leader a tenere ben in vista i suoi obiettivi, una capacità che Renzi dovrà dimostrare di possedere", conclude il quotidiano americano.

GOVERNO DEL PREMIER - Spostandoci da Londra o da New York, tornando ai nostri lidi, la domanda è sempre quella: dove trovare i soldi per realizzare quanto promesso. Questo spaventa Bruxelles. O meglio, spaventa gli investitori. Ed è proprio su questo fronte che si collocano le parole di Paolo Gentiloni, deputato Pd e fedele renziano: "Darei per scontato che ci sarà l`aumento di 80 euro in busta paga, il problema non è il se ma il come, e ovviamente questo riguarda anche l`Europa". Da Agorà, su Rai Tre, l'ex ministro delle Telecomunicazioni ha spiegato come il problema - scusate il giro di parole - "è il problema del come". O meglio "in che misura a questa cifra di 10 miliardi contribuiranno e con che qualità i tagli di spesa. L'Europa (e questa è la paura del Financial Times, ndr) potrebbe autorizzare lo sforamento del rapporto deficit/Pil soltanto di fronte a certe misure, alcune ci saranno nel famoso jobs act, ma in particolare a tagli di spesa rilevanti". Ed ecco la chiave: i tagli. "Il presidente del Consiglio - ha osservato Gentiloni - ha avocato a sé la pratica dei tagli di spesa, perché curati da una cabina di regia a Palazzo Chigi, in una specie di Governo del premier. Quando questi tagli di spesa verranno annunciati e messi in pratica, ci sarà chi tenderà a cavalcare le proteste dei settori colpiti". 

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